Waiting for Scajola

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha comunicato che nell’anno precedente le vendite di autoveicoli che hanno beneficiato degli ecoincentivi ammontano a 1.059.504 veicoli. Considerando € 1500 (approssimo per difetto) per autovettura, il costo complessivo degli incentivi per lo stato è stato di € 1,5 miliardi, largo circa. Di questi, quasi un terzo è andato a beneficio della Fiat (Marchionne, non senza inopportuna polemica, spiega che Fiat attualmente vanta verso lo stato un credito di € 500 milioni che compenserà solo in sede di dichiarazione di imposte), ma non è facile capire quale sia il vero impatto positivo in termini occupazionali (meno cassa integrazione da pagare a carico dell’INPS) dal momento che Fiat produce anche in Polonia.

Riassumo: 1,5 miliardi che per due terzi vanno a beneficio di imprese che non producono in Italia, mentre per il restante terzo vanno ad incentivare Fiat, senza che lo stato, però, possa controllare le implicazioni a livello occupazionale (c’è stato qualche battibecco tra Scajola e Marchionne, ma niente che andasse oltre qualche fiorettata sui giornali).

Verrebbe da chiedersi come mai, soprattutto nell’automotive, lo strumento dell’incentivo sia tanto in voga anche in Francia e Germania. Anzitutto le quote di mercato dei loro produttori nazionali vanno ben oltre il 50% dei rispettivi mercati domestici; in secondo luogo la Mitbestimmung in Germania e il forte potere di moral suasion dello stato in Francia (anche attraverso prestiti agevolati ai “campioni nazionali”) rendono più difficile il ridimensionamento degli organici in un’azienda che beneficia di quegli incentivi.

Adesso arrivano gli incentivi-parte-seconda. € 370 milioni complessivi che dovranno essere ripartiti tra (fatto un bel respiro prima di leggere): scooter elettrici o ibridi, elettrodomestici, cucine componibili, abitazioni ad alta efficienza energetica, motori per nautica da diporto, inverter, abitazioni ad alta efficienza energetica, rimorchi e semirimorchi, macchine per uso agricolo e industriali, torri, gru per l’edilizia, ricerca e sviluppo per il settore tessile finalizzata alla realizzazione di campionari, investimenti incrementali in pubblicità.

Non mi soffermo sulla cifra risibile (si trova quel che si può dopo aver speso 1,5 miliardi per l’auto e un miliardo di ore di CIG nel 2009), ma non può non saltare agli occhi il frullato di eterogenei settori industriali toccati da questa tornata di incentivi: più che un intervento di politica economica, una povera distribuzione dei resti e rimasugli ai queruli questuanti delle diverse associazioni di categoria. La matassa di settori toccati dagli incentivi è talmente intricata che il decreto in approvazione nel Consiglio dei Ministri di oggi stanzierà solo la cifra complessiva lasciando poi a successivi decreti attuativi del Ministero dell’Inviluppo Economico la scelta sulle modalità di ripartizione. Si spera che i successivi decreti proporranno criteri meno strambi rispetto a quelli presentati nelle bozze che si sono viste giorni fa. Cito una parte che ho seguito da vicino. A rimorchi, semirimorchi, macchine per uso agricolo e industriale e gru per l’edilizia venivano destinati € 71 milioni. Si parla di mercati che complessivamente e su scala nazionale valgono più di 4 miliardi di euro (approssimo per difetto) ma che sono molto diversi fra loro per modalità distributive, clienti e dimensioni. E’ concreto il rischio che a beneficiare di quella cifra già esegua (meno del 2% del mercato) possa essere il settore (anche con peso specifico basso) i cui prodotti sono distribuiti più rapidamente, con indebiti vantaggi e ingiuste penalizzazione per questo o quel settore.

C’è per fortuna un grande aspetto positivo. Si porrà fine al clima di immobilismo che ha frenato le scelte di consumatori e produttori fasciandoli in un circolo perverso di attese deflattive (questo è ciò che si è verificato nel 2009 nel settore di rimorchi e semirimorchi): dopo un primo semestre caratterizzato da una forte avversione a comprare beni di investimento, nel secondo semestre, attenuatosi il clima di panico dell’inizio 2009, i potenziali acquirenti di rimorchi e semirimorchi hanno continuato a rimandare l’acquisto di veicoli industriali aspettando l’arrivo dei famosi incentivi. Risultato: -50% nelle immatricolazioni di rimorchi e semirimorchi (con abissi del -60% per alcune categorie più standard). Non voglio dire che i cali di fatturato siano stati dovuti interamente all’attesa di incentivi e non nego l’impatto della crisi, ma l’attesa di Godot-Scajola ha sicuramente ostacolato la ripresa degli ordini. Le imprese di quel settore (parliamo sempre di rimorchi e semirimorchi), dal loro canto, hanno tirato la cinghia e rimandato ogni tipo di ristrutturazione aziendale che facesse i conti con un mercato nazionale dimezzato, per poi ricevere la doccia fredda di una Tremonti Ter che non includeva i loro prodotti fra quelli beneficiari delle agevolazioni agli investimenti.

Adesso si spera almeno che i decreti attuativi siano, se non giusti ed equi, almeno rapidi. Si è aspettato fin troppo. Se l’incentivo all’acquisto non è proprio il modo migliore per aiutare un settore in crisi (si anticipano acquisti che poi non verranno fatti l’anno successivo in cui non saranno più in vigore le misure straordinarie, ma non si incrementa la domanda complessiva nei due anni), la prolungata promessa di un prezzo all’acquisto più basso e sussidiato può fare ancora più danni gelando la domanda dei consumatori e distogliendo l’attenzione delle aziende. Si comincia a guardare con speranza al ministero, anziché scrutare il mercato per sviluppare innovazione e venire incontro alla domanda. Si comincia insomma a perdere competitività per affidarsi a un interlocutore sempre meno affidabile e solvibile.

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8 commenti su “Waiting for Scajola

  1. Avendo fatto la tesi in un'azienda del comparto automotive, ti faccio notare che molti fornitori di componenti per auto sia italiane sia straniere sono aziende italiane dell'ex indotto Fiat. Non è quindi detto che incentivi tedeschi o francesi non abbiano indirettamente aiutato alcune aziende italiane.

  2. Un interessante fenomeno sintomatico delle crisi è il successo delle aste di macchinari industriali di seconda mano (vedi il Sole di oggi, pagina 5)

  3. Quello che segnala il Sole di oggi è un gran problema che dovranno affrontare i produttori di beni di investimento. Sta riprendendo la domanda, ma il mercato è ancora inondato da tutta una serie di macchinari usati (magari finanziati in leasing) solo tre anni fa e che adesso concorrono con l'offerta delle imprese produttrici deprimendo i prezzi e i fatturati.

    Questo nei semirimorchi industriali è ben visibile: le immatricolazioni cominciano a salire, ma i fatturati delle aziende produttrici no. C'è ancora tanta offerta di invenduto nei piazzali dei concessionari e nei depositi delle società di leasing. E i camionisti croati e sloveni comprano da lì facendo grandi affari.

    Gli eccessi di credito sono stati seguito da eccessi di capacità produttiva in alcuni settori. Bisognerà smaltire anche quelli prima che i produttori di beni di investimento possano riprendere a respirare serenamente.

  4. Avendo fatto la tesi in un'azienda del comparto automotive, ti faccio notare che molti fornitori di componenti per auto sia italiane sia straniere sono aziende italiane dell'ex indotto Fiat. Non è quindi detto che incentivi tedeschi o francesi non abbiano indirettamente aiutato alcune aziende italiane.

  5. Un interessante fenomeno sintomatico delle crisi è il successo delle aste di macchinari industriali di seconda mano (vedi il Sole di oggi, pagina 5)

  6. Quello che segnala il Sole di oggi è un gran problema che dovranno affrontare i produttori di beni di investimento. Sta riprendendo la domanda, ma il mercato è ancora inondato da tutta una serie di macchinari usati (magari finanziati in leasing) solo tre anni fa e che adesso concorrono con l'offerta delle imprese produttrici deprimendo i prezzi e i fatturati.

    Questo nei semirimorchi industriali è ben visibile: le immatricolazioni cominciano a salire, ma i fatturati delle aziende produttrici no. C'è ancora tanta offerta di invenduto nei piazzali dei concessionari e nei depositi delle società di leasing. E i camionisti croati e sloveni comprano da lì facendo grandi affari.

    Gli eccessi di credito sono stati seguito da eccessi di capacità produttiva in alcuni settori. Bisognerà smaltire anche quelli prima che i produttori di beni di investimento possano riprendere a respirare serenamente.

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