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Lusso scontato

Inserito da danybus | gennaio 4, 2010

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Le macchine in coda ai caselli in prossimità degli outlet; le vie del lusso prese d’assalto dalle masse. E’ periodo di saldi: una ricorrenza annuale in cui si manifesta in tutta la sua desolazione la disperazione di una società sotto il giogo del lusso necessario e della griffe-à-tout-prix. Non credo ci sia bisogno di spiegare il meccanismo psicologico su cui fa leva il mercato del lusso (il bisogno di esclusività, l’espressione del benessere, l’oggettivazione dell’appagamento personale, ecc.), né tanto meno mi sembrerebbe coerente ergermi a Savonarola del 2010 e criticarlo, visto che ne sono così invischiato da non riuscire a rinunciare alla marca neanche quando compro del banale nimesulide in farmacia. Purtroppo, però, il lusso ha ormai assunto risvolti perversi e senza senso che suscitano desolazione e sconforto prima ancora che indignazione.

Se a fine mese decido di spendere 500 euro per un paio di scarpe, quando potrei tranquillamente soddisfare lo stesso bisogno con un quarto della stessa cifra comprando calzature più anonime, in primo luogo ho già valutato che posso permettermelo e poi sto dando sfogo al mio personale edonismo: il piacere di essere servito in una bella boutique; la spensieratezza di uscire dalla stessa boutique con pesanti buste alla mano, leggeri nell’anima e nel portafoglio, il gusto del possesso ed altre frivolezze del genere. Esaspero particolarmente il carattere vacuo di tale piacere solo per rimarcare ulteriormente come io stesso non vi sia insensibile. Quando poi indosso quelle scarpe, in realtà, ostento uno status esclusivo così da rendere palese, oggettificandolo nel quotidiano, un certo senso di benessere. E’ tutto così irrazionale e stupido, ma può esserlo altrettanto spendere soldi, tempo e passione per roba come il calcio, la musica o il cinema: ognuno ottimizza razionalmente il risultato delle proprie scelte secondo funzioni di utilità che di razionale hanno ben poco.

Quando mi si presenta l’opportunità di comprare lo stesso paio di scarpe per il 30% in meno (150 euro di risparmio) facendo un viaggetto di 70 km, pagando pedaggio e benzina e perdendo un’intera giornata in un casermone affollato di gente dove verrò servito malamente da personale di vendita esasperato, ritengo razionalmente che il gioco non valga la candela. Non tanto per un elitario distacco dalla massa o per il gusto dello scialo, ma perché il risparmio netto che andrei ad ottenere sarebbe a totale detrimento dell’essenza stessa di lusso e della motivazione prima che può spingere uno come me a comprare un paio di scarpe che costano quattro volte il prezzo di comuni calzature non griffate. Intendiamoci: se trovo in centro, senza far code, così per caso, un articolo scontato che mi interessa, ben venga; ma mettersi a far code nel mezzo del nulla, come se stessero distribuendo latte in polvere in Burkina Faso, solo per risparmiare il 30% sull’acquisto di beni voluttuari, mi sembra grottesco sotto ogni aspetto.
Se davvero l’oculatezza e la crisi sono le cause principali che alimentano le code di fronte alle vetrine di Prada, direi che forse sia il caso di spiegare alla gente in fila che si possono trovare scarpe più anonime che costano l’80% in meno di ciò che andrebbero a spendere nelle boutique di Via Dei Condotti a prezzi di saldi. Se invece sono lusso e stile a farci fare quelle code, consiglierei ai seguaci degli outlet di guardarsi attorno facendo notare loro che non c’è nulla di lussuoso o stiloso nel fare la coda per arraffare le briciole griffate dei più abbienti.

Non è deprecabile il consumismo; non lo è il lusso; non lo è la sua volgarizzazione. E’ preoccupante invece una società che trasforma un bene esclusivo in un bisogno inclusivo per cui fare la coda con tanto di numerino, come dal panettiere.

Buono shopping.

5 Comments »

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5 Responses to “Lusso scontato”

  1. Alberto Says:
    gennaio 4th, 2010 at 2:13 pm

    'mmazza Dani come scrivi bene. A prescindere dal contenuto che può essere condivisibile o meno… ma sei proprio sicuro di voler stare lì in mezzo a indici e tassi, valute e transazioni? Saresti un ottimo editorialista…
    …Ah, auguri di Buon Anno!

  2. danybus Says:
    gennaio 4th, 2010 at 2:27 pm

    Auguri a te Alberto! Non lo dirò mai abbastanza: ho avuto la fortuna d'aver trovato alcuni pazzi che mi hanno permesso a 18 anni di scrivere su un mensile (anzi, due mensili) e di esercitarmi nella scrittura con più assiduità rispetto ai coetanei. Quella è stata un'ottima scuola. Grazie.

  3. Fabrizio Says:
    gennaio 5th, 2010 at 6:12 am

    Non sono d'accordo sul fatto che sia la società a creare il bisogno del lusso.
    Molte maisons cercano da tempo di ampliare il loro bacino d'utenza, alcune con linee realizzate in Cina o Vietnam che etichettano come sotto brand (es. Emporio Armani), altre spingendosi a produrre capi che per loro natura hanno un prezzo (in termini assoluti) più accessibile (es. la mutanda D&G).
    Credo che l'outlet sia solo l'ultimo ritrovato delle aziende per aumentare i fatturati senza perdere l'alone di esclusività.

  4. Il Commentatore Ritrovato Says:
    gennaio 6th, 2010 at 11:42 am

    Giusto. Magari tra qualche mese troveremo sugli scaffali esclusive bottiglie di chinotto Dom Perignon, rigorosamente in vetro perchè le lattine, si sà, sono troppo cheap. Sarei il primo a comprarle.
    Ma soprattutto suggerirei a Trussardi di prestare il suo marchio alla carta igienica, perchè in fondo avere un cane personale che ti pulisce il culo con la lingua sarebbe il top dell'esclusività. “Motto scicchè”.

  5. Il Commentatore Ritrovato Says:
    gennaio 6th, 2010 at 4:42 pm

    Giusto. Magari tra qualche mese troveremo sugli scaffali esclusive bottiglie di chinotto Dom Perignon, rigorosamente in vetro perchè le lattine, si sà, sono troppo cheap. Sarei il primo a comprarle.
    Ma soprattutto suggerirei a Trussardi di prestare il suo marchio alla carta igienica, perchè in fondo avere un cane personale che ti pulisce il culo con la lingua sarebbe il top dell'esclusività. “Motto scicchè”.