In questo mondo di ladri (come natura crea)

Nessuna canzone potrebbe essere più adatta di quella di Antonello Venditti per descrivere l’intera vicenda del default dei cosiddetti Cirio Bond. Per chi si fosse perso le puntate precedenti ecco un piccolo riassunto dell’intera vicenda.

In una fredda giornata d’autunno 2002 Cirio dichiara di non essere in grado di pagare una cedola di una sua emissione obbligazionaria; da quella giornata scoppio il bubbone “Cirio”. In pochi giorni le altre sei emissioni obbligazionarie Cirio furono dichiarate in default sospendendo il pagamento di capitali ed interessi su un totale di 1,25 miliardi di euro. Un quantitativo interamente sottoscritto da piccoli risparmiatori: neanche uno dei bond cirio, sprovvisti di rating, era nel portafoglio di fondi comuni, banche o altri investitori istituzionali. Fin qui una delle tante delusioni finanziarie che hanno colpito negli ultimi anni i risparmiatori italiani. Il problema è che in questo caso c’è veramente del marcio… Già perché il gruppo agro-alimentare guidato dal finanziere Cagnotti non è giunto in cattive acque a causa della congiuntura economica stagnante o di una crisi di settore; alla disastrata situazione Cirio è stata guidata volutamente e con la connivenza di alcune banche da Cagnotti stesso e da una gestione finanziaria assai fantasiosa…

Tanto per cominciare la catena di controllo è una inestricabile labirinto di holding, scatole cinesi, che parte dalle Antille olandesi fino a Singapore passando per le isole della Manica. Prima di arrivare a Cirio Finanziaria (il titolo quotato nella borsa italiana e garante delle obbligazioni), si deve passare per almeno 8-9 holding tramite cui si arriva a Sergio Cagnotti protetto da insormontabili schermi societari di paradisi fiscali. Durante tutto il 1997-1998 sono state effettuate numerose cessioni infragruppo che hanno comportato per le holding che stanno dietro cagnotti diverse plusvalenze. Per fare un esempio di questo ping-pong di partecipazioni il giochetto funzionava più o meno così: cirio finanziaria cedeva una sua controllata ad una holding di cagnotti la quale non pagava e lasciava debiti verso cirio finanziaria; poco tempo dopo la stessa controllata tramite fusioni od altre operazioni straordinarie tornava a cirio finanziaria che però pagava in contanti e restava con crediti in mano verso le holding di cagnotti delle isole vergine o delle Antille. Nel frattempo le l’indebitamente del gruppo verso le banche si andava via via riducendo per trasformarsi in debito verso obbligazionisti; obbligazioni sprovvista di rating collocate dagli sportelli delle stesse banche verso cui Cirio era prima creditrice.

Nel momento del default questa era più o meno la situazione. Debiti verso obbligazionisti 1.25 miliardi di euro. Debiti verso banche 0.5 miliardi. Ma non solo: i debiti verso le banche sono per la maggior parte assistiti da garanzie reali e verrebbero senz’altro privilegiati in caso di fallimento della società. Intanto è piuttosto curioso che la Cirio Finanziaria che non riesce a rimborsare 1.25 miliardi di euro in obbligazioni vanta crediti per 518 milioni di euro inesigibili. Verso chi? Il bilancio dice “crediti verso controllanti e consociate” (leggi pure Cagnotti che ha svaligiato il patrimonio di azionisti e obbligazionisti)….. La vicenda è già di per sé vergognosa se si pensa che dopo cotante evidenze Cagnotti non solo non è stato neanche sfiorato da alcun procedimento giudiziario, neanche un’indagine, ma continua a sedere ogni domenica allo stadio Olimpico vicino a Cesare Geronzi (presidente di Capitalia, la quale tramite ha collocato gran parte presso i suoi correntisti una buona parte delle “notes” Cirio). Lo stesso individuo (Cagnotti) è stato condannato in Brasile ed in Canada per Insider Trading e frodi fiscali. Adesso in quei paesi non potrebbe neanche aprire un negozietto; qui in Italia lo chiamiamo “finanziarie”. Fino allo scorso esercizi lui ed il figlio in qualità di consiglieri ricevevano circa 1 milione di euro dal gruppo Cirio. Oggi è uscito sui giornali una nota informativa sintetica sul piano di risanamento del gruppo. Unica alternativa al fallimento della società su cui possono contare oltre 35.000 risparmiatori. Il piano di risanamento sconvolge per sfacciataggine e per il pregiudizio che viene arrecato ai già maltrattati obbligazionisti Cirio. Ecco in sostanza cosa propone….

Agli obbligazioni viene proposto di rinunciare a circa l’85% del valore delle obbligazionisti. Il restante 15% verrà rimborsato in azioni Cirio emesse per ripianare perdite che eccedono di gran lunga il patrimonio netto (negativo). Le perdite del 2002 ammontano a 902 milioni di euro e sono state causate quasi ed esclusivamente da svalutazione crediti verso consociate e controllanti (dove saranno finiti questi milioni?) e svalutazioni di partecipazioni tipo lazio e bombril. Dopo questo mega aumento di capitale e la conseguente mega riduzione dell’indebitamento (dovuta alla rinuncia dei creditori) Cirio diventerà una public company posseduta per il 95% da obbligazionisti, senza una stabile direzione e con tante di quelle incertezza da mettere paura… Gli ex-obbligazionisti di ritroverebbero ad essere azionisti di una società che dovrà affrontare numerosi procedimenti giudiziari dall’esito e dai costi piuttosto incerti. Ci sono contenziosi fiscali in brasile, procedimenti contro la Bombril, un’impugnazione del bilancio da parte della consob, istanze di fallimento promosse al tribunale di Roma ancora pendenti; alcune cessioni di attività non core sono bloccate da altri procedimenti giudiziari delle società da cedere. Anche la Commissione Europea potrebbe creare qualche grattacapo a Cirio. I produttori di pomodoro da cui Cirio acquista gran parte delle materie prime ricevono sussidi dalla UE a condizione che il venduto venga pagato 60 giorni prima della consegna. La morosità di Cirio non ha permesso tale circostanza ed il disastrato gruppo agro-alimentare si potrebbe ritrovare a pagare un prezzo delle materie prime maggiorato per compensare gli agricoltori dei mancati sussidi. Un aumento dei costi non è proprio quel che ci vuole per cominciare una nuova vita dopo il piano di risanamento….

Tutto questo piano “truffa” è subordinato all’approvazione delle assemblee degli obbligazionisti che si terranno a Londra. Gli ideatori del piano giurano che il piano stesso consentirà di recuperare più soldi rispetto ad un fallimento della società, ma viste le circostanze io vedo solo ulteriori rischi….

Il fallimento potrebbe portare a procedure più lunghe ma se qualche azione revocatoria dovesse andare a buon fine (e ce ne sarebbero tremila da fare a cominciare da quelle verso banche e holding di Cagnotti) si recupererebbe molto del maltolto…

La parola ora all’assemblea degli obbligazionisti….

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2 commenti su “In questo mondo di ladri (come natura crea)

  1. forse Merton non ha tutti i torti quando dice che i veri “padroni” delle società sono gli obbligazionisti e non gli azionisti…e poi ti pareva che in tutta questa storiaccia non c’entrava il “pio” Cesarone?

I commenti sono chiusi.

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