Beggar-your-neighbor

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Quando agli spagnoli viene fatto notare che hanno un serio problema di competitività nei confronti di altri paesi dell’Area Euro che hanno adottato tempestive politiche deflazionistiche (cioè la Germania), il governo di Madrid spedisce a Londra Elena Salgado (Ministro del Tesoro Público) per proiettare qualche slide in cui far vedere che gli italiani stanno messi peggio.

Fortunatamente il tesoro italiano non dovrà finanziare ammortizzatori sociali per alleviare una popolazione in cui una persona su cinque è disoccupata e il nostro deficit di bilancio nel 2010 sarà un un quarto di quello spagnolo (anche se lo stock di debito dell’Italia è significativamente superiore). Siccome, poi, nonostante la scarsa competitività della nostra forza lavoro, esportiamo molto più della Spagna, la nostra bilancia dei pagamenti con l’estero presenta un deficit che è la metà di quello spagnolo.

Presto o tardi, però, i riflettori saranno puntati anche su Roma. Meglio abituarsi all’idea.

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3 commenti su “Beggar-your-neighbor

  1. Senza contare che un molti settori è vero che abbiamo un costo di unità di prodotto superiore (e la produttività è notoriamente un problema dell'Italia) ma è anche vero che rispetto ai cuginetti spagnoli abbiamo prodotti a maggiore valore aggiunto. Basta fare l'esempio Zara – sistema moda italiano forse un po' scontato (e non così lineare) ma evidente.

  2. L'esempio moda non è per niente scontato. Se l'Italia non è allo sfascio lo si deve a tanti imprenditori e ai loro dipendenti che ci consentono di avere ancora un pese rilevante nell'export e di sostenere una bilancia dei pagamenti che negli ultimi 12 mesi è stata negativa per 54 miliardi di euro.

    Se con un costo del lavoro e dell'energia (in alcuni settori in cui l'elettricità è un input importante non è per niente indifferente il fatto che le imprese italiane paghino costi spropositatamente più alti rispetto a qualunque altro paese d'Europa o del mondo) risultiamo ancora competitivi, è perché all'estero sono disposti a riconoscere un valore al made in italy che giustifichi un prezzo più alto. A volte si tratta di percezione emozionale (il marchio), a volte è percezione tecnica (la meccanica italiana), a volte è innovazione di prodotto.

    Il problema è che stiamo campando di rendita senza innovare, credendo che il mondo ci riconoscerà sempre e incondizionatamente quei vantaggi. Zara farà anche schifo qualitativamente, ma le ragazze che prendono 1000 euro al mese fanno shopping lì e la penisola è ormai invasa dai vari “Cheap chic”. Noi ci siamo fermati a Benetton.

    In francese ceramica si dice “Faience”, da Faenza. Ma ormai la quota di export del distretto di Sassuolo è perennemente in calo e i prezzi dei prodotti cinesi (o russi), fatti con macchinari italiani prodotti nello stesso distretto di Sassuolo, stanno sbaragliando i produttori italiani, ad eccezione di quelli che sono già andati a produrre dove la manodopera e l'energia per far andare i forni di cottura costa la metà. Esportiamo ancora tecnologia (i macchinari per la ceramica), ma all'ultima fiera dell'Acimac mi è capitato di vedere anche un produttore di macchinari cinesi. Lo stand era ancora vuoto, ma tra 10 anni?

    Ho sentito persino di cantieri di Taiwan o coreani che cominciano a fare persino concorrenza ad alcune della nautica (nei superyacht abbiamo una quota sull'export del 44% e siamo seguiti dagli USA che contano solo per il 15%).

    Possiamo stare tranquilli, pensando che lo stile e la qualità di un Ferretti (o di un qualunque altro cantiere italiano) non avrà mai nulla da temere da un cantiere asiatico. Bisognerebbe, però, ragionare con un un po' di lungimiranza.

    O innoviamo, o diventiamo più competitivi.
    Something has gotta give

  3. L'esempio moda non è per niente scontato. Se l'Italia non è allo sfascio lo si deve a tanti imprenditori e ai loro dipendenti che ci consentono di avere ancora un pese rilevante nell'export e di sostenere una bilancia dei pagamenti che negli ultimi 12 mesi è stata negativa per 54 miliardi di euro.

    Se con un costo del lavoro e dell'energia (in alcuni settori in cui l'elettricità è un input importante non è per niente indifferente il fatto che le imprese italiane paghino costi spropositatamente più alti rispetto a qualunque altro paese d'Europa o del mondo) risultiamo ancora competitivi, è perché all'estero sono disposti a riconoscere un valore al made in italy che giustifichi un prezzo più alto. A volte si tratta di percezione emozionale (il marchio), a volte è percezione tecnica (la meccanica italiana), a volte è innovazione di prodotto.

    Il problema è che stiamo campando di rendita senza innovare, credendo che il mondo ci riconoscerà sempre e incondizionatamente quei vantaggi. Zara farà anche schifo qualitativamente, ma le ragazze che prendono 1000 euro al mese fanno shopping lì e la penisola è ormai invasa dai vari “Cheap chic”. Noi ci siamo fermati a Benetton.

    In francese ceramica si dice “Faience”, da Faenza. Ma ormai la quota di export del distretto di Sassuolo è perennemente in calo e i prezzi dei prodotti cinesi (o russi), fatti con macchinari italiani prodotti nello stesso distretto di Sassuolo, stanno sbaragliando i produttori italiani, ad eccezione di quelli che sono già andati a produrre dove la manodopera e l'energia per far andare i forni di cottura costa la metà. Esportiamo ancora tecnologia (i macchinari per la ceramica ad esempio), ma all'ultima fiera dell'Acimac mi è capitato di vedere anche un produttore di macchinari cinesi. Lo stand era ancora vuoto, ma tra 10 anni?

    Ho sentito persino di cantieri di Taiwan o coreani che cominciano a fare concorrenza ad alcune della nautica (nei superyacht abbiamo una quota sull'export del 44% e siamo seguiti dagli USA che contano solo per il 15%).Possiamo stare tranquilli, pensando che lo stile e la qualità di un Ferretti (o di un qualunque altro cantiere italiano) non avrà mai nulla da temere da un cantiere asiatico. Bisognerebbe, però, ragionare con un un po' di lungimiranza.

    O innoviamo, o diventiamo più competitivi.
    Something has gotta give

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