Liquidità selettiva

La liquidità è la chiave di tutto. Senza quella non puoi pisciare nell’erba alta coi cani grossi (Gordon Gekko)

A scorrere la lista degli ultimi interventi delle banche centrali d’Europa, Inghilterra e Stati Uniti, si potrebbe tranquillamente pensare che il sistema bancario sguazzi nella liquidità. Effettivamente è così: tassi ufficiali vicini allo zero, Euribor in costante discesa (la scadenza a tre mesi viaggia ormai sotto lo 0,9%), riacquisto di covered bond, quantitative easing su T-bond e Gilt, iniezione di liquidità record da 400 miliardi di euro della Bce. L’andamento dei tassi interbancari, ormai del tutto allineati ai tassi ufficiali delle banche centrali, dimostra che le banche hanno effettivamente superato la crisi di liquidità e, semmai, il sistema si trova ora ad affrontare il problema opposto.

Eppure le piccole e medie imprese si lamentano e soffrono invece di una crisi di liquidità senza precedenti. I sub-fornitori dell’indotto auto europeo arrancano, sebbene i dati delle immatricolazioni (drogate dagli incentivi) stiano dando soddisfazione alle grandi case automobilistiche. Il frammentato settore del trasporto marittimo, fatto di imprese di medie dimensioni, è sull’orlo di un fallimento globale. Le PMI italiane devono elemosinare moratorie all’ABI semplicemente per far fronte ai bisogni di circolante. Insomma, ma dove va a finire tutta questa liquidità se il 90% delle imprese si lamenta di una stretta creditizia rispetto a un anno fa (quando non erano state messe in atto tutte queste belle misure)?

Dove? Volete qualche esempio? L’Enel lancia un aumento di capitale da 8 miliardi e viene sottoscritto dal mercato senza alcun problema. Non sazia di questa scorpacciata, Fulvio Conti emette anche un bond da un miliardo. Wind lancia un bond da 2,7 miliardi per rimborsare parte del mastondontico debito ereditato dall’operazione di LBO del Faraone e il mercato ne richiede quasi il doppio. Fiat, con i conti non proprio in ordine e un mercato di riferimento ancora in terapia intensiva, emette un bond da 1,25 miliardi e il mercato ne domanda otto volte tanto. Potrei continuare con Finmeccanica, Bulgari, Airfrance-Klm, Deutsche Post, eccetera, eccetera.

La lezione da imparare è che la politica monetaria è in grado di influenzare direttamente il mercato dei capitali immettendo liquidità nello stesso nonché calmierando il livello di tassi a breve e lungo termine. La sua efficacia si ferma lì. Se la vostra azienda è in grado di finanziarsi sul mercato dei capitali, ne beneficerete: i rendimenti dei vostri bond faranno gola a un mercato che ormai non riesce a spuntare più del 3,5% dai titoli di stato e se la vostra azienda è sana, un aumento di capitale che garantisca buoni ritorni in termini di dividend yield verrà sottoscritto senza problemi. Se invece la vostra azienda ha come unica fonte di finanziamento il sistema bancario avrete a che fare con spread in crescita, direttori di filiale miopi e pavidi comitati crediti. Una moratoria striminizita sui mutui in essere è tutto quello che potete aspettarvi. Di nuove linee non se ne parla neanche.

La liquidità c’è, ma non per tutti.

Articolo creato 1724

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