Skybay (quattro anni dopo)

skype_ebay_webcam_freeNel barboso mondo dell’m&a (milanese moderno per “fusioni e acquisizioni”) che muove miliardi di euro nell’indifferenza dei più, ci sono particolari operazioni, di entità pur marginale, che suscitano però infiniti dibattiti anche tra i non addetti ai lavori. Si tratta generalmente di tutte quelle acquisizioni che coinvolgono aziende con cui abbiamo un rapporto pressoché quotidiano in qualità di consumatori o utenti. Così se Facebook acquisisce Friendfeed, pur non detenendo alcuna azione né dell’una né dell’altra azienda, eccoci pronti a parlare di strategie aziendali con la passione di chi ha in gioco forti interessi economici e la saccenteria di navigati strateghi d’impresa. Se un fondo di private equity acquista per decine di miliardi di dollari una delle più grandi aziende produttrici di semiconduttori, la notizia resterà fuori dalla portata dei radar dei profani, ma se per una manciata di milioni Yahoo! acquisisce Flickr o Del.icio.us, eccoci pronti ad accendere infiniti dibattiti. Per non parlare di Walt Disney che fa un’offerta per la Marvel. Tutto sommato è un fenomeno spiegabile. Gli utenti di un servizio sono a tutti gli effetti stakeholder dell’azienda che lo fornisce e quando questa è coinvolta in un’operazione di m&a che in qualche modo andrà a plasmarne le caratteristiche è normale che i suoi utenti ne parlino. Se questi poi sono particolarmente verbosi e hanno il pallino della condivisione (come è il caso degli utenti della maggior parte dei servizi su internet), è certo che l’operazione avrà una potente cassa di risonanza e che sia oggetto di accese discussioni.

Non c’è quindi da stupirsi quindi se quattro anni fa, quando Ebay acquisì Skype per circa 3 miliardi di dollari, la rete si scatenò nel crocifiggere o difendere la mossa di Meg Whitman. Così come non c’è da stupirsi se, a distanza di quattro anni, all’indomani dell’annunciata cessione della maggioranza di Skype, gli sessi esperti-profani si consumino di nuovo nel chiacchiericcio. Ovviamente, non potevo sottrarmi a questo esercizio. Il 13 settembre del 2005 scrivevo queste cose:

Ebay compra Skype per 2,6 miliardi di dollari. Skype funziona benissimo, è una figata e mi ha fatto spendere pochissimo per comunicare con casa dagli Stati Uniti. Il problema è che fattura 60 milioni di dollari l’anno, non fa utili e comprare una società oltre 40 volte il suo fatturato previsto per l’anno in corso ha un sapore di bolla speculativa.
Skype ha dalla sua 59 milioni di utenti in crescita costante, ma finora il ricavo medio per utente è stato di poco superiore a 1$ dollaro l’anno. Bisogna vedere cosa ci farà eBay con questi 59 milioni di utenti e quali sinergie ha in mente di sfruttare. Io ne vedo poche e frasi come quelle qui sotto, tratte dalla presentazione agli analisti, mi convincono poco:

Skype will accelerate commerce on eBay
Skype opens up new lines of business, new monetization models, new geographies
A great standalone communications business
eBay + PayPal + Skype = Unparalleled e-commerce and communications

A distanza di quattro anni, gli utenti sono diventati 405 milioni e i ricavi sono saliti a circa 550 milioni. Significa che in quattro anni l’arpu (il ricavi medio per utente) è salito di circa il 30%, che il numero di utenti registrati è cresciuto ad un tasso medio annuo del 61% e che i ricavi sono cresciuti al ritmo medio annuo dell’80. Nonostante i risultati lusinghieri, il prezzo che Ebay è riuscita spuntare dal consorzio di fondi a cui ha ceduto il 65% di Skype implica una valutazione pressoché identica al prezzo pagato da Ebay quattro anni fa. Chi volesse vedere la parte piena del bicchiere non mancherà di osservare che racimolare 2 miliardi di dollari dalla vendita di un’azienda che è sull’orlo del break-even, in un contesto economico-finanziario come quello attuale, è un risultato di tutto rispetto. Inoltre, dal momento che Ebay aveva svalutato la sua partecipazione in Skype per 1,4 miliardi, è probabile che con l’operazione in questione Ebay riesca anche a dare una spinta insù all’utile del 2009. Ad essere cinici, invece, possiamo constatare che se Ebay avesse messo circa 3 miliardi di dollari in un titolo di stato avrebbe ottenuto molta più grana risparmiandosi diverse grane. Sulle ottime performance di Skype, in definitiva, probabilmente ha influito il buon operato dei manager di Ebay che se ne sono occupati, ma è indubbio che, a parte questo, appartenere al leader di aste non ha inciso sostanzialmente sulle performance di un servizio già in forte crescita. Parimenti è indubbio che la stellare crescita di Skype non ha portato vantaggi sostanziali al core business di Ebay.

Tirando le somme, il prezzo pagato da Ebay quattro anni ha anticipato con casuale e straordinaria esattezza tutta la crescita futura di Skype, senza nessun margine di guadagno per l’acquirente. Grossolanamente, nel settore del private equity, si dice che se si paga un’azienda valutandola allo stesso prezzo risultante dall’attualizzazione dei suoi flussi di cassa, si fa un pessimo affare. Se si fossero realizzate quelle sinergie illustrate nei quattro bullet point della presentazione del 2005, il discorso sarebbe stato diverso, ma, come prevedibile, come previsto, ciò non è avvenuto. Non voglio unirmi, però, al coro dei te-l’avevo-detto, di coloro che avevo crocefissero Meg Whitman per la sua avventura in Skype. Le aziende si fanno prendendo rischi e seguendo intuizioni rischiose. Sinceramente dieci anni fa non avrei scommesso un euro su un’azienda che basava il suo core business sulla speranza che i propri utenti si sarebbero scambiati beni da un capo all’altro del mondo fidandosi e di una roba chiamata “feedback” (e avrei avuto torto marcio). Ebay, nella persona del suo ex CEO, ha fatto una scommessa sull’integrazione di due business che all’apparenza non avevano molto in comune. Molto assennatamente la scommessa è stata fatta su un business in forte crescita che ha permesso ad Ebay di non perdere un centesimo nonostante il mancato verificarsi delle sinergie sperate. Se si pensa all’esito di altre aggregazioni che hanno portato ad ingenti perdite, se non al fallimento di entrambe le aziende coinvolte (vedi Dailmer-Chrysler), mi sembra che il rischio preso da Ebay cinque anni fa si possa definire un rischio calcolato e, visto il successo di Skype stand-alone, un rischio che un’azienda dinamica come Ebay deve prendere.

Che dire del gruppo di fondi che ha acquisito il 65% di Skype pagandolo 5,66$ per utente e cinque volte il fatturato 2008? Il prezzo è ancora alto, ma relativamente basso se si considerano le valutazioni di Facebook, Twitter e altri Social Network. Skype ha il doppio degli utenti di Facebook ed ha già trovato il modo di monetizzare la sua popolarità (Skype Out principalmente). Facebook, le cui valutazioni implicite nelle recenti transazioni si aggirano intorno a una cifra doppia rispetto a quella di Skype, deve ancora venire a capo di un modello di business con cui monetizzare la sua larga base di utenti. C’è inoltre un dettaglio tecnico che secondo me darà una forte spinta a Skype. Grazie all’iPhone, e in generale agli smartphone, il mondo sarà pieno di telefonini in grado di collegarsi a reti wi-fi o di collegarsi a internet a costi ridottissimi. Rispetto al 2005, quando l’utente utilizzava Skype con cuffie e microfono, o peggio comprando apparecchi telefonici ad hoc che si collegavano alla rete wifi di casa, è tutto un altro mondo. Adesso basta un iPhone e in casa posso tranquillamente telefonare in Voip utilizzando lo stesso cellulare che utilizzo per le chiamate di tutti i giorni. L’ha capito anche Google che si sta avvicinando al Voip con Google Voice. L’ha capito anche Ebay che una quota del 35% in Skype se l’è comunque tenuta.

Ne riparleremo tra altri quattro anni.

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4 commenti su “Skybay (quattro anni dopo)

  1. “Adesso basta un iPhone e in casa posso tranquillamente telefonare in Voip utilizzando lo stesso cellulare che utilizzo per le chiamate di tutti i giorni. L’ha capito anche Google che si sta avvicinando al Voip con Google Voice. L’ha capito anche Ebay che una quota del 35% in Skype se l’è comunque tenuta.”

    L'ha capito anche Apple che non ti permette di far girare Skype in background, per non infastidire le compagnie telefoniche.

  2. Sarà il grande tema del 2010. L'attuale situazione è provvisoria e insostenibile per un produttore come Apple (anche perché il Jailbreak supera già molti dei limiti imposti per tutelare le compagnie telefoniche, come il blocco l'impossibilità di chiamare con Skype senza Wi-Fi, direttamente tramite rete dati umts o edge).

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