Il Paese Reale e i Ben Informati

Da nativo digitale o – meglio – da persona di buon senso libera dalla retorica del militante, ho sempre pensato intimamente che le polemiche decennali sugli intrecci fra politica e informazione avessero alla base presupposti anacronistici e sbagliati. Berlusconi controlla l’editore di tre importanti canali televisivi. E allora? La satira italiana è ad esclusivo appannaggio della sinistra. E allora? E poi tutta la rituale baruffa sulla lottizzazione delle redazioni in RAI, i complotti sotterranei sui patti di sindacato di RCS, le nomine dei direttori di quotidiani, fino ad arrivare a storpiature normative come la Par Condicio. E’ tutto un cacofonico coro di voci sdegnate che non ha fatto nulla per migliorare il pluralismo dell’informazione e il suo contributo al buon corso della democrazia.

L’occasione di tornare nuovamente sull’argomento è ovviamente l’inchiesta di Trani, e, mettendo per un attimo da parte tutti i risvolti giudiziari e i reiterati battibecchi su magistratura e fughe di gossip in procura, mi piacerebbe analizzare le implicazioni pratiche di un’intercettazione (si tratta in realtà di un riassunto pubblicato da Il Fatto Quotidiano) da cui emerge che Berlusconi avrebbe fatto pressioni su Minzolini e Innocenzi per piegare l’informazione RAI alle sue esigenze di consenso.

C’era bisogno di un’intercettazione trafugata illegalmente per capire che Minzolini coordinasse la scaletta del TG1 con il governo? Ci sono persone di buon senso che hanno mai pensato che le decisioni di un authority di nomina governativa, da ultima quella sul regolamento in materia di par condicio durante la campagna elettorale per le regionali, facesse interessi diversi da quelli del governo che l’ha nominata? Domande retoriche, come retorico è lo sbigottimento di chi grida all’attentato all’informazione o alla democrazia.

Oggi esiste uno strumento con cui un pirla qualunque come me può raccontare fatti, esprimere idee e commentare l’attualità raggiungendo un pubblico potenziale di miliardi di persone. Un esiliato dal piccolo schermo come Mentana può invitare ospiti in studio, intervistarli e mandare in onda un video dal sito di corriere.it visitato ogni giorno da 8-9 1,5 milioni di utenti unici. La tesi secondo cui gli Stati Uniti oggi abbiano avuto il primo presidente nero della storia grazie a una campagna elettorale finanziata tramite Facebook è forse esagerata, ma il contributo di internet all’ascesa di Obama è stato come minimo determinante.

Mentre il 27 febbraio i giornalisti delle varie redazioni si consultavano su come mandare o non mandare in onda la notizia sul pasticcio della presentazione delle liste nel Lazio, una giornalista di Repubblica aveva già mandato inviato su Youtube con uno smartphone un’intervista al diretto interessato. Il tutto in tempo reale, senza filtri. Il testo che state leggendo in questo momento verrà in pochi secondi rilevato dai cosiddetti Web Crawler di Google e finirà immediatamente, senza intervento umano, tra i link segnalati a chi immetterà su Google le chiavi di ricerca “internet”, “informazione”, “Berlusconi”, etc. Allo stesso tempo questo articolo farà il giro di Twitter, Friendfeed e Facebook e se catturerà l’interesse dei lettori verrà ulteriormente diffuso con gli stessi mezzi, finendo, con una sorta di tsunami informativo, in testa ai risultati di Google per quella parola chiave. Se domani mi capitasse di vedere La Russa sniffare cocaina ad un festino frequentato da escort o di beccare sull’Olimpica Bersani mentre fa salire un viados in macchina (riprendo lo sgradevole luogo comune che mette in relazione orientamenti politici e preferenze sessuali), non c’è censura che tenga, non c’è controllo dell’informazione che possa impedirmi dal raccontare tutto qui su queste pagine, magari documentandolo con foto e filmati di uno smartphone.

Berlusconi che controlla Mediaset, non ha potere. I partiti che lottizzano la RAI non hanno potere. Industriali e finanzieri che controllano la stampa italiana non hanno potere. La loro presa più palese sui rispettivi mezzi d’informazione è il sintomo più evidente della progressiva erosione di quel potere illusorio ad opera di un’informazione dal basso e più diffusa.

A questo punto, sono sicuro che ad alcuni sarà già spuntato quel sorriso compassionevole che mi condanna come ennesimo Candide voltairiano dell’informazione e della democrazia, ma permettetemi di rispondere all’obiezione più importante.

C’è il digital divide. C’è un sacco di gente che guarda il TG1 alla sera anziché informarsi su Google. C’è il paese reale. Vero. Nel paese c’è una moltitudine di persone, di elettori, che consulta Youtube solo per vedere gli ultimi video del Grande Fratello, che la sera guarda in famiglia il tiggì e che la mattina legge la Gazzetta Dello Sport (è il quotidiano più venduto letto in Italia d’altronde) mentre prende cornetto e cappuccino. E’ il cosiddetto “Paese reale”, quello del tutto scollegato da queste conversazione cerebrali. L’assunto errato è che queste persone siano in qualche modo influenzabili, più influenzabili anzi, dai mezzi di informazione.
Ma rifletteteci bene. Credete che quella parte di Paese Reale che vota da anni Forza Italia e PDL possa essere convinta a cambiare orientamene politico perché Santoro intervista Patrizia D’Addario alla sera? O magari pensate che quando alla sera sente parlare di procuratori tranesi, Agcom e Minzolini, possa togliersi dalla testa la radicata e dicotomica convinzione che tutto ciò che è diverso da Berlusconi sia male e terrore rosso? I militanti di La Repubblica, invece? I nostalgici della lotta di classe? Il loro orientamento politico è altrettanto anelastico verso l’offerta di informazione e non credo che TG5 o Emilio Fede possano mettere a repentaglio il loro antiberlusconismo.
C’è purtroppo una gran parte di paese completamente mitridatizzata allo scandalo. Una gran parte di paese incapace di indignarsi se non per le decisioni arbitrali della domenica (altro che Tar). Il consenso di questa parte di paese è totalmente svincolato dalla scaletta del TG5, dalla direzione delle redazioni RAI o dall’impaginazione del Corriere Della Sera.

Di riflesso c’è anche un’altra parte di paese (i “Ben Informati”) più piccola ma in crescita, più influente, più ricca, più – diciamolo – colta e sofisticata, che ragiona e dedica all’informazione tempo e spazio necessari per prendere decisioni politiche consapevoli. Tengono in alta considerazione i contenuti di un editoriale di Giavazzi o De Bortoli, ma li diluiscono in un pluralismo informativo che grazie ad internet ha raggiunto livelli inimmaginabili vent’anni fa. Anche su di loro, in fin dei conti, la scaletta del TG5 ha scarsissima influenza. Se il servizio sulle temperature fredde in inverno precede quello già edulcorato sul tasso di disoccupazione più alto in Italia dagli ultimi 15 anni, poco male: i Ben Informati si saranno già letti un articolo molto approfondito al riguardo sull’Economist o su Il Sole 24 ore. Se Il Sole 24 ore mette in sordina le magagne societarie di alcuni associati, i Ben Informati si saranno già informati su blog finanziari o Bloomberg.

La battaglia su Anno Zero, Minzolini e simili questioni spreca energie e distoglie l’attenzione dal vero problema: una classe dirigente che non dirige e un elettorato per gran parte radicalizzato, passivo e insensibile all’informazione. Bisogna mantenere un livello di guardia alto per preservare il pluralismo di informazione che internet ci garantisce e far sì che le generazioni future siano educate e formate per fruirne. Chi oggi insiste sull’importanza del ruolo di direttore del TG1 ragiona per schemi mentali che lo porteranno inevitabilmente a gestire quello strumento informativo a suo uso e consumo quando sarà il suo turno. Chi si preoccupa della sorte di Anno Zero non ha a cuore il pluralismo dell’informazione, bensì il regolare corso della lottizzazione dell’informazione. Internet, invece, non è lottizzabile.

Se sei finito su questa pagina e se l’hai letta tutta, converrai che l’influenza di giornali e telegiornali per le tue scelte politiche è minima. Se credi, però, che la causa d’ogni male in Italia derivi dal controllo dell’informazione da parte di una parte politica e dall’influenza notevole di quest’ultima sull’elettorato, farai un grosso favore a chi vuole perpetrare nel 2010 l’anacronistica idea che il quarto potere sia ancora rappresentato da quotidiani e televisioni.
L’informazione, quella vera, gode per fortuna di ottima salute. Un paese reale morbosamente avvinto in un rassegnato qualunquismo che non vede nell’informazione l’ingrediente fondamentale della propria consapevolezza politica è il vero freno di qualsiasi confronto democratico proficuo. Finché i Ben Informati, voi, si preoccuperanno di Minzolini e degli incarichi direttivi al Corriere Della Sera, non vedo all’orizzonte spunti di gran miglioramento.

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6 commenti su “Il Paese Reale e i Ben Informati

  1. Ciao Daniele. Da maestrina con la penna rossa ti segnalo due imprecisioni:
    (1) La Gazzetta dello Sport NON è il quotidiano più venduto in Italia! Trovi i dati Audipress sul sito di Prima Comunicazione: http://www.primaonline.it/2010/02/25/78696/quot
    (2) Corriere.it non ha 8-9 milioni di visitatori unici al giorno… l'ultimo record dichiarato (ottobre 2009) è 1,3 milioni al giorno (http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_03/…). E come giustamente dichiara l'articolo, si tratta dei cosiddetti dati censuari, ovvero delle macchine il cui accesso viene registrato dai server (se Danybus la mattina a colazione si collega dall'iPhone, a mezzogiorno dal computer dell'ufficio e la sera dal computer di casa, viene contato come tre utenti diversi).
    Se hai bisogno di dati sull'editoria, in generale, chiedi 🙂

  2. Corretto. La Gazzetta è il più letto (non il più venduto): avevo confuso i dati di tiratura con quelli di audipress. Sul Corriere.it avevo preso il dato sui visitatori unici mensili.
    Grazie! La tua penna rossa è sempre ben apprezzata.

  3. E' una delle poche volte che ho pensato che tu ti sbagli di grosso.

    Facciamo un esempio: come è andata la riscostruzione all'Aquila? Mah, non è che si sia capito ancora molto bene. Nell'azione del governo e di Bertolaso ci sono stati effetti positivi ed effetti negativi. Ma io ho trovato molto difficile informarmi, perché sulla TV, sui giornali e su Internet era tutto un urlare da una parte e dall'altra, bianco contro nero. Io ho trovato difficile scavare e leggere un po' di tutto da tutte le parti per farmi un'opinione informata dei fatti.

    E se non ci sono riuscito io, che non sono certo un ebete teledipendente, che idea si saranno fatta quest'ultimi?

    Perché, vedi, alla fine della fiera se voglio fare il democratico moderno e votare in modo consapevole, cercando di capire se un governo ha fatto bene o male e non per partito preso, allora devo essere ben informato. E secondo me in questo momento tutto ciò è molto difficile per noi “evoluti” (figurati per quegli altri). Ma non è solo questione di intelligenza o idiozia: se lavoro duro per 12 ore al giorno, non è che la sera mi venga voglia di accedere il PC e spendere un paio d'ore a leggere in giro per farmi un'idea bilanciata. L'informazione fai da te è faticosa e richiede tempo.

    E secondo me, il conflitto di interessi di SB qualcosa a che fare con tutto questo ce l'ha.

  4. Hai ragione. In queste condizioni, informarsi è difficile e la presa di Berlusconi sui media un qualche rapporto ce l'ha.
    La domanda è: cosa se ne farebbe un elettorato molle di un giornalismo di inchiesta migliore in grado di indagare seriamente sui lavori di ricostruzione a L'Aquila? Secondo me poco. Poi ci si può chiedere se l'elettorato sia diventato così molle a causa di un'informazione mediocre e allineate. Questo non lo so.

  5. Ciao Daniele,

    Questa volta un commento lo lascio anch'io!
    Volevo farti prima una domanda, perché dici che le intercettazioni dei pm di Trani sono illegali? Mi sono perso un pezzo..?
    Leggendo il tuo post mi sono trovato parzialmente in disaccordo con te. Credo che la “massa” di persone che si informano unicamete tramite il tiggi, non sia più influenzabile di altra (la minoranza, quella più più colta, ecc.), ma l'unica differenza tra, diciamo, i due gruppi, la fa il numero di fonti che si hanno a disposizione. Grande parte dell'elettorato, delle persone, si infoma unicamente tramite il televisione e qualche volte con i giornali stampati (i soliti, Corriere o Repubblica o Gazzetta!). Queste persone non credo che siano più influenzabili ma hanno sicuramente meno fonti per poter giudicare i fatti. Ecco perché dalle intercettazione SB si preoccupa così tanto di far chiudere Annozero . Ecco perché c'è la lottizzazione della rai. Ecco il perché della legge Gasparri sulle tv, ecc.
    Mia nonna che guarda la tv solo nel tardo pomeriggio, vede di continuo il TG4. Ora il problema della mia povera nonna non è l'influenzabilità ma il fatto che non ha modo di informarsi in altra maniera. Ecco perché mi preoccupa che in TV ci sia la possibilità di avere quanto più pluralismo possibile e quanta più possibilità (anche per mia nonna) di scegliere un tg differente.
    Sono daccordo con te sul cercare di difendere la libertà di internet e bloccarne (se un giorno fosse possibile) la lottizzazione. Ma oggi, e ancora per qualche hanno, la TV ha un potere di veicolare informazioni a molte più persone e se non c'è modo di dare pluralismo in tv non ci sarà modo di informarsi in maniera pluralistica per le persone che hanno solo la TV come fonte di informazione.
    Se c'è una preoccupazione costante del controllo di cosa passa sulle televisioni e sui giornali da parte dei politici, lasciami dire, un motivo ci sarà… O no?

  6. Ciao Daniele,

    Questa volta un commento lo lascio anch'io!

    Volevo farti prima una domanda, perché dici che le intercettazioni dei pm di Trani sono illegali? Mi sono perso un pezzo..?

    Leggendo il tuo post mi sono trovato parzialmente in disaccordo con te. Credo che la “massa” di persone che si informano unicamete tramite il tiggi, non sia più influenzabile di altra (la minoranza, quella più più colta, ecc.), ma l'unica differenza tra, diciamo, i due gruppi, la fa il numero di fonti che si hanno a disposizione. Grande parte dell'elettorato, delle persone, si infoma unicamente tramite il televisione e qualche volte con i giornali stampati (i soliti, Corriere o Repubblica o Gazzetta!). Queste persone non credo che siano più influenzabili ma hanno sicuramente meno fonti per poter giudicare i fatti. Ecco perché dalle intercettazione SB si preoccupa così tanto di far chiudere Annozero . Ecco perché c'è la lottizzazione della rai. Ecco il perché della legge Gasparri sulle tv, ecc.

    Mia nonna che guarda la tv solo nel tardo pomeriggio, vede di continuo il TG4. Ora il problema della mia povera nonna non è l'influenzabilità ma il fatto che non ha modo di informarsi in altra maniera. Ecco perché mi preoccupa che in TV ci sia la possibilità di avere quanto più pluralismo possibile e quanta più possibilità (anche per mia nonna) di scegliere un tg differente.

    Sono daccordo con te sul cercare di difendere la libertà di internet e bloccarne (se un giorno fosse possibile) la lottizzazione. Ma oggi, e ancora per qualche hanno, la TV ha un potere di veicolare informazioni a molte più persone e se non c'è modo di dare pluralismo in tv non ci sarà modo di informarsi in maniera pluralistica per le persone che hanno solo la TV come fonte di informazione.

    Se c'è una preoccupazione costante del controllo di cosa passa sulle televisioni e sui giornali da parte dei politici, lasciami dire, un motivo ci sarà… O no?

I commenti sono chiusi.

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