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Anche i preti potranno sposarsi

Inserito da danybus | gennaio 3, 2010

Anno nuovo, decade nuova. Come consuetudine ormai da queste parti, ci si diverte a vestire i panni di Nostradamus vaticinando sull’anno che verrà. Prima di cominciare, però, rileggiamo col senno di poi ciò che blateravo un anno fa.

Sul credit crunch:

Tutte queste potenti cure (misure di stimolo all’economia n.d.r.) hanno sicuramente fatto sopravvivere il paziente nel 2008. Nel prossimo anno l’attenzione sarà tutta sugli effetti collaterali che le cure stesse avranno sul resto del sistema finanziario. Nella migliore delle ipotesi la liquidità tornerà a scorrere nelle vene dell’economia rimettendo in moto una crescita moderata; nella peggiore delle ipotesi l’enorme massa di liquidità immessa nel sistema rischia di fare più danni dei problemi che s’intendeva risolvere e gli Stati Uniti potrebbero invischiarsi in una “trappola di liquidità” come quella che colpì il Giappone lo scorso decennio. Il verificarsi del secondo scenario comporterebbe un lungo periodo di stagnazione e deflazione negli Stati Uniti e una forte svalutazione del dollaro che avrebbe effetti nefasti per l’Europa e per il mondo.
La mia personale convinzione è che siamo, ahimè, molto prossimi al verificarsi del secondo scenario, ma in qualche modo le conseguenze sull’economia globale verranno attenuate da un’azione coordinata delle banche centrali volta ad isolarne gli effetti negli Stati Uniti.
Sarebbe una buona opportunità per una nuova Breton Woods.

Effettivamente, a dispetto dei tassi a livelli “exceptionally low for extended period” e del quantitative easing, la liquidità immessa nel sistema bancario statunitense fa molta fatica ad arrivare a imprese e famiglie che sono ancora impegnate nel brusco deleveraging. Questo grafico è particolarmente significativo per capire come tale processo sarà lungo quanto brusco:

housborrowing.jpg

La liquidità va quindi a finire in commodity, azioni, corporate bond e qualsiasi tipo di asset (immobiliare escluso) che abbia prospettive di ritorni superiori allo 0%. Le banche ne approfittano per lanciare mastodontici “rights issue”, ripagare il TARP e svincolarsi dal guinzaglio dello Zio Sam.

Nel 2010? Le banche continueranno lentamente a fare pulizia nei bilanci: ci sono miliardi di commercial mortgage e di finanziamenti a SMEs (o PMI) che aspettano solo di essere svalutati. A prescindere da chi la spunterà tra IASB e FASB, le banche opereranno sempre più come morti viventi. Sarebbe il caso che alcune facessero testamento.
Il dollaro si manterrà forte nei confronti dell’euro grazie alla debolezza dell’ultimo e all’incertezza che aleggia sui PIIGS (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia, Spagna). E’ probabile invece che la banca centrale cinese e lo Yuan ci riservino qualche sorpresa dopo l’insofferenza mostrata negli ultimi anni nei confronti del verdone.
Se nel 2009 e nel 2008 i riflettori sono stati puntati sulle banche, nel decennio che inizia i l’attenzione sarà rivolta con apprensione ai sovereign bond (il debito degli stati sovrani). L’aspettativa di una prossima Argentina nell’unione monetaria europea è così discussa che, se dovesse effettivamente materializzarsi, apparirebbe nelle sembianze di un cigno bianco. Quel che è certo, è che nel corso del 2010 ci sarà una tale offerta di debito emesso da stati sovrani (da tutto il mondo), che sarà inevitabile un inasprimento dei tassi nella parte della curva 5Y-10Y. L’alternativa sarà tra (a) un accomodamento di questa tendenza, con il rischio di imbatterci in un soffocamento della ripresa economica in atto, oppure (b) un ulteriore ricorso al QE per tenere sotto controllo i tassi nella parte lunga della curva, con il rischio di alimentare bolle ed inflazione. L’eccesso di capacità produttiva e lo stato comatoso del mercato del lavoro fanno apparire contenuti i rischi di inflazione, ma bisogna fare i conti con la possibilità di uno yuan rivalutato e di una stretta ai rubinetti dei paesi Opec.

Sui media:

[… ]consumatori con meno potere d’acquisto e connessioni a banda larga sempre più veloci, saranno sempre meno inclini a spendere quei 15 euro per soddisfare il feticcio di posare di posare sulla mensola il loro film preferito e guardare qualche contenuto extra. Sarà allora il caso che i fornitori di contenuti si adoperino seriamente per creare un sistema serio di distribuzione dei contenuti. Hulu.com mi sembra un buon punto di partenza.
[…]Chissà che il 2009, con la tanto paventata crisi dei consumi, non porti le major a ripensare in tal senso i propri sistemi di distribuzione via internet.

La Rai ha creato Rai.tv. Mediaset ha annunciato l’arrivo di video.mediaset.it (catch up tv). La direzione è quella che avevo previsto ad inizio anno, ma è in atto una frammentazione dell’offerta. Google sostiene, pro domo sua, che i proprietari dei contenuti farebbero meglio a rivolgersi a Youtube per la distribuzione e la valorizzazione dei contenuti video (“Media companies would be better off handing their online video activities to Google’s YouTube video-sharing site than pursuing home-grown efforts such as Hulu.com and the US cable industry’s TV Everywhere initiative”). Il 2010 probabilmente vedrà l’inizio di questo tipo di tendenza con Youtube che comincerà ad offrire contenuti premium a pagamento.

Sui telefonini:

Nel 2008 c’erano troppi produttori di telefoni cellulari e poco spazio in un mercato che tutto sommato è cresciuto molto. Ne 2009 con il consolidarsi delle quote di mercato di Apple (iPhone) e RIM (Blackberry) e la frenata dei mercati emergenti ci sarà ancora meno spazio ed è prevedibile che qualche produttore salti. Motorola? Sony-Ericsonn? Samsung? Palm?

Toppata, anche se Sony-Ericsson continua a licenziare. Motorola e Samsung potrebbero sopravvivere grazie ad Android. Palm invece sembra essere sempre più marginalizata (Sorry Bono Vox). Sembra che ormai se la giocheranno Apple e RIM, con quest’ultima che con grande sorpresa di tutti è riuscita a diversificare la propria clientela andando oltre la consueta utenza corporate (tra i giovani il blackberry comincia ad avere un certo successo come smartphone alternativo al costoso iPhone).

Sul petrolio:

Con il petrolio che oggi quota a poco di un quinto di quelli che furono i picchi dell’estate 2008, c’è da immaginare che alcuni stati esportatori andranno in crisi e faranno di tutto per evitare il peggio e riportare le quotazione su livelli per loro sostenibili. Dal momento che questi stati hanno una politica estera “poco convenzionale” (parliamo di Iran, Venezuela, ma anche della Russia) aspettiamoci pure qualche temporaneo picco che riporti il petrolio al 100 dollari (un embargo? un guerra?).

Il Petrolio si è ripreso da quando era sceso sotto quota 40$ anche grazie al fuoco soffiato da Iran, Venezuela e Russia sulle tensioni internazionali. Nel 2010 i negoziati sul nucleare iraniano continueranno ad alimentare le tensioni sul mercato dell’oro nero controbilanciando una domanda fiacca che rischia di indebolirsi ulteriormente quando le misure di stimolo all’economia cinese svaniranno.

Su Israele:

Verrà riaperto il fronte con il Libano e stavolta l’Iran potrebbe essere della partita in modo più diretto.

Previsione sbagliata che rimando al 2010.

Sul traffico aereo:

Io dico che il traffico sugli scali italiani potrebbe crescere ancora a due cifre a dispetto delle fosche previsioni. La flotta aerea è aumentata enormemente in questi anni e il petrolio è a prezzi bassissimi. Ciò dovrebbe più che compensare il minore potere di spesa di consumatori e aziende dando nuova linfa ai vettori low-cost.

Beh, avevo un po’ esagerato. Comunque il numero di passeggeri è rimasto stabile in Italia.

Su Apple:

Steve Jobs darà le dimissioni da amministratore delegato. Il tira-e-molla del 2008 con voci e smentite sulle sue condizioni di salute è stato imbarazzante per la società e umiliante per l’uomo che credo non vorrà continuare per tutto il 2009 con ridicole recite ad ogni Mac World.

Effettivamente si è dimesso, ma è anche rientrato nel mese di settembre. Auguri.

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