Famo il pokerino, famo il pokerino…

poker.jpg“Famo il pokerino, famo il pokerino, poi co tre ganci te caghi sotto”.
Walter Finocchiaro probabilmente commenterebbe così la mia scettica riluttanza nei confronti di tutte quelle quotate sul Nasdaq e sul LSE legate al mondo del Poker.

Ma voi comprereste mai azioni di una società che organizza tavolate di Poker alla texana? Io no. E ho fatto malissimo. Il valore di World Poker Tour (la società che organizza il famoso torneo) è incrementato del 300% in soli undici mesi.

C’è stata poi la quotazione sul mercato di Londra di Party Gaming. E’ una società che organizza tavolate di Poker in stanze virtuali presenti su Internet. Peggio mi sento. Invece dal giorno della quotazione (27 giugno) ha guadagnato circa il 30% in poco meno di tre mesi. La parte migliore è che non si tratta di rialzi isterici da bolla speculativa. Party Gaming ha ottimi fondamentali. Nel primo trimestre del 2005 hanno avuto un fatturato di 222 M$ a fronte di
128M$ di utile: stiamo parlando di un margine del 58%. Rispetto allo scorso anno il fatturato è cresciuto del 46%.

La capitalizzazione di Party Gaming è al momento di 8,5 miliardi di dollari. Più o meno la stessa cifra che ABN Amro sarebbe disposta a pagare per Antonveneta o Unipol per BNL (tanto per stabilire un ordine di grandezze). Non è neanche carissima visto che quota 26 volte gli utili (altre società sul Nasdaq hanno rapporti di questo tipo spaventosamente più alti).

Però lasciatemi dire che c’è qualcosa che non va nel nostro modo di consumare se una società riesce a creare tanto valore organizzando delle tavolate di Poker Texano su Internet.

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