Tesi e illusioni /1

Sulla falsa riga di Il palazzo sul Jumbo (mai completato), scrivo un articolo di fantafinanza per distrarmi un po’ ed esorcizzare alcuni spettri. Con il petrolio funzionò: avevo cominciato a scrivere “Il palazzo su Jumbo” con il petrolio a 140$” e poi è tornato a 30$!

btp.jpg La Repubblica Italiana è da oggi il primo paese sovrano dell’Unione Europea ad essere in default su un’emissione obbligazionaria. Ieri la Repubblica Italiana ha ufficialmente avviato le procedure per uscire dall’Unione Monetaria Europea dichiarando che adotterà a partire da oggi solo la Nuova Lira Italiana (NLIT) come moneta di conto e di scambio. Tutte le disponibilità liquide depositate presso i conti correnti degli istituti bancari italiani saranno automaticamente convertite da Euro a NLIT al tasso di cambio di 80 NLIT per ogni euro mentre le banconote in circolazione verranno gradualmente ritirate. L’Italia ha proposto un’offerta pubblica di scambio su tutti i titoli pubblici emessi all’estero proponendone la conversione in nuove obbligazioni con scadenza 2050 e coupon del 2,5%: il prezzo di scambio è di 500 euro di nuovi titoli per ogni 1000 euro di BTP. Le quotazioni dei BTP sull’EuroMot sono ormai a quota 30% e ciò renderebbe la conversione più che preferibile rispetto alle lungaggini di complicate procedure di default. I titoli di stato depositati nei dossier titoli delle banche italiane e detenuti da soggetti italiani sono stati per decreto legge convertiti in nuovi titoli denominati in NLIT.

E’ stato istituito un tavolo tecnico fra governo, BCE e Bankitalia per determinare un corridoio flessibile entro cui possa fluttuare nei primi tempi la NLIT nei confronti dell’Euro, ma non è ancora chiaro quanto le riserve di Bankitalia siano capienti per sostenere l’impatto che la NLIT si troverà a sostenere con i mercati

Erano anni che i mercati speculavano sul debito pubblico dei paesi più sviluppati, ma il dito e i derivati degli speculatori puntavano tutto su Grecia, Irlanda e Spagna. Il rendimento delle obbligazioni decennali emesse nella penisola ellenica, ad esempio, si era mantenuto stabilmente su livelli di 400 basis point sopra il rendimento di simili del Bund (le obbligazioni emesse dalla Germania). I rendimenti dei BTP decennali italiani avevano finora mantenuto uno spread sul bund tedesco di 200 basis point e di 220 basis point sul Carioca Bond (i bond emessi dalla Repubblica Federale Brasiliana). Che il comparto del cosiddetto, sovereign debt (i titoli di debito emessi da stati sovrani), non fosse più lo stesso si era capito proprio quando sei mesi fa il mercato richiedeva alla Germania (emittente “risk free” di riferimento nell’Unione Monetaria Europea) un rendimento di pochi basis point superiore a quello richiesto al Brasile.

I primi scricchiolii sul debito pubblico italiano si erano palesati 15 giorni fa. Il Primo Ministro Berlusconi, condannato in primo grado per l’affare Mills, aveva chiamato un referendum popolare per cambiare la costituzione ed annullare l’esecutività della condanna. Le modalità di istituzione del referendum, per decreto e chiamato su una materia irrituale e bizzarra, non era propriamente costituzionale ma Presidente Della Repubblica e Corte Costituzionale avevano deciso di indirlo comunque di fronte alle manifestazioni popolari chiamate da Berlusconi attorno ai palazzi di Giustizia. In questo clima, il giorno prima del Referendum, il Tesoro si apprestava ad emettere 9 miliardi di nuovi BTP per rifinanziare alcune scadenze, ma i mercati internazionali disertarono l’offerta aspettando gli esiti del referendum e forse temendo il precipitare della tensione di piazza. Con un decreto emesso in fretta e furia Tremonti costrinse Bankitalia a vendere il 50% delle proprie riserve auree (con l’oro a 2200$ l’oncia ammontavano a più di 100 miliardi di euro). Draghi si dimise dalla carica di governatore, ma l’Italia ottenne un polmone finanziario per rimborsare le scadenze per i prossimi 2 mesi e pagare gli interessi. E’ arrivato ieri, però, l’ordine perentorio della BCE di rifondere le riserve auree pena l’esclusione dal sistema monetario europeo. Detto, fatto.

Tremonti, che ha assunto ad interim anche la carica di governatore della Nuova Banca d’Italia, ha invitato alla calma assicurando che l’Italia onorerà tutti i debiti derivanti dal piano di ristrutturazione e che la NLIT garantirà agli italiani una forte crescita economica grazie al recupero della leva monetaria. Sarà, ma 8 esercenti su 10 hanno dichiarato in un sondaggio che non accetteranno pagamenti con mezzi elettronici: solo monete e banconote in euro.

1 – Continua (forse)

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