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Un rapporto, due articoli

Inserito da danybus | settembre 18, 2009

Poi dici sempre le solite cose: che la stampa italiana è mediocre, approssimativa e faziosa. Poi dici che sei esterofilo e che ti porti dietro questo timore reverenziale nei confronti di qualsiasi cosa si scriva al di là delle Alpi. Epperò.

Analizziamo due articoli pubblicati su un argomento che mi sta a cuore e su cui mi ritengo informato più della media: la questione mediorientale. Tre giorni fa il Consiglio ONU per i diritti umani (UN Human Right Council) ha pubblicato un rapporto sulle ultime operazioni a Gaza condotte dall’esercito israeliano. La conclusione è che Israele avrebbe commesso crimini di guerra, crimini contro l’umanità, ma che anche i ripetuti lanci di razzi qassam lanciati da Gaza contro la popolazione civile israeliana possono essere considerati crimini di guerra. Va bene.

Uno che ha molto tempo libero può sfogliare le oltre 500 pagine della pubblicazione, informarsi su chi l’ha scritta, su come l’ha compilata, documentarsi sulla questione da altre fonti e poi farsi un’idea propria. Se invece non vivete di rendita e lavorate quelle otto ore al giorno (o più) per guadagnarvi la pagnotta, vi affidate a una roba chiamata “stampa” che fa quel lavoro al posto vostro consentendovi di informarvi abbastanza esaustivamente sull’argomento in poco più di cinque minuti.

Confrontiamo due articoli scritti su quella pubblicazione: Repubblica (Onu: “Da Israele e palestinesi
crimini di guerra e contro l’umanità
) e l’Economist (Opportunity missed)

REPUBBLICA

Sia israeliani che palestinesi hanno compiuto “crimini di guerra” e in alcuni casi “crimini contro l’umanità” durante l’operazione militare israeliana “Piombo fuso” a Gaza. Lo afferma un rapporto delle Nazioni Unite, presentato oggi a New York. Il dossier è stato steso da quattro esperti internazionali guidati dal giudice sudafricano Richard Goldstone, ex procuratore capo dei tribunali internazionali per il Ruanda e l’ex Jugoslavia.

ECONOMIST

[…] a United Nations mission accused it (ndt: Israele) of having deliberately committed war crimes during its three-week attack on Gaza that ended in January. Yet this week’s report was deeply flawed. In a conflict where missed opportunities are as common as Qassam rockets, the risk is that both sides will now conclude the wrong thing: Arabs that Israel has just been found guilty; and Israel that it will never get a fair hearing in a hostile world.
From the very start, this report had to overcome the taint of prejudice. It was mandated by the UN Human Rights Council, an anti-Israeli outfit notorious for having congratulated Sri Lanka’s government on brutal conduct that led to appalling loss of life among Tamil civilians. Israel refused co-operation. But the mission was headed by a respected international jurist, Richard Goldstone. A Jew himself, Mr Goldstone insisted on scrutinising the conduct of Hamas as well as Israel. There was hope that he might wrestle the inquiry into balance.

Già dall’inizio si nota come Repubblica parli semplicemente di rapporto della “Nazioni Unite”, senza dare informazioni importanti sull’organo specifico dell’Onu che ha commissionato lo studio. Inoltre, già nell’introduzione sembra come plaudere all’equilibrata posizione del rapporto (“sia israeliani che palestinesi”) che punta il dito anche contro il lancio di razzi Qassam contro i civili israeliani (ma dai!).
Andiamo avanti con la lettura:

REPUBBLICA

L’operazione militare sotto accusa.
L’atto d’accusa dell’Onu è contenuto in 574 pagine, dove si afferma che l’operazione militare del 27 dicembre era “diretta alla popolazione di Gaza nel suo insieme” per “punirla” e che l’esercito israeliano non ha condotto in maniera appropriata le indagini sulle violazioni compiute. Secondo i giudici, lo stato ebraico “non ha adottato le precauzioni necessarie richieste dal diritto internazionale per limitare le perdite di vite umane e i feriti fra i civili e i danni materiali”.
Armi al fosforo.
Il rapporto condanna come “violazioni del diritto umanitario internazionale” i proiettili di mortaio al fosforo bianco contro le installazioni dell’Unrwa (agenzia dell’Onu incaricata dei rifugiati palestinesi) e gli attacchi con armi al fosforo su due ospedali di Gaza.
L’appello ai palestinesi.
Nell’atto di accusa delle Nazioni Unite sono finite anche le operazioni condotte dal fronte opposto. Nel rapporto si legge che il lancio di missili contro Israele da parte palestinese costituisce “un crimine di guerra e può essere ritenuto crimine contro l’umanità” in quanto non distingue fra obiettivi militari e civili. Il giudice Goldstone ha anche esortato i militanti palestinesi a liberare il soldato israeliano Gilad Shalit, sequestrato nel 2006 e da allora tenuto prigioniero a Gaza.

ECONOMIST

…the report takes the very thing it is investigating as its central organising premise. Israeli policy in Gaza, it argues, was deliberately and systematically to inflict suffering on civilians, rather than Hamas fighters (see article). Israel’s assertions that, in the difficult circumstances of densely populated Gaza, it planned its military operations carefully and with constant legal advice are taken by the report as evidence not of a concern to uphold international law but of a culpable determination to flout it. Israel’s attempts to drop warning leaflets, direct civilians out of danger zones and call daily humanitarian pauses may well have been inadequate, but the report counts them for nought. As many as 1,400 people died in the fighting. It is a grisly thought, but if Israel really had wanted to make Palestinian civilians suffer, the toll could have been vastly higher.

Repubblica si limita a fare il riassuntino del comunicato stampa pubblicato insieme al rapporto elencando le principali accuse rivolte alle parti, senza alcuno spunto critico. L’Economist invece denuncia un difetto metodologico nel rapporto, che assume come premessa proprio la materia su cui dovrebbe indagare: cioè che l’esercito israeliano avrebbe deliberatamente coinvolto i civili di Gaza durante le sue operazioni militari.

E arriviamo quindi alla conclusione:

REPUBBLICA

Immediata la replica di Istraele, che ha respinto con estrema durezza i rilievi delle Nazioni Unite. “Oggi è stato scritto un capitolo vergognoso nella storia del diritto internazionale e del diritto dei popoli all’autodifesa”, si legge n una nota del ministero degli Esteri israeliano. Secondo il governo israeliano, che si è rifiutato di collaborare con l’indagine, “il verdetto era stato già scritto in anticipo a Ginevra” e la commissione delle Nazioni Unite “si è limitata a raccogliere testimonianze false o unilaterali contro Israele” nella sua recente missione nella regione.

ECONOMIST

The pity is that the report frustrates the objective that Israel should be striving for: to hold its politicians and soldiers to the highest standards of Israeli and international law. After its costly war in Lebanon in 2006, Israel plainly chose to minimise its own casualties by using massive firepower in Gaza. It went too far. There have been credible allegations that individual soldiers broke rules banning the use of Palestinian civilians as human shields sent first into properties where fighters may be holed up; that civilians known not to pose any military threat were killed in cold blood and that Israeli forces used white phosphorous over built-up areas. Israel is pursuing 23 criminal investigations so far into the Gaza operations. It must finish the job. Unlike Syria, say, Israel is a democracy that claims to live by the rule of law. It needs to make its case by moral force as well as by force of arms.
The UN report has not come at a good moment. Barack Obama is trying to restart direct talks between the Palestinian Authority and Israel. The peace process was never going to be easy. With its thimbleful of poison, the Goldstone report has made the job all the harder.

Repubblica alla fine, senza analizzare minimamente le implicazione del rapporto di cui riferisce, riporta alcuni virgolettati delle autorità israeliane. Proteste di rito, dovute, su cui Repubblica non esprime alcun parere prendendone le distanze con qualche virgoletta. L’Economist non riporta alcuna citazione e si espone criticando aspramente il rapporto su Gaza e descrivendone le conseguenze negative in un momento così delicato.

Il punto di questa disamina non è dare torto ai palestinesi e ragione agli israeliani (se l’articolo dell’Economist fosse stata aspro contro l’esercito israeliano avrei scritto comunque questo post). Il punto è dare torto a un modo di fare giornalismo e plaudere a un altro.

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