Le Cassandre dell’Euro

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Avete mai pensato a cosa accadrebbe se un paese dell’area euro uscisse dall’unione monetaria euro abbandonando l’uso della moneta unica? Sicuramente non ci hanno pensato i firmatari del trattato di Maastricht, nel quale tale eventualità è ignorata tout bêtement, lasciando un gran punto interrogativo sulle conseguenze e le modalità di una fase di transizione difficile da gestire non meno che da immaginare.

Mentre il cambio con l’Euro tocca nuovi minimi dagli ultimi quindici mesi depresso dalle paura di un contagio virulento della crisi greca, butto giù qualche riflessione in ordine sparso.

A) Tutto d’un tratto. La scelta di abbandonare l’area euro non potrebbe mai essere pianificata e arriverebbe ex abrupto cogliendo di sorpresa tutti. Il solo immaginare come futuribile la possibilità che un paese esca dall’Euro provocherebbe un’immediata fuga di capitali e assisteremmo alla madre di tutte corse agli sportelli. Immaginate di ritenere ragionevole che fra un mese il vostro paese abbandoni l’euro per utilizzare una sua valuta nazionale (che probabilmente si deprezzerà nei confronti dell’Euro e delle altre valute). Comincerete a ritirare tutti i vostri risparmi convertendoli in dollari (in franchi svizzeri, in sterline o in una qualunque altra moneta che non rischi di sparire). Questo provocherebbe il collasso del sistema bancario e probabilmente un Armageddon finanziario. La decisione di abbandonare l’Euro, se si dovesse mai giungere a tale extrema ratio in un paese, arriverebbe ex abrupto in un giorno di chiusura delle banche (probabilmente nel week-end) e sarebbe seguita da un decreto legge speciale per limitare al minimo il ritiro di contanti dalle banche e i trasferimenti di capitali all’estero. Ci sarebbe poi una successiva fase di assestamento in cui una buona parte dei conti correnti e delle attività finanziarie detenute dai residenti potrebbe essere convertita ex lege nella nuova valuta nazionale.
Potrebbe essere una scelta dolorosa quindi, ma soprattutto una scelta del tutto inattesa. E’ normale che l’ipotesi di premere Ctrl+Z (undo) sui trattati dell’Unione Monetaria Europea venga da tutti definita come impossibile. E’ semplicemente il fondamento su cui si regge ogni sistema monetario. Ma i terremoti possono far crollare alcune fondamenta, soprattutto quando non sono particolarmente solide.

B) Simul stabunt vel simul cadent. C’è chi dice che l’uscita di un paese marginale come la Grecia dall’area euro sarebbe un bene per la moneta unica perché ne rafforzerebbe la solidità. A mio avviso se uscisse un solo paese (per quanto marginale), verrebbe a determinarsi un effetto domino che causerebbe l’estinzione dell’euro in pochi anni. Nel momento in cui la Grecia dovesse dotarsi di una propria valuta nazionale svalutatissima con cui attrarre capitali e persone allettati da una popolazione “occidentale” low cost, cosa dovrebbe trattenere la Slovenia (ma anche l’Italia e la Spagna) poi dal seguire la stessa strada? E anche se con stoicismo i paesi reduci dell’area euro dovessero opporre un orecchio sordo alle sirene della svalutazione competitiva, presto o tardi il gap di competitività diventerebbe insostenibile costringendo altri paesi a seguire la stesse strada. A quel punto l’Euro diventerebbe una mini unione monetaria tra Germania, Olanda, Belgio, Lussemburgo (e forse la Francia).

C) Possibili rallentamenti. Tra il 2002 e il 2009 c’è stata una corsa delle banche centrali di mezzo mondo a diversificare la composizione delle riserve valutarie riducendo l’esposizione in dollari appannaggio dell’Euro. Un evento come la fine del sistema monetario europeo provocherebbe quindi una crisi finanziaria mondiale di proporzionali tali da far sembrare Lehman un raffreddore di stagione.

D) come Default. I paesi che usciranno dall’area euro non potranno continuare a servire il debito in Euro con una popolazione che produrrà PIL in una nuova valuta svalutata. Ci sarà l’esigenza di un default controllato. Il debito pubblico di un paese uscente potrebbe essere gestito con diverse modalità: si potrebbe decidere di convertire in valuta nazionale tutti i titoli in circolazione o semplicemente convertire solo quelli detenuti dai residenti. Quest’ultima ipotesi potrebbe essere quella più consigliabile dal momento che il mercato di titoli in “nuova valuta” sarebbe troppo piccolo per poter attrarre capitali internazionali. Una soluzione del genere, soprattutto per i paesi come l’Italia in cui i residenti detengono una buona parte dei titoli in circolazione, consentirebbe di non fare default all’estero lasciandosi in qualche modo aperta la possibilità di affacciarsi nuovamente sui mercati con emissioni in valute estero (in euro, dollari o qualsiasi altra valuta diversa dalla nuova valuta nazionale). La tentazione forte potrebbe essere di fare un default alla maniera argentina non pagando l’80% di capitali e interessi. Con una soluzione del genere un paese come l’Italia libererebbe 100-150 miliardi che ogni anno vengono messi a servizio del pagamento degli interessi. Ciò vorrebbe dire, però, precludersi la possibilità di chiedere soldi ai mercati esteri per un periodo di almeno dieci anni.

E) Don’t cry for me. Quando l’Argnentina abbandonò la parità peso-dollaro (all’epoca ritenuta punto saldo del sistema monetario argentino tanto quanto lo è ora l’esistenza dell’Euro in Europa) sperimentò due anni di recessione (-4,4% e -10,9%) seguiti da sei anni di crescita continua e sostenuta (non interrotta neanche nel funesto 2009). Il Pil argentino nel 2001 – anno prima del default – era di 276 miliardi di pesos. Nel pieno della crisi è sceso a 235 miliardi di pesos e adesso è di 386 miliardi di pesos, circa il 40% in più rispetto al 2000 (nello stesso periodo il PIL italiano è cresciuto del… no, non è cresciuto è rimasto praticamente lo stesso dopo il calo del 5,1% nel 2009).
Ecco quindi che i forti disagi che provocherebbe una rivoluzione copernicana del sistema monetario potrebbero essere soppesati assieme ai vantaggi portati da un pieno controllo della politica monetaria e delle leve della svalutazione valutaria. Attenzione però. Si deve considerare che l’Argentina svalutò e andò in default cavalcando l’onda lunga della crescita mondiale. Un paese europeo che oggi decidesse di abbandonare l’euro e fare default si confronterebbe con un contesto macroeconomico ben diverso. Inoltre si consideri che un deprecabile effetto collaterale della svalutazione competitiva è il forte disincentivo alla competitività e alla modernizzazione di un paese. Senza scomodare ricerche e paper di accademici, basta leggere il racconto di qualche viaggiatore accorto per capire lo stato di salute di un paese cresciuto economicamente con gli ormoni del default e di un pesos svalutato. D’altronde alcuni di questi effetti collaterali li abbiamo sperimenti tra gli anni ’80 e gli anni ’90 e ce ne portiamo ancora dietro le conseguenze.

F) Self-fulfilling prophecy. L’intensificarsi delle chiacchiere di fantaeconomia su scenari ritenuti impossibili mi preoccupa un po’. Sgrat Sgrat. Insomma: se i mercati finanziari pensano che hai un problema, hai un problema. E a poco serve l’atteggiamento tipicamente europeista di prendersela con i mercati finanziari che sono ottusi e governati da un branco di speculatori ottusi e senza scrupoli. E’ dai mercati finanziari che gran parte dei paesi europei dovrà andare col cappello in mano e un atteggiamento di sfida è pericoloso, prima ancora che irrazionale.

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7 commenti su “Le Cassandre dell’Euro

  1. Una domanda sul punto E).
    Dopo due anni di recessione post-default, dici, l'Argentina ha ripreso a crescere in modo sostenuto. E dai delle cifre… in pesos. E' un modo corretto di valutare la crescita? Voglio dire, l'Argentina produce ogni anno più miliardi di pesos, ma questi pesos valgono (molto) meno.
    Perdona l'ignoranza, non ne capisco molto di economia (ma mi interessa…).

  2. honir, è un'ottima osservazione.
    Il pil in dollari dell'Argentina è oggi appena vicino a quello di dieci anni fa. Da un punto di vista globale, l'Argentina ha perso gran parte del suo peso nell'economia globale. Tuttavia dal punto di vista interno (cioè degli argentini che ricevono stipendi in pesos e spendono pesos) è indiscutibile che loro abbiano beneficiato di dieci anni di crescita molto sostenuta con tutti i benefici che ne derivano.

  3. Krugman è un estremista molto acuto e quello tradotto dal Sole è un post del suo blog (dove è più virulento ed estremista di quanto non sia già sulle colonne del NYT). Teniamo le dita incrociate… Teniamo le dita incrociate. Da quello che ho letto stamani, stanno preparando qualcosa di molto “scomposto”.

  4. Krugman è un estremista molto acuto e quello tradotto dal Sole è un post del suo blog (dove è più virulento ed estremista di quanto non sia già sulle colonne del NYT). Teniamo le dita incrociate… Teniamo le dita incrociate. Da quello che ho letto stamani, stanno preparando qualcosa di molto “scomposto”.

  5. Il problema sta a monte.Il 4 gennaio 1999,l'€uro debutto' sui mercati finanziari,il 1° gennaio 2002 nelle tasche degli europei in forma fisica.
    IL PRIMO SBAGLIO che romano prodi e tutti i cretini con la cravatta che stavano e stanno a Bruxelles fu quello di non dare il PLURALE ALL'EURO.
    Si disse e si grido' la moneta si chiamera' €uro e se ne hai 2 di €uro in tasca dovrai dire : “HO 2 €URO ” e non 2 €uri come giusto che fosse.
    Or bene,ditemi voi come puo' una sola moneta l'euro,competere con i dollari,coi franchi svizzeri e gli yen ???
    Se è 1 €uro come puo' stare nelle tasche di tutti e 300 milioni di europei ?
    E' chiaro che arrivera' il DEFAULT e secondo me,la fine del mondo del 2012 e' intesa proprio alla sparizione dell'€URE e a default totale dell'europa.
    CI SARA' UN NUOVO CHANGE OVER.

  6. cambiate questi maledetti €uri in franchi svizzeri,oro (anche se è' al 144. U$$/oz = 34 €uri al grammo) o dimanti da investimento,o in case o terreni ma togletevi porco giuda,questi biglietti di me**a dalle mani.
    Un venerdì chiuderanno le banche e a reti unificate uscira' in televisione il ministro dell'economia di turno che dira' che l'Italia e' stata l'ultimo paese dell'aerea euro a capitolare e che da domani si pensera' a battere una nuova moneta.
    IL NUOVO TARI'.
    Che avra',un equivalenza di 1 vs 1 con il dollaro americano.
    Ogni tari d'oro sara' diviso in 14 tari d'argento e cosi potremo avere pure il resto quando andremo a fare la spesa e si alzeranno ai confini con frangia ,austria e svizzera muri altissimi,in modo che il trattato di SCEMMEN sara' annullato e si tornera' a prima del 1999.
    Intanto il sud italia,chiedera' l'autonomia e l'indipendenza per creare nuovamente il regno delle due sicilie.La padania gia' sara' indipendente e male andranno a quelli che stanno nel mezzo che non si schiereranno.
    Di piu' non vedo e di piu' non zo.
    Arrivederci e grazie.

I commenti sono chiusi.

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