Azionisti fondamentali – Cariplo

Ca_de_Sass_cortile_internoRiprendiamo il viaggio attraverso le fondazioni ex bancarie andando questo volta nel cuore della Lombardia a spulciare lo scrigno di una delle più ricche fondazioni europee (7 miliardi di patrimonio), terzo azionista di Intesa Sanpaolo: la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, Cariplo per gli amici.

Come la torinese Compagnia di San Paolo, la Cariplo trae le sue origini dall’esigenza di alleviare le conseguenze di carestia e povertà, diffuse in tutto il Nord Italia ad inizio ‘800, attraverso la raccolta di fondi di beneficenza. Nacque così nel 1816 la Commissione Centrale di Beneficenza. Sette anni dopo, come di rito avveniva per quelle istituzioni che al tempo maneggiavano e contavano grandi somme di denaro, la Commissione Centrale di Beneficenza fondò la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde per gestire l’attività di depositi, credito fondiario e infine credito industriale. La prosperità del territorio di riferimento della Cassa fece il resto e la Cariplo divenne nel secondo dopoguerra una delle più importanti realtà bancarie italiane.

Il processo di adeguamento della Cariplo ai dettami della legge Amato-Carli fu molto lento e si completò solo nel 1998 con la creazione e la quotazione di Cariplo S.p.A., di cui la Fondazione restò importante azionista. Poi ci furono: la creazione di Banca Intesa, con la fusione dell’Ambroveneto, l’acquisizione della Banca Commerciale Italia e infine la fusione con Sanpaolo Imi, che ha dato vita alla seconda banca italiana.

Come si prendono le decisioni in una delle prime fondazione europee per patrimonio? Gli organi sono simili a quelle delle altre due fondazioni ex bancarie finora esaminate (lo statuto è qui).

Commissione Centrale di Beneficenza (una sorta di assemblea degli azionisti, con funzioni del tutto simili a quelle dei Consigli Generali di Compagnia Sanpaolo e Cariverona)
Presidente (con poteri di rappresentanza)
Consiglio di Amministrazione (con poteri simili a quelli di un CdA delle società quotate)
Segretario Generale (con poteri simili a quelli di un amministratore delegato)
Il Collegio sindacale

Le riunioni della Commissione Centrale di Beneficenza devono tenersi in una sala veramente grande per poter ospitare tutti i quaranta commissari previsti dallo statuto (il doppio rispetto a quelli mediamente previsti in organi analoghi da altre fondazioni ex bancarie). Anche il mandato è più lungo, sei anni con il prossimo rinnovo previsto nel 2013. Venti commissari sono espressi dagli enti locali del territorio di riferimento e altri venti sono selezionati tra personalità che per competenze e riconoscimenti si rivelano utili al perseguimento dei fini della fondazione.

Le nomine avvengono con il meccanismo delle “terne”. Per ogni posto in Commissione, l’ente territoriale di riferimento esprime una terna di candidati tra cui poi la commissione uscente sceglierà un nome (i.e. se a un ente spettano 2 nomine, proporrà due terne tra cui la commissione sceglierà due nomi). Le nomine dei 20 commissari di espressione “territoriale” spettano a questi enti:

– 1 a ciascuna delle provincie di Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Novara, Pavia, Sondrio, Varese, Verbania (12 in tutto, quindi)
– 3 Provincia di Milano
– 1 Regione Lombardia
– 3 Comune di Milano
– 1 CCIAA delle provincie lombarda e delle provincie di Novara e Verbania

I 20 restanti commissari sono scelti sempre con il metodo delle terne, ma non spettano ad enti locali:

– 1 Arcivescovo della Diocesi di Milano
– 1 Conferenza dei rettori delle università lombarde
– 1 Presidenti degli enti pubblici privati riconosciuti come Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
– 1 Presidenti dei Centri di Servizio del Volontariato della Regione Lombardia
– 1 Presidenti degli enti riconosciuti come Istituti culturali di interesse regionale della Regione Lombardia
– 1 Presidenti delle sezioni regionali lombarde delle Associazioni di protezione ambientali
– 7 scelti sulla base di candidature espresse da organizzazione senza fine di lucro in esito alla pubblicazione di un apposito bando.
– 7 scelti dalla commissione uscente tra personalità illustri.

La Commissione ha un carattere molto locale e per farvi parte devi essere stato residente in una provincia lombarda o di Novara o di Verbania (a meno che tu non sia nominato dall’arcivescovo di Milano o da una delle onlus previste dallo statuto). In ogni caso, non più del 15% dei suoi membri può essere composto da commissari non residenti nelle provincie lombarde o di Novara o di Verbania. Come per altre fondazioni ci sono i soliti requisiti per l’eleggibilità e causa di incompatibilità. Da segnalare questo piccolo comma dello statuto nell’articolo fra le cause di ineleggibilità: “Non possono far parte della Commissione non siano in possesso di altri eventuali requisiti soggettivi, anche di ordine etico, necessari per garantire la tutela della Fondazione e della sua immagine”. Essere in politica rientra tra le cause di ineleggibilità, ma aver esercitato in passato funzioni politiche no. Anche le cariche nella magistratura ordinaria sono incompatibili con le nomine in Commissione (circostanza caratterizzante della fondazione lombarda che deve essere rimasta allergica alle toghe). Non è regolato il conflitto di interessi con dirigenti/dipendenti della banca controllata dall’azionista mentre invece viene specificato che chi ha ricoperto il ruolo di commissario per due mandati (anche non consecutivi) è incompatibile: una buona cautela non prevista in altre fondazioni.

Il nono comma dell’art. 11 dello statuto recita:
I Commissari non rappresentano i soggetti esterni che li hanno designati o candidati, né agiscono sotto vincolo di mandato.

L’attacco della Lega alle banche del Nord potrebbe passare proprio dalla Cariplo, dove gran gli enti territoriali che proporranno le terne per le nomine è in mano alla Lega

Come si è osservato per le fondazioni ex bancarie analizzate in precedenza, neanche nella Fondazione Cariplo ci sono procedure definite per l’esercizio di voto nelle assemblee della società bancarie partecipate (le assemblee che nominano i consigli di amministrazione delle banche, per intenderci). Il pallino sembrerebbe in mano al Presidente, eletto con maggioranza dei due terzi dalla Commissione Centrale di Beneficenza per sei anni, senza possibilità di ulteriore mandato. Attualmente c’è Guzzetti (ex democristiano, veterano della politica lombarda). Cosa accadrà nel 2013? Neanche allora, in Commissione siederanno almeno due terzi di commissari di nomina leghista per cui, nonostante il forte peso della Lega, è possibile che la nomina del Presidente della Fondazione prima, e dei consigli di Intesa Sanpaolo poi sia frutto di una dialettica costruttiva che riesca in qualche modo a domare le ambizioni della Lega.

Se a questo aggiungiamo il fatto che Cariplo esercita voti che pesano per un 5% circa del capitale di Intesa Sanpaolo, che deve poi confrontarsi con i voti di altre fondazioni in cui prevalgono equilibri precari, delicati e bizzantini (vedi la Compagnia di San Paolo), che devono a loro volta confrontarsi con le azioni detenute dal mercato, mi sembra chiaro che si stia dando davvero troppo peso all’entrata di Bossi nei CdA nelle grandi banche del nord. Direi, invece, che il modello delle fondazioni si è rivelato un modello vincente e piuttosto immune alla politica, a differenza di quello delle popolari dove invece la Lega (e altri partiti prima della Lega) è riuscita ad avanzare senza problemi negli organi deliberanti.

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