“Un milione di posti di lavoro” (cit.)

E’ di oggi la notizia che a settembre gli Stati Uniti hanno perso più posti di lavoro del previsto: 263.000 per la precisione. E’ il ventunesimo mese consecutivo in cui si registra un calo nel mercato del lavoro e la conta dei disoccupati è ormai raddoppiata rispetto a dicembre 2007, portandosi a quota 15 milioni e determinando un tasso di disoccupazione ormai prossimo al 10%. Eppure i consumi crescono. Eppure i prezzi delle case ricominciano a salire. Gli indici della produzione calano meno. Gli utili aziendali ricominciano a crescere piano piano in alcuni settori industriali (o per lo meno hanno smesso di calare). Eppure. Eppure i posti di lavoro evaporano con sempre maggiore ritmo.

In Italia viviamo una situazione analoga, lenita finora da palliativi come CIG e CIGS, ma si continuano a perdere posti di lavoro. Il quadro macroeconomico, espresso da diversi indicatori come Pil, consumi e produttività, potrà anche migliorare per tre trimestri come conseguenza diretta degli stimoli fiscali e monetari, oppure come effetto tecnico determinato dal ripristino delle scorte, ma se continua ad aumentare il tasso di disoccupazione, i consumi prima o poi torneranno a calare; i mutui fondiari tenderanno ad andare in default; i prezzi delle case scenderanno; le banche soffriranno; il credito ricomincerà ad essere contingentato e si ritornerà come se nulla fosse ai foschi presagi del primo trimestre 2009, altro che “green shoots”.

Bisogna stimolare la domanda di lavoro. Come? La strategia individuata finora dalla maggior parte dei membri dell’OCSE è quella di sostenere il più possibile il mercato di sbocco delle imprese affinché queste non licenzino e anzi tornino ad assumere: i famosi incentivi ai consumi. Il problema è che, differentemente dalle altre crisi, quella del 2008 ha spazzato via strutturalmente una parte dell’economia che prima era sostenuta dalla finanza. Non si tratta di rimediare con la rottamazione a un temporaneo calo dei consumi per uno shock contingente come l’11 settembre. E’ necessario realizzare ed accettare che per dieci anni non torneremo ai livelli di pil pre-crisi e questo è un dato di fatto. In questa situazione, nessuna azienda sana di mente si metterà in casa risorse rigide e costose come i lavoratori dipendenti.
Se prima facevo 100 biciclette con 3 operai e adesso il mio mercato si è ridotto di 30 biciclette, devo mandare via uno dei tre operai e bloccare tutte le assunzioni. E se il mio mercato recupera 10 delle 30 biciclette perdute grazie agli incentivi, di certo non mi precipiterò ad assumere l’operaio che ho licenziato. Farò leva sulla produttività dei due che mi sono rimasti in attesa che il mercato torni ad essere quello di prima, senza incentivi. Nel frattempo farò più utili, il pil cresce e sembra che tutto vada bene.
Il problema è che il mercato potrebbe metterci dieci anni per tornare “quello che era prima” e se tutte le aziende ragionano in questo modo, se il tasso di disoccupazione cresce, non è neanche detto che torni a quei livelli.

Sarebbe opportuno non tanto anticipare i consumi, quanto anticipare le assunzioni, affinché si contrasti questo shock negativo sulla capacità produttiva e la domanda dell’economia. Non bisogna incentivare la Fiat a produrre di più per un anno drogandone il mercato di sbocco con incentivi e rottamazioni varie, perché la Fiat assumerà lo stretto indispensabile e non è neanche detto che lo faccia in Italia. Bisogna fare in modo che per la Fiat sia conveniente assumere già da ora la forza lavoro che le servirebbe fra, che so, cinque anni in un’ottica di ripresa dell’economia. Come?
Si potrebbe stabilire, per determinati settori e fino a certi livelli retributivi, che il costo del lavoro dei dipendenti assunti nel 2010 (e solo quelli nel 2010, dev’essere un’occasione irripetibile, non una sanatoria periodica e regolare come i condoni tremontiani) venga conteggiato due volte come deduzione della base imponibile IRES per cinque anni. Sarebbe inoltre necessario che l’azienda possa licenziare più facilmente questi dipendenti (non arbitrariamente, ma neanche con le difficoltà legate a contratti a tempo indeterminato) restituendo però gli incentivi ricevuti se il licenziamento avviene entro i cinque anni.
Tale misura potrebbe essere accompagnata inoltre da una riduzione generalizzata dell’IVA nel 2010. I consumatori tenderanno ad anticipare gli acquisti (di tutti i prodotti, non solo delle autovetture) e le imprese avranno già messo in casa più dipendenti incentivate dalla doppia deducibilità del costo del lavoro per gli assunti nel 2010.

A mio avviso, questo potrebbe essere uno shock importante e di direzione opposta rispetto a quello che ha colpito la nostra economia tra il 2008 e il 2009.

Certo, è una manovra costosa. Ma lo sono anche il ricorso massiccio alla CIG e CIGS e gli incentivi per il settore automotive. Sarebbe politicamente accettabile se parte di questi incentivi all’assunzione di lavoratori dipendenti fosse finanziato da un ritocco delle aliquote sui redditi da capitale. Come finanziare incentivi del genere è una questione politica e tutto sommato secondaria. L’importante, però, è capire che bisogna agire direttamente sull’occupazione e subordinatamente sui consumi. Stimolare i consumi per ravvivare di riflesso il mercato del lavoro non sta funzionando e dubito che funzionerà.

Articolo creato 1724

3 commenti su ““Un milione di posti di lavoro” (cit.)

  1. La tua analisi è molto buona, ho qualche dubbio sulla ricetta.
    In primo luogo di IRES se ne pagherà ben poca e il costo del lavoro del lavoro (interinale incluso) non è deducibile ai fini IRAP.
    Il solo incentivo fiscale non credo sarebbe sufficiente in questo difficile periodo, forse sarebbe più efficace un abbattimento del carico contributivo in capo all'azienda, in questo modo oltre al beneficio economico si aggiungerebbe quello finanziario.
    Poi rimane il problema più rilevante, le aziende in crisi e quelle in CIG non possono assumere, il rischio che la manovra non produca effetti è concreto.

    Inoltre la CIG è coperta dai contributi versati negli scorsi anni dai metalmeccanici, forse ti riferisci alla CIG in deroga ed ai contratti di solidarietà.

  2. Fabrizio,
    Ti ringrazio per le tue osservazioni. Effettivamente non avevo considerato che le aziende in CIG non possono assumere. Non conoscevo neanche molto bene le modalità di finanziamento degli ammortizzatori sociali.
    Quanto all'incentivo fiscale, io ritengo che possa comunque essere appetibile. E' vero che molte aziende nel 2010 non utilizzeranno l'inchiostro nero per scrivere l'ultima riga del bilancio, ma assumendo molto nell'anno in cui è valido l'incentivo possono aumentare considerevolmente le perdite deducibili negli anni successivi. Con questo modo, lo stato fornisce un incentivo che tutto sommato non incide molto sui fabbisogni di cassa di un anno delicato. L'Irap andrebbe ripensata del tutto: ha una base imponibile assurda, ma farlo ora comporterebbe un salasso che il Tesoro non può permettersi.

  3. Fabrizio,

    Ti ringrazio per le tue osservazioni. Effettivamente non avevo considerato che le aziende in CIG non possono assumere. Non conoscevo neanche molto bene le modalità di finanziamento degli ammortizzatori sociali.

    Quanto all'incentivo fiscale, io ritengo che possa comunque essere appetibile. E' vero che molte aziende nel 2010 non utilizzeranno l'inchiostro nero per scrivere l'ultima riga del bilancio, ma assumendo molto nell'anno in cui è valido l'incentivo possono aumentare considerevolmente le perdite deducibili negli anni successivi. Con questo modo, lo stato fornisce un incentivo che tutto sommato non incide molto sui fabbisogni di cassa di un anno delicato. L'Irap andrebbe ripensata del tutto: ha una base imponibile assurda, ma farlo ora comporterebbe un salasso che il Tesoro non può permettersi.

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