Arriva la Cassa

Reagire alla crisi: Credito e Liquidità per Imprese e Famiglie (maiuscole riportate così come scritte della brochure originale).

ABI, CdP e Sace, i tre dell’Ave Maria, due carrozzoni statali che collaborano con la più vetusta delle associazioni di categoria, hanno appena dato alle stampe un bel comunicato, più che altro un testo a metà tra una faq di stampo anglosassone (frequently asked question) e una lista di domande petulante à la Repubblica. Obiettivo dichiarato dell’iniziativa è illustrare al popolino quanto il Ministero dell’Economia si sia concretamente preso cura delle PMI e delle famiglie italiane costringendo quei parrucconi dell’ABI ad erogare credito.

La principale misura di cui la CdP va tanto fiera è un fondo per il sostegno alle PMI che viene così introdotto nella prima domanda/risposta della brochure. Leggiamo e commentiamo insieme per rallegrare queste uggiose giornate d’autunno.

1) Ho una piccola impresa e vorrei ottenere un finanziamento a condizioni favorevoli. Ho strumenti a mia disposizione?
Se hai bisogno di un finanziamento per una durata superiore ai 12 mesi – in aggiunta agli strumenti abitualmente offerti – la tua Banca può attingere agli 8 miliardi di euro messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti. Con l’utilizzo di questi fondi, le banche ottengono a condizioni particolari le risorse necessarie per concederti il prestito. Per essere certi che i benefici si ripercuotano sul tasso applicato alla tua azienda, la banca, nel contratto che stipulerai, ti renderà noto il ricorso ai fondi della Cassa depositi e prestiti e il relativo costo di raccolta sostenuto. Inoltre la SACE potrà garantire alla banca fino alla metà del tuo finanziamento, aiutandoti così ad ottenerlo più facilmente.

Ecco come funziona questo meraviglioso schema ideato dalla Cassa Depositi e Prestiti con l’aiuto di qualche genio di via XX Settembre. La CdP mette a disposizione dell’intero sistema bancario una cifra complessiva di 8 miliardi di euro che le banche possono prendere in prestito a condizioni agevolate (Euribor a 6 mesi + 0,75%) per potere poi concedere a loro volta credito alle PMI a condizioni agevolate. Tanto per capire quanto l’importo sia irrisorio, basti considerare che Intesa Sanpaolo (una delle ultime banche che ha aderito alla convenzione tra ABI e CdP), avendo impieghi complessivi di 350 miliardi di euro verso la clientela, ha attinto a quell’importo per 600 milioni di euro (lo 0,1% degli impieghi!). Al di là delle quantità irrisorie messe in gioco, in questo schema il rischio di credito rimane totalmente in capo alle banche che perciò continueranno ad essere restie nel concedere crediti alle PMI in situazioni pre-fallimentari. La CdP concede semplicemente il prestito agli istituti di credito rimanendo creditrice di questi ultimi, non delle PMI.
Con la BCE che inonda il sistema di liquidità, proponendo alle banche dell’eurozona 400 miliardi di euro a 12 mesi al tasso del 1%, con tutto il denaro che da attività rischiose è rientrato nei conti correnti remunerati praticamente con tassi di interesse sotto lo 0,50%, con i 100 miliardi di liquidità che rientreranno dallo scudo fiscale, insomma, c’era davvero bisogno di concedere alle banche italiane l’ennesimo finanziamento agevolato (neanche troppo visto che le banche pagherebbero alla CdP l’1,3%, più di quanto finora pagando alla BCE) per una cifra tutto sommato irrisoria? Questo non è uno strumento a disposizione delle PMI, come la CdP e il Ministero del Tesoro vogliono far credere. E’ uno strumento a disposizione delle banche. Se sono il titolare di una piccola azienda non posso presentarmi dal mio direttore di filiale e chiedergli di utilizzare quei fondi per me. Dal momento che il rischio di credito rimane in capo alla banca, d’altronde, mi sembra anche giusto che sia la banca a decidere a chi concedere quella cifra e a chi negarla. E non mi sembra che l’entità dell’agevolazione sia tale da cambiare radicalmente il processo di valutazione con cui fino a due giorni fa la banca concedeva o rifiutava linee di credito alle imprese. Alla fine un’Intesa Sanpaolo della situazione utilizzerà quegli spiccioli per aumentare i fidi alla sua clientela migliore, ingraziandosi da una parte l’azienda a cui applicherà un tasso leggermente più basso, dall’altra il Ministero del Tesoro per avergli fatto fare bella figura con la stampa dopo la schiaffo dei Tremonti Bond. L’impresa in difficoltà che ha bisogno di maggiori linee per tirare a campare in un clima assai difficile si vedrà rispondere sempre di no dal direttore di filiale.
Rileggiamo di nuovo la prima domanda: Ho una piccola impresa e vorrei ottenere un finanziamento a condizioni favorevoli. Ho strumenti a mia disposizione? Risposta: forse, ma non cercarli certo alla voce CdP.

Articolo creato 1724

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