Paese che vai, jeans che trovi


Se dovessi sceglire una trilogia rappresentativa dei vacui anni ’80, della mia infanzia altrettanto vacua e di quel modo cazzone e stupendo di fare cinema, quella sarebbe senz’altro Ritorno al Futuro.

I fanatici ricorderanno chicche come “Ohi tu porco, levale le mani di dosso” o come McFly che fa conoscere “Johnny B Good” al cugino di Chuck Berry.

In qualità di fanatico di Spielberg non posso evitare di vedere almeno due volte l’anno questa trilogia, possibilmente in tre lingue differenti. Si scoprono cose interessanti

Ad esempio. C’è una scena in cui Martin McFly, appena atterrato negli anni ’50, viene chiamato con il nome dei Jeans firmati che indossa. Nella versione inglese viene chiamato “Calvin Klein”, nel doppiaggio italiano invece, dal momento che i Jeans Calvin Klein non erano così in voga nel Belpaese, Martin viene chiamato Levis. I francesi si disintiguono per il loro sciovinismo doppiando quel Calvin Klein con un più gallico “Pierre Cardin”.

Sono piccole cose che valgono più di qualsiasi ricerca sociologica.

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