C’è un’App quasi per tutto, ma non per Flash

Manca il Flash. Dopo il multitasking, la mancanza del supporto di Adobe Flash è la principale deficienza che commentatori severi rimproverano all’iPad e sarà senza dubbio ciò che devoti acquirenti rimarcheranno a prima vista quando sulla loro grande e costosissima tavoletta vedranno i propri siti internet preferiti menomati delle loro caratteristiche più scintillanti.

Fin dal primo Safari per iPhone e iPod Touch, Apple ha sempre nicchiato su Adobe Flash rifiutandosi di implementarne il supporto sui suoi dispositivi portatili. La foglia di fico dietro cui si sono nascoste indicibili strategie ha preso diverse forme: inizialmente si è tirata in ballo l’eccessiva potenza di calcolo richiesta da Adobe Flash, che avrebbe avuto impatti negativi sull’autonomia di una batteria al litio già di suo non particolarmente soddisfacente; infine, non senza ragione e consenso da parte degli utenti, si è asserito che le animazioni ingombranti di certe interfacce in Flash mal si conciliavano con una fruizione del web in mobilità su un piccolo schermo. Visti i lisergici abusi di webmaster creativi e di agenzie pubblicitarie avide alla disperata ricerca dell’inserzione web interattiva da vendere a prezzi elevati, devo dire che finora la mancanza di Adobe Flash su iPhone non s’è fatta sentire troppo. Le agenzie si sono rassegnate ad utilizzare altri canali per veicolare la pubblicità agli utenti mobili e alcuni CEO, dopo aver visto il sito della propria azienda completamente inaccessibile da iPhone, si sono affrettati ad alzare la cornetta per chiamare il fornitore incompetente che non solo non ha previsto una versione del sito ottimizzata per utenti in mobilità, ma neanche una versione HTML per quei quattro poveracci senza Adobe Flash (a dire il vero ormai supportato da tutti i principali browser ad esclusione dei dispositivi mobili).

E con l’iPad? Si ingrandisce lo schermo, ma si rimpicciolisce la foglia di fico, tanto che ormai le pudenda di Apple sono piuttosto allo scoperto. Lo schermo, della grandezza di un foglio A4, non ha certo i limiti di un iPhone e potrebbe ospitare senza problemi animazioni in Adobe Flash. Le prime recensioni dell’iPad segnalano tutte la sorprendente velocità del rendering delle pagine e l’elevata capacità di calcolo impiegata su videogiochi in 3d e applicazioni complesse. La batteria, poi, sembra che permetta effettivamente un utilizzo continuo dell’iPad per più di dieci ore, come promesso.
Insomma, la mancanza del supporto per Adobe Flash, nel caso di un apparecchio che da molti potrà essere utilizzato non solo come strumento multimediale in mobilità, ma anche come una sorta di notebook o computer per la lettura casalinga dei contenuti di internet, sembra difficile da motivare, se non nell’ottica di una deliberata strategia aziendale.

Più che a preservare la durata della batteria dell’iPad o la fruizione dei contenuti in mobilità, Apple sembra invece intenzionata a serbare intatto il flusso dei ricavi riveniente dal proprio App Store, un clamoroso successo su iPhone/iPod Touch che si intende bissare su iPad.

Alcune società come Playfish o Zynga (la società dietro il clamoroso successo di Farmville – sia maledetta ndr) hanno mostrato come sia possibile creare videogiochi redditizi e di successo con il semplice utilizzo di applicazioni in Adobe Flash. Cosa succederebbe se gli utenti per iPad potessero accedere a diversi giochini gratuiti, ancorché rudimentali, disponibili su internet in Flash? Sicuramente sentirebbero meno la necessità di scaricare analoghi videogame sull’App Store (che garantisce ad Apple una certa percentuale del fatturato generato dalle applicazioni scritte da altri sviluppatori). Un gioco sviluppato direttamente come App per iPhone / iPad sarà senz’altro migliore sfruttando a pieno le caratteristiche di quell’apparecchio, ma non c’è dubbio che l’ampia disponibilità di giochi d’ogni tipo direttamente fruibili da pagine web tramite applicazione scritte in Flash farebbe una bella concorrenza alle applicazioni a pagamento veicolate e vendute tramite App Store.

L’editoria, poi. Se oggi aprite il sito internet di qualunque sito d’informazione vi imbatterete senz’altro in animazioni in flash d’ogni tipo utilizzate per veicolare inserzioni pubblicitarie: si va dal boxino animato, al banner che copre l’intero schermo non appena si apre il sito. Come noto, molti siti di informazione hanno riposto le speranze di un intero settore sull’utente in mobilità e sulla tavoletta Apple. I modelli di business sono ancora velleitari e al più ancora indefiniti, ma è già chiaro da ora (se non altro per gli esperimenti in vitro condotti su iPhone) che gli editori si affideranno a modelli misti che prevedano un flusso di ricavi rivenienti sia da utenti paganti, sia da inserzionisti. Mancando il supporto ad Adobe Flash, il miglior modo per poter veicolare pubblicità su iPad rimane inevitabilmente lo sviluppo di applicazioni ad hoc da vendere tramite App Store (Wall Street Journal, Financial Times, Corriere e Repubblica hanno seguito questo modello su iPhone). Se l’iPad offrisse il supporto per Adobe Flash, un editore sentirebbe meno l’urgenza di sviluppare un App specifica per dispositivi portatili. Infatti, un utente medio con un iPad in mano potrebbe tranquillamente collegarsi al sito di Corriere.it vedendo le invasive animazioni di Fineco o dell’inserzionista di turno. L’impossibilità di visualizzare queste redditizie inserzioni, invece, spinge gli editori, già alla disperata ricerca di fonti di ricavo e modelli di business, a passare tramite il canale dell’App Store.

A questo punto, viene da chiedersi se Apple non stia sfruttando la sua posizione dominante per imporre un suo standard (l’App Store, grazie a cui Apple non solo si garantisce un flusso di ricavi senza concorrenza, ma anche un assoluto controllo su cosa si possa vendere e cosa no) per salvaguardare i propri utili. D’altronde Microsoft, quando cercò di recuperare il ritardo accumulato sullo sviluppo di Internet Explorer offrendolo come browser di default su Windows, fu sanzionata duramente per molto meno. A ben vedere, infatti, l’utente Windows si ritrovava installato Explorer per default, ma aveva anche la possibilità di scaricare in pochi minuti un browser concorrente e dimenticare Internet Explorer. Nel caso di iPhone/iPad, invece, l’utente non ha nemmeno la possibilità di installare browser che supportino Adobe Flash, dal momento che Apple non è intenzionata ad approvare applicazioni che replichino funzionalità già presenti sul dispositivo. Probabilmente Apple non avrà difficoltà a difendersi da un eventuale attacco delle autorità per la concorrenza, giacché non si può dire che goda di una posizione dominante nel mercato degli smartphone (soprattuto se si allarga il mercato di riferimento fino a comprendere in un unico calderone tablet pc di ogni tipo, smartphone rudimentali, Iphone, Ipad, Blackberry, etc.).

Nel mentre Apple ha sviato l’attenzione su queste tematiche inserendo il supporto di HTML5 su iPad. Ciò consentirà di visualizzare contenuti video direttamente nelle pagine web: anziché utilizzare riproduttori Flash incorporati nelle pagine web tramite tag “embed” (youtube style), si potrà utilizzare direttamente il tag “video” richiamando il file multimediale. Ma l’importanza di Adobe Flash non si esaurisce certo nella possibilità di mostrare un video, bensì nella possibilità di monetizzarlo. Prendiamo Youtube, che sicuramente ha contribuito molto alla diffusione di Adobe Flash. Recentemente ha annunciato il supporto in beta dei suoi video tramite HTML5. Tuttavia i video sui quali Youtube mostra pubblicità interattiva, non verranno mostrati HTML5 per evidenti limiti di tale formato che non consente di soddisfare le esigenze di monetizzazione di chi mostra su Youtube i propri contenuti.

Anche su questo versante, Apple vorrà farla da padrona prevedendo delle “App” specifiche. Oggi posso vedere i video di Youtube su iPhone tramite l’applicazione nativa di iPhone, che per il momento ignora le pubblicità normalmente mostrate su web nel player flash di Youtube. Suppongo che a lungo andare, specialmente con la diffusione dell’iPad che permetterà una fruizione molto più comoda dei contenuti di Youtube, Google pretenderà di modificare quell’applicazione nativa per permettere la visualizzazione di pubblicità. A quel punto Apple avrebbe una forte posizione negoziale e potrebbe persino pretendere una accordo di condivisione dei ricavi dal momento che qualsiasi modifica dell’applicazione di Youtube dovrebbe essere per forza di cose approvata da Apple.

Inutile dire che se l’iPad fosse compatibile con Adobe Flash, Youtube potrebbe mostrare i suoi contenuti video con inserzioni interattive annesse direttamente dal suo sito o dai vari player embed sparpagliati ormai su mezza internet.

Se l’iPad non avrà concorrenti e riuscirà davvero ad affermarsi come piattaforma dominante per certi contenuti e per un certo segmento, Apple si rafforzerebbe sul mercato, ma indebolirebbe la sua difesa di fronte ad un autorità per la concorrenza. A quel punto sarebbe costretta a dover cedere alle richieste di consentire l’installazione di browser alternativi su iPhone / iPad o di garantire il supporto di Adobe Flash su Safari Mobile. A quel punto, però, i modelli di business saranno ormai consolidati ed affermati. A quel punto potrebbe essere tardi e Adobe Flash potrebbe già essere divenuto superato e in disuso come i flash al magnesio.

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