Censura stupida indipendente

Una parte del libro biografia di Guccini (Non so che viso avesse) mi ha fatto riflettere sul rapporto tra censura, contenuti e autorità costituita. L’episodio riguarda la canzone “Dio è morto”, resa famosa dai Nomadi al Cantagiro del 1967. Il testo del brano riprende temi tipici del tempo denunciando un disagio sociale che si manifesta come ricerca di una spiritualità persa.
Niente di particolarmente rivoluzionario, ma si apprende dal libro di Guccini che le case discografiche imposero di inserire nel 45 giri il sottotitolo “se Dio muore, è per tre giorni e poi risorge”. La RAI invece censurò il brano non trasmettendolo sui canali radiofonici e non invitando per un po’ Guccini a interpretarlo dal vivo in televisione.

All’epoca non era stata ancora istituita la Commissione bicamerale per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, ma suppongo che i dirigenti di viale Mazzini fossero già allora molto ossequiosi verso le autorità, compresa quella di Piazza San Pietro. Indovina invece chi si affrettò a trasmettere il brano sulle onde della modulazione di frequenza? Radio Vaticana, persino con l’avallo di papa Paolo VI (“un lodevole esempio di esortazione alla pace e al ritorno a giusti e sani principi morali”). E per un po’ Dio è morto divenne una hit da oratorio.

Tendiamo molto spesso a incolpare di censura un’autorità moralmente ingombrante, vicina e pervasiva come la chiesa. E d’altronde non v’è dubbio che questa eserciti a volte più o meno implicitamente un’influenza diretta su ciò che si dice e si pensa. Tuttavia capita spesso che le persone preposte a selezionare i contenuti, pensando di compiacere i loro altolocati referenti, facciano autonomamente scelte inutili o esagerate che non portano alcun beneficio alle autorità che si vorrebbero tutelare (anzi, a volte, come nel caso del brano di Guccini, sono perino contrarie ai loro desiderata).

Così quando vediamo che in RAI si mette la mordacchia ad Aldo Busi, si esilia Morgan per le sue inspirazioni, si montano gli applausi finti sui discorsi dei ministri (qualunque sia il colore del governo in carica), non bisognerebbe cedere alla semplicistica tesi del complotto: che dal Vaticano arrivi una telefonata in RAI per far cacciare Busi; che da qualche ministero arrivi l’ordine di non far partecipare un cocainomane a Sanremo; che il portavoce del governo supervisioni il montaggio dei servizi del telegiornale. No. E’ molto più grave. Il problema è un diffuso servilismo che anima autonomamente chiunque ad ogni livello di certi organi d’informazione. Ciò che è più grave, è che si tratta generalmente di persone basse, poco intelligenti che lo fanno in modo goffo e disordinato senza che neanche ci sia bisogno dell’intervento di più alte e illuminate sfere (fatti salvi gli interventi su Santoro, s’intende).

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3 commenti su “Censura stupida indipendente

  1. L'autocensura è un fenomeno molto diffuso e molto invadente: chi non ha mai pensato nascondere un fatto sgradevole alla mamma, alla moglie, al direttore, di buona fede, semplicemente per non suscitare una situazione più sgradevole? L'autocensura nasce come difesa individuale, ma poi cresce, entra nel dominio pubblico e diventa sistema, corteggiamento dei potenti…

  2. L'autocensura è un fenomeno molto diffuso e molto invadente: chi non ha mai pensato nascondere un fatto sgradevole alla mamma, alla moglie, al direttore, di buona fede, semplicemente per non suscitare una situazione più sgradevole? L'autocensura nasce come difesa individuale, ma poi cresce, entra nel dominio pubblico e diventa sistema, corteggiamento dei potenti…

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