Il mio iPod grande ed il mio grande iPad

L’iPad? A dire il vero – ora che è stato levato il velo posso dirvelo – è più d’un anno che lo uso quotidianamente con soddisfazione. Al mattino, ancora assonnato, lo agguanto dal comodino per leggere su internet una rassegna di siti d’attualità. Durante gli spostamenti in treno mi aiuta a passare il tempo con musica e video. Mi permette di tenermi costantemente in contatto con i social network, con i mercati finanziari e di leggere i blog dove e quando voglio senza dovermi sedere davanti al computer. Grazie alla funzionalità GPS e all’integrazione con Google Maps si rivela un’utilissima risorsa quando passeggi per strada e proprio non riesci a trovare quella via (e di chiedere a uno sconosciuto non sia mai). Quel che lo caratterizza di più, però, è un ambiente di sviluppo vivacemente popolato che mette a disposizione milioni di applicazioni di ogni genere per servire virtualmente qualsiasi scopo. Così quell’affare, che sembra un incrocio fra un palmare e un iPod, diventa all’occorrenza un telecomando per controllare la musica che suono iTunes in casa. Per non parlare di quando lo utilizzo per vedere un po’ di televisione a letto (non ho il televisore in camera da letto) collegandolo al ricevitore Sky via wi-fi (grazie a un’applicazione che si chiama Slingbox). Non nascondo che non ho resistito alla tentazioni di provarne anche le declinazioni ludiche trasformandolo, nei momenti di noia, in una divertente console portatile per videogiochi che, grazie all’interfaccia multitouch, offre un coinvolgimento di tutto rispetto nonostante la potenza limitata del processore grafico.

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Difetti? Lo schermo, tanto per cominciare, è troppo piccolo. Ha definizione e colori soddisfacenti, ma la lettura prolungata di testi su un display da 3,2 pollici affatica la vista e vedersi un film su un display poco più grande di una saponetta non è proprio il massimo. La batteria, poi, ha un’autonomia che non va oltre le 3-4 ore di utilizzo: se anche la retina dovesse sopportare l’intera visione de Il Padrino mentre viaggiate in treno da Roma a Milano, assicuratevi d’aver portato con voi il caricabatterie. La connettività bisogna procurarsela. Quest’affare si collega benissimo alle reti wi-fi, ma per poter essere connesso dappertutto bisogna firmare un contratto con un’operatore di telefonia mobile che ti appioppa una nuova utenza di telefonia mobile. E così mi ritrovo in tasca un telefono che ogni tanto squilla e riceve SMS, anche se io un telefono cellulare ce l’ho già e intendo mantenerlo separato da quell’affare che tutto fa.

Dopo aver ascoltato e condiviso queste mie osservazioni, Steve Jobs ha lavorato sulla versione definitiva dell’iPad e l’ha mostrata al mondo mercoledì scorso. Io ne sono del tutto soddisfatto e non vedo l’ora di poter sfogliare le mie fonti di informazioni su internet da uno schermo di circa 10 pollici, vedermi un bel film in treno senza preoccuparmi della batteria e magari leggermi un libro senza stancarmi gli occhi.

Ok, vado al punto. Io l’iPad lo compro. O meglio: lo comprerò. Prima, però, dovrò disfarmi dell’iPhone (sperando di ottenere almeno due biglietti da cento euro) che finora ho usato come una sorta di iPad sub-ottimale. Detto questo, trovo che Apple abbia scelto per il suo prodotto un posizionamento pessimo: né carne, né pesce; né corridoio, né finestrino e scomodamente in mezzo tra iPhone e Mac Book, senza alcun tipo di caratterizzazione particolare. E’ troppo costoso per chi vuole un lettore di e-book. Schifosamente caro per chi vuole una console di videogiochi; inadeguato per chi deve lavorare in mobilità (e si compra un Mac Book); inadatto ad assecondare l’effetto moda cui tiene tanto il pariolino (l’iPhone è per lui più pratico e più utilizzabile).

Sono molto contento dell’iPad e lo comprerò: è un prodotto perfetto per quel segmento di rompiscatole a cavallo tra fanatici della connettività ubiqua e alienati tecnologici, ma parte della mia soddisfazione per il prodotto deriva anche dal fatto che non sono più un azionista Apple. Con il Mac Book, la Apple aveva cavalcato la grande migrazione da computer desktop a notebook incrementando il proprio mercato. Con iTunes aveva allargato ulteriormente (e cambiato radicalmente) il proprio mercato di riferimento entrando nel segmento dei riproduttori audio e diventando il primo negozio online di musica. Con l’iPhone, due anni fa, ha cominciato a rivolgersi a all’enorme popolazione di sim card mondiale facendo per l’internet in mobilità quello che ha fatto con il download legale di mp3. Con l’iPad, Apple non incrementerà la propria base utenti, ma andrà a cannibalizzare difensivamente (meglio cannibalizzare un po’ della propria quota di mercato che farsela mangiare dai concorrenti) parte delle vendite di Mac Book e soprattutto di iPhone o iPod Touch. I margini non ne beneficeranno, soprattutto quando la concorrenza risponderà.

Molti hanno definito l’Ipad un iPhone grande, non senza un pizzico di delusione (o di sprezzo). Dal mio punto di vista, per quello che ho sempre cercato da un prodotto del genere, definirei piuttosto l’iPhone un iPad piccolo.

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3 commenti su “Il mio iPod grande ed il mio grande iPad

  1. Io comprerò l'iPad. Anche perchè mi sento un po' in debito con Apple. E' vero che sono arrivato al quarto computer desktop e al secondo portatile 'made in Jobs'. Ed è vero che ho ben 3 iPod (un 3G, un mini e un Video da 60GB). Ma è anche vero che l'iPhone non l'ho comprato (per colpa di Tim e Vodafone, l'offerta 3 è arrivata quando avevo già firmato un contratto Wind con Blackberry). Non comprare l'iPad mi sembrerebbe davvero troppo… Sto ancora rimugginando sulla scelta fra il modello wifi only e quello con 3G… che ne pensi?

  2. E' fin troppo cattolico tutto questo senso di colpa! La copertina dell'Economist di questa settimana (in cui Steve Jobs viene raffigurato nelle vesti di Gesù) comincia ad avere un senso.

    Scherzi a parte. Io opterò per per il 3G. Utilizzerò l'iPad in casa, ma anche in giro (dove le reti wi-fi sono in gran parte inaccessibili). Certo, bisognerà vedere che pacchetti “dati” ad hoc offriranno gli operatori… Per dire. Se potessi utilizzare la mia sim tim su cui pago 10 euro al mese per avere 45 mega di traffico dati al giorno (voce e sms si pagano a parte, ma per quelli ho una linea aziendale…) sarebbe perfetto.

  3. E' fin troppo cattolico tutto questo senso di colpa! La copertina dell'Economist di questa settimana (in cui Steve Jobs viene raffigurato nelle vesti di Gesù) comincia ad avere un senso.

    Scherzi a parte. Io opterò per per il 3G. Utilizzerò l'iPad in casa, ma anche in giro (dove le reti wi-fi sono in gran parte inaccessibili). Certo, bisognerà vedere che pacchetti “dati” ad hoc offriranno gli operatori… Per dire. Se potessi utilizzare la mia sim tim su cui pago 10 euro al mese per avere 45 mega di traffico dati al giorno (voce e sms si pagano a parte, ma per quelli ho una linea aziendale…) sarebbe perfetto.

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