Trillion dollar, baby!

750 miliardi per salvare l’Euro? Non proprio. La liquidità che verrà messa veramente a disposizione degli stati europei che dovessero avere problemi a rifinanziare le proprie scadenze sono in realtà meno di un decimo di quella cifra (70 miliardi per la precisione). Poi ci sono 440 miliardi di controgaranzie bilaterali, una tecnica che consente di inserire grandi numeri nei comunicati stampa senza tirare fuori un centesimo. Ciascuno stato garantirà per una quota di sua competenza i debiti degli altri stati. Se l’Italia dovesse andare in default, non so quanto possa valere una garanzia sul suo debito da parte dei cugini francesi che sono esposti verso il nostro debito per più di 500 miliardi. La speranza è che i mercati siano rassicurati da queste garanzie e si mettano così a comprare i nuovi titoli emessi dai vari stati per rifinanziare le scadenze. In aggiunta a queste cifre, il Fondo Monetario Internazionale potrebbe rendere disponibili 250 miliardi a fronte di impegni d’austerity alla greca.

Per essere sicuri che il mercato non rifletta molto sui dettagli, la Bce ha dichiarato che comprerà direttamente titoli di stato dei paesi in difficoltà, ma senza creare nuova moneta, bensì drenando liquidità dal sistema (l’alternativa è tra la vendita di bund detenuti in porrafoglio o l’offerta di rendimenti interessanti sui propri depositi).

Il piano ha funzionato (forse anche troppo) il primo giorno. I rendimenti dei bond greci decennali sono scesi in maniera spettacolare dal 12% al 6% e quelli dei bond spagnoli e italiani sono scesi sotto il 4%. Sono saliti invece i rendimenti dei titoli francesi e tedeschi per i quali non solo c’è meno interesse per la loro caratteristica di rifugio sicuro, ma saranno probabiomente oggetto di vendita da parte della Bce. L’Euribor, in tensione venerdì, è rimasto sui livelli massimi degli ultimi due mesi in previsione che la Bce comincerà a drenare liquidità per sterilizzare gli acquisti di bond.

L’effetto positivo più immediato del piano è stato un marcato abbassamento del costo di rifinanziamento per i paesi a rischio deficit. L’effetto negativo meno immediato è stato… l’abbassamento del costo di rifinanziamento per i paesi a rischio deficit. I debiti da pagare e le debolezze struttutrali che hanno condotto a questa situazione (bassa crescita, rigidità dei mercati del lavoro, etc.) restano gli stessi e l’esigenza di affrontarli verrà rimandata, procastinata assieme al momento della verità. La domanda è: per quanto tempo?

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