Decreto Anticrisi: aumento di capitale

E’ appurato che il sistema imprenditoriale italiano è sottopatrimonializzato. Diversi fattori concorrono a far sì che nell’alternativa tra capitale proprio e debito le imprese italiane preferiscano quest’ultima forma di finanziamento. Il fenomeno è diffuso soprattutto tra le piccole e medie imprese a proprietà familiare (cioè su gran parte delle società italiane) dove le persone fisiche tendono a mettere in azienda il minimo indispensabile e a distribuire dividendi per quanto possibile, finché le banche possono finanziare il fabbisogno residuo. La deducibilità degli oneri finanziari dalla base imponibile, contrapposta all’indeducibilità dei dividendi, favorisce ulteriormente il ricorso all’indebitamento come alternativa al capitale proprio.
Senza scomodare Merton-Miller e teorie finanziarie che nella pratica non trovano concrete applicazioni, ci si può limitare ad osservare che questo ricorso estremo al sistema creditizio, da una parte incrementa la redditività sul capitale proprio (ROE), ma dall’altra rende il nostro tessuto imprenditoriale meno propenso all’investimento e molto sensibile ai capricci del sistema bancario. Un’acquisizione, un’espansione della capacità produttiva, un piano di ristrutturazione: tutte queste importanti decisioni strategiche dipendono dagli umori del direttore di filiale di turno o dal comitato crediti della banca. Nei casi più estremi la revoca di un fido e un calo di fatturato possono anche determinare il fallimento di alcune microimprese. E’ per questo che la stretta creditizia, seppur meno severa in Italia, è particolarmente sentita dalle nostre imprese che ogni giorno fanno sentire la propria voce attraverso Confindustria.

Il governo, con il chiacchierato decreto anticrisi, sta agendo su due fronti. Da una parte sta incentivando con modalità un po’ mafiose (o fai così o ti tartasso) il sistema bancario a concedere una moratoria di un anno sui finanziamenti in essere alle PMI, dall’altra sta mettendo a punto degli sgravi alle imprese che si rafforzano patrimonialmente con un aumento di capitale. Vediamo dunque cosa è stato fatto su quest’ultimo fronte.

Gli strilli dei quotidiani recitano: “Sgravi sugli aumenti di capitale”. Sembra un’ottima misura: questa crisi offre una buona occasione di risolvere il problema italiano della sottopatrimonializzazione d’impresa. Ma il diavolo è nei dettagli e i nodi al pettine che si incontrano andando a sbirciare tra le prime bozze del decreto anticrisi sono molti.

a) Lo “sgravio” (che inizialmente non si capisce se sia una deduzione o una detrazione) vale solo per aumenti di capitale fino a 500 mila euro. Più che alle PMI, l’agevolazione si rivolge alle piccolissime imprese e basta. Su aziende prettamente industriali, con 50-100 addetti, è poco immaginabile che un aumento di capitale di 500 mila euro possa incidere molto.

Accettiamo comunque questa focalizzazione sulle piccolissime imprese, pensando che magari il governo abbia in mente altri interventi successivi per società di dimensioni maggiori.

b) L’agevolazione si applica solo per aumenti di capitale eseguiti da persone fisiche. Quindi se un’azienda decide di ricorrere al private equity oppure alla quotazione in borsa per rafforzare il proprio patrimonio non riceve nessun tipo di agevolazione. E’ evidente che la norma si rivolge unicamente alle piccolissime imprese che al private equity e ai mercati finanziari non pensano affatto, ma discrimina anche gli investimenti di fondi venture il cui taglio di intervento è comunque piccolo.

Accettiamo comunque questa focalizzazione sulle persone fisiche, pensando che magari il governo abbia in mente altri interventi specifici per gli operatori finanziari che potrebbero concorrere a ricapitalizzare il sistema imprenditoriale italiano.

c) L’agevolazione consiste in una deduzione del 3% sull’importo dell’aumento di capitale valida per cinque anni. In pratica se metto 100 mila euro in azienda, per cinque anni la società potrà dedurre dalla base imponibile 3 mila euro su cui eviterà di pagare circa 990 euro (990 euro, non ho dimentica il “mila”) di tasse ogni anno per il prossimo lustro (sempre che la società resti in utile). Facciamo finta che io, persona fisica, abbia una piccola azienda e 100 mila euro sul mio conto corrente personale. Posso decidere di investire i 100 mila euro su un BTP decennale oppure investirli nella mia azienda per rafforzarne il patrimonio in questi tempi di magra. Il BTP decennale mi renderebbe circa 3800 euro l’anno e l’azienda ricorrerebbe all’indebitamento bancario pienamente deducibile dal reddito di impresa. Certo, gli oneri finanziari andrebbero a deprimere l’utile netto, ma comunque mi tengo i miei soldi in un btp e a rischiare è solo la banca. Rischiando invece i 100.000 euro mettendoli in azienda avrei un agevolazione fiscale di 990 euro e poi dovrei comunque pagare le tasse sugli utili distribuiti che la società potrà distribuirmi in futuro.

Riassumendo, se avete avuto la pazienza di arrivare fin qui.
a) l’agevolazione si rivolge a imprese molto molto piccole (piccoli artigiani, piccoli negozi, etc)
b) l’agevolazione ignora, anzi esclude deliberatamente, l’intervento degli operatori finanziari e dei mercati borsistici
c) l’agevolazione non incentiva alcunché. E’ semplicemente un blando aiutino a chi è costretto a ricapitalizzare la propria piccolissima impresa.

a + b + c = Un’occasione sprecata per riformare la tassazione del reddito d’impresa incentivando comportamenti virtuosi.

Non erano meglio DIT e SuperDIT che Tremonti si è affrettato ad abolire una volta occupata la scrivania di Visco?

Articolo creato 1724

5 commenti su “Decreto Anticrisi: aumento di capitale

  1. Cento volte meglio la DIT: infatti è stata tolta perché aveva determinato un calo del gettito da Irpeg.

  2. L'avevo letta e ho pensato…ma se devo recuperare al max 5k di tasse circa investendone 500k ma chi me lo fa fare…

  3. NON MI STUPISCE AFFATTO ! NON HO APPROFONDITO FINO AD OGGI LE “MEGA” NORME ANTICRISI PER MANCANZA DI TEMPO E DI … VOGLIA.
    SI PERCHE' COME IMMAGINAVO TRA LA PROPAGANDA E LA REALTA' CI CORRONO PARECCHI MA…
    OGGI, SOLLECITATA DA ALCUNI CLIENTI VOGLIOSI DI ASSAPORARE LE FANTASTICHE AGEVOLAZIONI E I FANTASTICI SGRAVI PROSPETTATI DALLA QUASI TOTALITA' DELLA STAMPA TELEVISIVA E DELLA CARTA STAMPATA MI SONO DEDICATO AD UNO “STUDIO” APPROFONDITO PER SCOPRIRE CHE NESSUNO DEI MIEI CLIENTI, NON MOLTI PER CARITA', POTRA' AVERE VERI VANTAGGI DALLE NORME IN VIA DI APPROVAZIONE. MI DISCPIACE MA AVEVO ANCORA UNA VOLTA RAGIONE !!

  4. NON MI STUPISCE AFFATTO ! NON HO APPROFONDITO FINO AD OGGI LE “MEGA” NORME ANTICRISI PER MANCANZA DI TEMPO E DI … VOGLIA.

    SI PERCHE' COME IMMAGINAVO TRA LA PROPAGANDA E LA REALTA' CI CORRONO PARECCHI MA…

    OGGI, SOLLECITATA DA ALCUNI CLIENTI VOGLIOSI DI ASSAPORARE LE FANTASTICHE AGEVOLAZIONI E I FANTASTICI SGRAVI PROSPETTATI DALLA QUASI TOTALITA' DELLA STAMPA TELEVISIVA E DELLA CARTA STAMPATA MI SONO DEDICATO AD UNO “STUDIO” APPROFONDITO PER SCOPRIRE CHE NESSUNO DEI MIEI CLIENTI, NON MOLTI PER CARITA', POTRA' AVERE VERI VANTAGGI DALLE NORME IN VIA DI APPROVAZIONE. MI DISCPIACE MA AVEVO ANCORA UNA VOLTA RAGIONE !!

I commenti sono chiusi.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto