Azionisti fondamentali – Compagnia di San Paolo

Riprendo la serie di post sulle fondazioni ex bancarie.
Qui darò per assunti e letti alcuni dei concetti espressi nel primo post in cui affrontavo l’argomento (Azionisti fondamentali – Cariverona), per cui se non l’avete a mente o non l’avete letto, consiglio una rapida consultazione dei suoi primi paragrafi prima di procedere oltre.

Torino_ Piazza San Carlo 2008 on Flickr - Photo Sharing!.jpgCompagnia di San Paolo è una delle più ricche fondazioni ex bancarie in Italia. Non solo è titolare di una partecipazione del 10% in Intesa Sanpaolo (che oggi ai prezzi di mercato vale circa 3,5 miliardi di euro), ma ha anche in gestione una cospicua dote di circa 2,5 miliardi di euro che gli deriva dalla cessione di azioni del vecchio San Paolo a prezzi molto convenienti.
Vita, morte e miracoli (soprattutto miracoli), di questa fondazione piemontese sono sul suo sito internet. Sito che, peraltro, per completezza delle informazioni sorprende positivamente, venendo da un ente in odor di muffa come appunto una fondazione ex bancaria.

La Compagnia di San Paolo trae le sue origini dall’iniziativa di sette eminenti torinesi che fondarono nel 1563 la Compagnia delle Fede Cattolica sotto l’Invocazione di San Paolo per assistere i bisognosi attraverso la raccolta di elemosine. L’ente cominciò poi ad operare un Monte di pietà sedici anni dopo e diede vita a molti istituti assistenziali, avendo particolare riguardo per il mondo femminile (la Casa del soccorso era dedicata all’educazione delle fanciulle povere, mentre la Casa del deposito accoglieva donne vittime di sfruttamento e violenza). Il suo sviluppo fu favorito per contrastare l’usura allora dilagante in Piemonte e nei secoli successivi intensificò la propria attività finanziaria gestendo diversi monti dei pegni. Fu così che nel 1853 Vittorio Emanuele II separò l’attività religiosa della Compagnia, portando sotto il controllo pubblico le sue attività finanziarie, che confluirono in un ente gestito da un consiglio di nomina pubblica: “Opere Pie di San Paolo”, in seguito, dopo aver acquisito la Banca Agricola Italiana nel 1932, Istituto di San Paolo di Torino.

Con la legge Amato-Carli, si creò la fondazione Compagnia di San Paolo nel 1991. Suo asset principale il 100% dell’Istituto di San Paolo di Torino trasformato in società per azioni. Nel 1992 venne collocato un 20% del capitale della S.p.A. in borsa, poi, con grande lungimiranza, la Compagnia cedette un ulteriore 60% con un successivo collocamento di azioni nel 1997. La storia dell’istituto si conosce poi: fusione con l’IMI, acquisizione del Banco di Napoli, di Cassa di Risparmio di Romagna, delle Casse del Nordest (Cardine) e infine la grande fusione con Banca Intesa. Tutte queste operazioni portarono la Compagnia a diluirsi fino al 7% del capitale.

La struttura degli organi deliberanti è molto simile a quella della Fondazione Cariverona, cambiano solo alcune denominazioni, ma le funzioni sono sostanzialmente le stesse:

Il Presidente (con poteri di rappresentanza)
Il Consiglio Generale (una sorta di assemblea degli azionisti che approva il bilancio e nomina l’organo esecutivo)
Il Comitato di Gestione (una sorta di Cda)
Il Collegio dei Revisori (come il Collegio sindacale nelle S.p.A)
Il Segretario Generale (una sorta di Amministratore Delegato)

Similmente alla fondazione Cariverona si specifica che i componenti di questi organi devono essere in possesso di titoli culturali e professionali adeguati e devono aver maturato competenze ed esperienze attinenti almeno a uno dei settori rilevanti per la fondazione. Da notare che nel passato hanno fatto parte del Consiglio Generale personalità come Umberto Eco e Carlo Rubbia.

Sono meno stringenti i limiti che sbarrano l’accesso alla Compagnia: mentre in Cariverona è ritenuto incompatibile per le nomine chiunque sia dipendente del gruppo bancario Unicredit, per Compagnia di San Paolo l’unica preclusione riguarda l’amministratore delegato della società bancaria conferitaria (cioè Intesa Sanpaolo). Come in Cariverona, per evitare interferenze e conflitti con la politica, sono incompatibili i membri del Parlamento italiano ed europeo, del Consiglio dei Ministri, della Corte Costituzionale ovvero di altri organi di governo o di rilevanza costituzionale anche a livello decentrato, i membri dei Consigli regionali, provinciali, comunali e dei Consigli delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, i Sindaci, gli Assessori regionali, provinciali e comunali, i Presidenti delle giunte regionali e provinciali. Tuttavia, mentre in Cariverona si era ritenuti incompatibili se uno degli incarichi pubblici di cui sopra non era cessato per più di due anni, in Compagnia di San Paolo rileva solamente la contemporaneità dell’incarico.

Da questo punto di vista la governance della fondazione risulta un po’ debole e si continuano a registrare travasi di nomine dalla Compagnia alla banca conferitaria, dagli enti designanti alla Compagnia. Caso più eclatante è Enrico Salza, per molto tempo membro del Consiglio Generale della fondazione, poi presidente di Sanpaolo IMI e oggi presidente del Consiglio di Gestione di San Paolo IMI. Anche Elsa Fornero, candidata alla vicepresidenza del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo (inserita in lista proprio dalla Compagnia di San Paolo) è membro del Consiglio Generale della Compagnia. Pichetto, membro del Consiglio di Generale, è stato storico presidente della camera di commercio di Torino. Lo stesso avvocato Benessia, presidente della Comapgnia, “dal 1997 è stato consulente abituale della Compagnia di San Paolo, che ha assistito in diverse occasioni, come nella privatizzazione dell’Istituto Bancario San Paolo di Torino e nelle successive fusioni della Banca torinese prima con Imi, poi con Cardine e infine con Intesa”. Per il resto, tra i consiglieri della Fondazione la fanno da padroni i docenti universitari che occupano gran parte dei posti. Ha destato sorprese polemiche, però, la nomina del notaio Caterina Bima (designata da Unioncamere Piemonte) nel Comitato di gestione della Comapgnia.

Il Consiglio Generale dura in carica 4 anni (uno in meno rispetto a Cariverona) ed è composto da 21 consiglieri designati secondo queste modalità:

2 dal Comune di Torino
1 dalla Regione Piemonte
1 dalla Provincia di Torino
1 dal Comune di Genova
2 dalla CCIAA di Torino
1 dalla CCIAA di Genova
1 dalla CCIAA di Milano
1 dalla CCIAA di Roma
1 da Unioncamere Piemonte
1 dal Consiglio Regionale del Volontariato
1 dall’Accademia delle Scienze di Torino
1 dall’Accademia Nazionale dei Lincei
1 dalla Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna
1 dal presidente della commissione UE, sentiti il CERN e l’ESA
1 da un Ente avente sede in uno degli Stati membri della Unione Europea svolgente attività istituzionale in uno o più dei settori rilevanti da indicarsi da parte del Consiglio Generale
4 componenti vengono cooptati dal Consiglio stesso tra eminenti personalità italiane o straniere.

A confronto con la Fondazione Cariverona, in cui comparivano nomine vescovili e stringenti requisiti circa la residenza dei componenti del Consiglio nella provincia di Verona, la Compgnia di Sanpaolo si è data una struttura di più ampio respiro, prevedendo anche nomine internazionali. E’ curioso notare che in una fondazione ritenuta prettamente “sabauda”, solo un terzo dei membri del Consiglio Generale spetti ad enti di quel territorio. La vittoria di Cota all’elezione regionale in Piemonte non potrà modificare granché gli equilibri della Fondazione che per il momento rimangono spostati decisamente a sinistra.

Rispetto alla Fondazione Cariverona c’è un’altra differenza di non poco conto. Le designazioni spettano agli enti, non alle persone. Sceglie il Comune di Torino, non il sindaco di Torino. La Regione Piemonte, non il governatore della regione. Suppongo che poi nella pratica le designazioni siano fatte dalla persona al vertice dell’ente designante, ma la teoria conta. Ad esempio la CCIAA potrebbe dotarsi di un regolamento interno per stabilire particolari procedure con cui designare i 2 Consiglieri nella Compagnia di San Paolo. La Fondazione Cariverona, invece, chiede la designazione direttamente alle persone: il vescovo, il sindaco, il rettore, etc.

Sugli altri organi non c’è nulla di particolare da aggiungere rispetto a quanto già detto per la Fondazione Cariverona.

Dopo aver letto i regolamenti di Compagnia di San Paolo e Fondazione Cariverona, due importanti enti non profit nonché primi azionisti delle prime due banche italiane, ho riscontrato una totale assenza di regolamenti e meccanismi per l’esercizio del voto nelle assemblee delle banche a cui partecipano. C’è una Governance molto specifica per l’indirizzamento degli interventi e delle erogazioni delle Fondazioni (che interessano pochissimo la stampa), ma su ciò che suscita più chiacchiere e interesse “politico” è tutto molto fumoso: come viene esercitato il potere nelle banche? In teoria la rappresentanza delle due Fondazioni spetta ai Presidenti, ma suppongo che vi siano consuetudini per cui sia il Comitato di gestione / Consiglio di Gestione a indirizzare i voti in assemblea e a compilare le liste per le nomine dei consiglieri di amministrazione nelle banche partecipate. Trovo pericoloso, ad esempio, che la Compagnia di SanPaolo scelga fra i propri membri i consiglieri di amministrazione da designare in Intesa Sanpaolo. E’ un atteggiamento da azionista “attivo” e fa della Fondazione, che dovrebbe gestire un patrimonio al servizio di un territorio, un trampolino di lancio verso gli organi deliberanti di una banca.

Un po’ di chiarezza al riguardo e dei meccanismi che evitino interferenze politiche in questo campo non guasterebbero né alle fondazioni né alle banche che governano.

Per la prossima puntata si parlerà della Fondazione Cariplo.

Articolo creato 1724

2 commenti su “Azionisti fondamentali – Compagnia di San Paolo

  1. Salve. Sono arrivato quì partendo dalla crisi greca. 😉 Ho voluto vedere “velocemente” chi erano gli azionisti della BCE, quindi della Banca d'Italia, quindi del maggiore azionista della Banca d'Italia, ovvero Intesa Sanpaolo S.p.A., e quindi della Compagnia di San Paolo. Ma al momento non ho trovato nulla se non questo blog, dal quale deduco che in una fondazione non esiste un azionariato nel senso classico. Stando quindi al Consiglio Generale, ne dovrei dedurre che questi 21 componenti, e quindi comunque, checchè se ne dica, gli enti che li nominano, hanno influenza per la quota più alta sulla Intesa San Paolo, quindi sulla Banca d'Italia, nonchè sulla BCE per il 12% circa spettante all'Italia, ovvero la terza quota dopo Germania e Francia (a parte la Gran Bretagna che ha un 14% circa onorato solo per il 7%, essendo fuori dall'Euro). Non ho indagato a fondo sul resto delle composizioni azionarie, non so quindi se potrebbero uscire fuori in una delle banche citate svariati piccoli azionisti che potrebbero fare capo ad una unica entità e magari avere maggioranzae cospicue se non assolute, così come non ho indagato sugli assetti statuari e i singoli membri, anche lì per scoprire dinamiche di potere. Mi piacerebbe farlo, ma mi dovrebbero pagare, mica campo d'aria! 😉 Resto quindi alla carta, e mi suona quanto meno sibillino che una catena di partecipazioni che arriva ad avere voce in capitolo nella politica monetaria europea, passando adirittura per la Banca d'Italia, oltre che per il primo gruppo Bancario italiano, abbia all'origine una configurazione così eterogenea e senza apparenti equilibri a livello nazionale, sia dal punto di vista territoriale che dei settori principali della società. Probabilmente questa conformazione proviene dalla storia della compagnia, con varie aggiunte nel tempo, ma resta secondo me una conformazione anomale, rispetto al potere che sulla carta ha. Quindi, delle due l'una: o dobbiamo credere alla buona fede di chiunque abbia contribuito ad arrivare alla conformazione attuale, e quindi si tratta principalmente di una trascuratezza “fisiologica”, comunque ritengo da riparare, oppure il reale sistema di potere deve essere ricercato altrove, nelle direzioni a cui mi sono riferito più sopra, oppure ad altro. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere su queste mie riflessioni. Complimenti per il tuo blog. Un saluto.

  2. Salve. Sono arrivato quì partendo dalla crisi greca. 😉 Ho voluto vedere “velocemente” chi erano gli azionisti della BCE, quindi della Banca d'Italia, quindi del maggiore azionista della Banca d'Italia, ovvero Intesa Sanpaolo S.p.A., e quindi della Compagnia di San Paolo. Ma al momento non ho trovato nulla se non questo blog, dal quale deduco che in una fondazione non esiste un azionariato nel senso classico. Stando quindi al Consiglio Generale, ne dovrei dedurre che questi 21 componenti, e quindi comunque, checchè se ne dica, gli enti che li nominano, hanno influenza per la quota più alta sulla Intesa San Paolo, quindi sulla Banca d'Italia, nonchè sulla BCE per il 12% circa spettante all'Italia, ovvero la terza quota dopo Germania e Francia (a parte la Gran Bretagna che ha un 14% circa onorato solo per il 7%, essendo fuori dall'Euro). Non ho indagato a fondo sul resto delle composizioni azionarie, non so quindi se potrebbero uscire fuori in una delle banche citate svariati piccoli azionisti che potrebbero fare capo ad una unica entità e magari avere maggioranzae cospicue se non assolute, così come non ho indagato sugli assetti statuari e i singoli membri, anche lì per scoprire dinamiche di potere. Mi piacerebbe farlo, ma mi dovrebbero pagare, mica campo d'aria! 😉 Resto quindi alla carta, e mi suona quanto meno sibillino che una catena di partecipazioni che arriva ad avere voce in capitolo nella politica monetaria europea, passando adirittura per la Banca d'Italia, oltre che per il primo gruppo Bancario italiano, abbia all'origine una configurazione così eterogenea e senza apparenti equilibri a livello nazionale, sia dal punto di vista territoriale che dei settori principali della società. Probabilmente questa conformazione proviene dalla storia della compagnia, con varie aggiunte nel tempo, ma resta secondo me una conformazione anomale, rispetto al potere che sulla carta ha. Quindi, delle due l'una: o dobbiamo credere alla buona fede di chiunque abbia contribuito ad arrivare alla conformazione attuale, e quindi si tratta principalmente di una trascuratezza “fisiologica”, comunque ritengo da riparare, oppure il reale sistema di potere deve essere ricercato altrove, nelle direzioni a cui mi sono riferito più sopra, oppure ad altro. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere su queste mie riflessioni. Complimenti per il tuo blog. Un saluto.

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