C’era una volta il parlamento

Nel mio precedente post (c’era una volta la destra) commentavo pacatamente l’ultimo responso della Corte Costituzionale sostenendo che non fosse tanto uno schiaffo al PDL, quanto uno schiaffo al suo più importante rappresentante. Sottintendevo, insomma, che se il centro-destra italiano non vuole naufragare insieme al suo leader, proseguendo in un’acritica difesa di tutto ciò che il resto del mondo stigmatizza, dovrebbe reinventarsi e liberarsi da questo rapporto di simbiosi e identificazione con il proprio leader.

Non sorprende, dunque, che una delle strategie di difesa di Berlusconi, conscio di dover affrontare in questo momento un fronte interno al PDL oltre ai dipietristi che ne reclamano la testa e le dimissioni, sia stato quello di ribadire più volte che solo lui è stato “l’unico ad essere stato eletto direttamente dal popolo a guidare il paese”. L’affermazione, pur pronunciata nella concitazione dell’emozione, ha uno scopo ben studiato. Essa tende a porre Berlusconi in una posizione di superiorità nel conflitto istituzionale che lo oppone al Presidente della Repubblica e alla Corte Costituzionale: sono organi costituzionali che hanno tutti pari dignità ma – seguendo la linea di ragionamento di Berlusconi – i membri della Corta Costituzionale e la Presidenza della Repubblica sono scelti per nomina, mentre il presidente del consiglio riceverebbe la sua legittimazione direttamente dal popolo sovrano. D’altro canto, la stessa affermazione tende a coprire e a mettere del tutto fuorigioco il ruolo del PDL, personalizzando il conflitto istituzionale in atto.

Dopo il Lodo Schifani e il Lodo Alfano si potrebbe giungere alla conclusione che la costituzione non sia una delle letture preferite del Presidente del Consglio, tuttavia è bene rileggere gli artt. 92, 93 e 94:

92. Il Governo della Repubblica è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri.
93. Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica.
94. Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere. Ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia mediante mozione motivata e votata per appello nominale. Entro dieci giorni dalla sua formazione il Governo si presenta alle Camere per ottenere la fiducia. Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni. La mozione di sfiducia deve essere firmata da almeno un decimo dei componenti della Camera e non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla sua presentazione.

Sebbene sia stato fatto di tutto per personalizzare la campagna elettorale (fino al parossistico meno-male-che-sivio-c’è), il nostro ordinamento prevede che la nostra sia una repubblica parlamentare in cui l’esecutivo riceve la sua legittimazione dalle camere elette dalla popolo. Si potrà anche argomentare che nella sostanza il popolo abbia eletto direttamente Berlusconi (e su questo tutto sommato non si può non essere d’accordo in buona fede), ma la forma non è di poco conto. La nostra carta costituzionale non ha previsto un presidenzialismo con elezione diretta del premier (come in Francia o negli Stati Uniti) proprio per evitare un’eccessiva personalizzazione del confronto politico e derive populistiche proprie di un ventennio ancora vivo nell’esperienza dell’assemblea costituente.
L’esperienza di molti stati sudamericani, dove in ossequio agli Stati Uniti ha invece prevalso una forma spinta di presidenzialismo, è un chiaro monito di come un popolo politicamente immaturo (quale purtroppo ancora siamo) abbia bisogno del filtro del parlamento per evitare che una solo persona possa arrogare a sé troppo potere.
Non è nuova l’insofferenza di Berlusconi nei confronti di questo filtro. Nel maggio scorso se ne uscì con questa dichiarazione in cui definì il Parlamento un’istituzione pletorica:

Il presidente del Consiglio non ha nessun potere, perché la Costituzione è stata scritta dopo il ventennio fascista e tutto il potere è stato dato al Parlamento che è pletorico: sono 630 deputati, ne basterebbero 100 come il Congresso americano

Mentre ho sentito tanti scandalizzarsi per l’attacco alla Corte Costituzionale, non ho sentito nessuno battere ciglio ascoltando l’affermazione non corretta, nella sostanza uno schiaffo al Parlamento, secondo cui Berlusconi abbia ricevuto direttamente il mandato dal popolo. Sarebbe il caso che i presidenti di camera e senato ribadissero le prerogative del Parlamento per evitare che un giorno ci tocchi sentire cose come questa:

Potevo fare di quest’aula sorda e grigia un bivacco di manipoli; potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto

P.S. Leggo adesso questa dichiarazione di Emma Marcegaglia:

Un governo cambia quando i cittadini decidono con il voto di cambiarlo

Anche lei dovrebbe rileggere bene la Costituzione.

Articolo creato 1724

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto