Idee sbandierate

Contrariamente a quello che si potrebbe pensare dall’esterno, Israele non è uno stato abitato esclusivamente da sionisti brutti e cattivi che rubano terre ai Palestinesi. C’è un forte dialogo democratico che genera enormi contraddizioni tra esigenze molto divergenti anche tra gli stessi ebrei. Sono contraddizioni difficili da affrontare perché ci si confornta quotidianamente con il terrore che in questi giorni sta facendo parlare tanto di sé per i brutti episodi di Londra. Episodi che se fossero successi a Tel-Aviv o Bagdad sarebbero stati inseriti nella scaletta del TG tra il consueto servizio sul caldo torrido e quello sulle nuove mode dell’estate.

Ad esempio, tra la totale indifferenza del mondo, Israele ha decretato il ritiro da Gaza e lo smantellamento degli insediamenti dei Coloni. Ora la parola “Coloni” suona un po’ brutta. In realtà si tratta di immigrati senza un soldo a cui sono state date terre praticamente desertiche su cui hanno fatto fiorire attive comunità affrontando agguati e missili Qsam. Dopo anni il parlamento decide che è arrivato il momento di smantellare quegli insediamenti e l’esercito Israeliano si ritrova a dover utilizzare la forza per far sloggiare da quelle terre i cittadini che dovrebbe difendere.

Queste ed altre divergenze che dividono la popolazione di Israele sono sintetizzate egregiamente da un grafico Israeliano che ha lanciato un’interessante iniziativa: una stella di David divisa in due. L’idea è stata un po’ scopiazzata negli anni successivi a dimostrazione della sua efficacia visiva. Questo spot che richiama il popolo israeliano all’unità ne è un esempio (particolarmente d’effetto)

Considerazione mia, poi chiudo l’argomento.

Sei un soldato israeliano che fa il servizio di leva. Ci sono palestinesi che al check-point cominciano a tirare pietre e petardi. Ti senti minacciato. Hai paura che uno di loro si faccia saltare per aria, non sarebbe mica così strano. Ti senti minacciato e cominci a sparare per aria e poi ci scappa il morto. E’ naturale, e probabilmente giusto, che Israele socnti il peso morale di quella morte con lo sdegno internazionale. Nessuna giustificazione, nessun ma, nessun viviamo-in-uno-stato-di-terrore-dobbiamo-difenderci, altrimenti tutti possono uccidere chiunque. E’ giusto così.

Sei un agente ben addestrato del servizio segreto di Sua Maestà (un collega di James Bond, per capirsi). Sei in metropolitana. C’è un tipo con uno zaino. Gli dici di fermarsi e quello magari non ti ha capito perché è un po’ tordo. Spari un colpo di avvertimento? No. Lo ferisci? No, potrebbe farsi saltare in aria comunque. Gli spari in testa per ucciderlo. Poi si scopre che quello in realtà è un elettricista brasiliano (neanche lontanamente arabo) che non avrebbe fatto male a una mosca. Però sai… I londinesi vivono in uno stato di terrore e giustamente gli agenti si sono protetti da una possibile minaccia. In molti editoriali c’era il sapore di questo ragionamento, che nel caso del soldato di leva israeliano non viene mai fatto.

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