RCS, ci risiamo

rcs.gifL’affair RCS è bizzarro, ma al tempo stesso molto semplice da analizzare. La nube che si crea intorno all’editore del Corriere della Sera è il risultato dei fumosi discorsi che telegiornali, quotidiani e politici ci regalano dimenticando di analizzare le cose linearmente e senza troppi gossip. Si, perché le cose non sono poi così complicate.

RCS è l’editore del Corriere della Sera. E’ una società che fa i suoi utiili ed è il risultato dello smantellamento di una vecchia holding chiamata HDP al cui interno c’era un po’ di tutto. RCS più che per i suoi modesti utili, fa gola per il Corsera. Essere i proprietari del Corsera in Italia vuol dire avere a disposizione un potente strumento di pressione e poco importa che la cosa sia redditizia o meno. Questa è la premessa da tenere sempre in mente quando si parla di scalata al Corriere.

Un po’ per garantirne l’indipendenza, un po’ perché tutti vogliono mettere il dito nella torta, RCS ha un azionariato piuttosto variopinto in cui nessuno esercita un vero e proprio controllo. Ci trovi azionisti che con l’editoria c’entrano come i cavoli a merenda, ma ricordate sempre la premessa che abbiamo fatto sopra. L’attuale azionariato è così composto:


Generali 3,7 % (Generali è riconducibile a Mediobanca)
Banca Intesa 3,0% (diciamo che è riconducibile alla sinistra)
Capitalia 2,11 % (ambiente cattolici)
Fiat 10,291 % (Agnelli)
Della Valle Diego 3,032%
Mediobanca 14,2% (Su Mediobanca ci sarebbe da scrivere un libro)
Pirelli 2,940% (Il Trochetti Provera)
Italmobiliare 7,2% (Famiglia Pesenti)
Premafin 5,14% (Famiglia Ligresti e tanto altri compagni di Ventura)
Sinpar 1,8% (Lucchini)
Merloni 1,5%
Mittel 1,2% (Bazzoli)
Eridano Finanziaria 1,1% (Bertazzoni)
Gemina 1% (Romiti)
Edison 1% (EDF)
Ricucci 20,9%

Sul mercato resta un 21% del capitale. Ma chi controlla RCS? Chi nomina il CdA e contorlla il ruoli chiave? Semplice, tutti e nessuno, ma non Ricucci. Tutta quell’allegra compagine che precede nella lista il nome del Sor Ricucci ha firmato un patto di sindacato: è un contratto che non permette ai soci “pattisti” di vendere ad altri se non ai pattisti stessi le proprie azioni RCS e che garantisce ad ognuno di esercitare un certo controllo tramite la nomina di diverse cariche in RCS. Il patto scade nel 2007 ed è tacitamente rinnovato ogni tre anni. Se non vi va di farci un po’ di conticini, vi basti sapere che il patto controlla il 58%.

Ora che sappiamo come funzionano le cose in RCS possiamo andare avanti. Appare chiaro che Ricucci può comprare azioni come un matto, a prezzo esorbitanti, senza tuttavia esercitare alcun controllo su RCS. L’unica possibilità è un’OPA. Quando viene lanciata un’OPA sun una società quotata i patti di sindacato non valgono ed i “pattisti” sono liberi di vendere allo scalatore. Liberi, non obbligati.

E certo, lanciare un’OPA sarebbe molto oneroso. Per comprare tutte il resto di RCS (ammesso che glielo vendano) Ricucci dovrebbe spendere 3 miliardi di euro circa (che non ha). Potrebbe rimediarne qualcuno vendendo le quote in Antonveneta a ABN Amro, ma quel fronte mi sembra piuttosto impantanato per il momento.

La strategia di Ricucci è stata probabilmente mettere paura ai pattisti sperando di rompere il loro legame per poi rivendere ai singoli le sue azioni RCS a prezzi esorbitanti.
Così non è stato ed ora Ricucci si ritrova nel groppone il 20,9% di RCS comprato probabilmente con qualche linea di credito garantita dalle azioni RCS stesse. Il fatto che in un giorno sia sceso al 18% per poi l’indomani risalire al 20% di nuovo puzza un po’ di “pegno e debiti”.

Ricucci (ora assistito da Livolsi) dice che vuole lanciare l’OPA, ma solo un cretino lancerebbe un’OPA su una società controllata al 58% da un patto di sindacato piuttosto compatto. A meno che Ricucci non sappia già di qualche defezione, di qualche pattista che in caso di OPA lascerebbe il patto.

Delle due l’una. O Ricucci e Livolsi sono due mentecatti, o stanno facendo dello scorrettissimo insider trading quando comprano azioni RCS. Poi c’è la terza via delineata oggi da Della Valle: tutta questa storia dell’OPA è una montatura per tenere alte le quotazioni di RCS (sai com’è… Ricucci ne ha comprato un bel po’ facendo debiti ed è piuttosto interessato a tenerle su per non dover reintegrare le garanzie). Anche sta roba, come l’insider trading, è punita penalmente.

In tutta questa vicenda non si capisce perché ognuno dei singoli pattisti non dica veramente cosa voglia fare. In un mercato serio lo farebbero. In un mercato serio, sarebbe la Consob a chiederlo a Loro e a Ricucci.

Questi sono i fatti. Molto semplici, per quanto i giornali cerchino di complicarli facendo entrare in scena Berlusconi e delle OPA fantasma di Ricucci.

In questo caso vale la regola aurea:
“Le OPA si lanciano, non si annunciano”.

Stai pur certo che quando le annunciano, non le fanno.

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3 commenti su “RCS, ci risiamo

  1. scusa puoi esplicitare meglio i pattisti, Bazzoli non è anche il presidente di intesa?
    potrebbe essere interessante vedere se sono schierati a destra o sinistra.
    Tronchetti Provera è di destra o sinistra? e gli eredi di agnelli?
    Mediobanca dopo il ribaltone che ha defenestrato Maranghi?
    Grazie confido nella tua sapienza non lasciare tra le righe quello che ci potrebbe chiarire tutto.
    ciao
    Lucio

  2. Bazzoli è sempre riconducibile ad Intesa e direi che è piuttosto schierato nell’area prodiana.
    Poi Mittel (la finanziaria di cui è presidente Bazzoli) è una creatura un po’ strana: un po’ della famiglia Pesenti, un po’ di Zalesky, un po’ di una fondazione di trento e dell’opera per l’educazione cristiana.

    Tronchetti Provera è schierato politicamente con la casa delle libertà così come Della Valle.

    Mediobanca è un po’ complessa. Ci ritrovi sempre i soliti noti che sono in RCS (Capitalia, famiglia Pesenti, Ligresti, Unicredito). Hanno assunto posizione importante i francesi che secondo me orbitano nell’area berlusconiana visto che l’anello di raccordo è Ben Ammar (solito far affari con lui). Sono entrati poi un po’ di immobiliaristi anche in Mediobanca (Coppola e Zuino) ma pare che il loro sia solo un investimento finanziario-stratefico e che non vogliano fare tutto il casino che Ricucci sta facendo in RCS.

    Degli altri non ne so molto: politica e finanza non vanno sempre di pari passo e capita spesso che le convinzioni politiche lascino il passo a valutazioni di convenienza.

    Alla fine Mediobanca e RCS non sono realmente controllate da nessuno. Sono governata equilibri delicatissimi e alchimie finanziarie che in qualche modo hanno finora garantito, se non una governance ottimale, un efficace situazione di sostanziale indipendenza.

  3. si scusa c’è qualcosa che non mi torna della valle è sul fronte opposto di ricucci e c.
    può esserci che ricucci sia addescato da berlusconi che ha un’estrazione simile (ex palazzinaro) nella speranza di congrue plusvalenze dalla definizione di rcs; berlusconi ha subito attaccato i magistrati che hanno diffuso le intercettazioni di ricucci pure quelle con la falchi. ma questo significa che della valle e montezemolo (presidente fiat e confindustria) stanno più a sinistra giudicano più tranquillizante il dotto professore ex presidente IRI. e questo spiega la posizione di confindustria e della mediobanca con un buon numero di imprenditori.
    Il favore fatto a consorte spiega invece la posizione di fassino e dalema.
    che cosa ne pensi?

I commenti sono chiusi.

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