Pensieri in libertà sulla liberazione

25aprile.jpgDopo la quotidiana dose di nausea provocata dalle pagine politiche di questo e quel giornale, oggi mi sono ritrovato a chiedermi cosa fosse successo il 25 aprile. D’accordo: è la festa della Liberazione, è il giorno in cui ci sono quelli che cantano con orgoglio Bella Ciao e quelli che dicono si-mapperò-anche-gl-altri-noneranocattivi. Però mi è sfuggito per un istante che il 25 aprile si celebra il preciso evento storico della liberazione di Milano da parte dei partigiani. La storia la scrivono i vincitori e solitamente i vinti non possono che uscirne vinti e cattivi, ma sarebbe miope non considerare il punto di vista di coloro per i quali quella data rappresentò la capitolazione più che la liberazione.

Io che non sono figlio di partigiani, né di repubblichini, io che sono affetto da una grave carenza di impegno politico, resto allibito ad ogni 25 aprile di fronte all’infierire degli uni e al revanchismo degli altri in una ricorrenza che dovrebbe unire tutti nella celebrazione di una data storica che è stata fondamentale per il costituirsi della Repubblica (con tutti i suoi pregi e difetti) e dei valori su cui si fonda. Nella mia laica interpretazione storica, celebrerei la liberazione dell’Italia dall’occupazione tedesca. Non farei certo l’apologia di Piazza Loreto, non mostrerei giubilo di fronte alla sconfitta e all’umiliazione di italiani che hanno avuto la colpa di schierarsi con la parte sbagliata ora per debolezza umana, ora per circostanze sfortunate.

Ancora più stupefacenti sono le inossidabili connotazioni politiche che questa ricorrenza sembra prendere in forme sempre più marcate 25 aprile dopo 25 aprile, anno dopo anno. Possibile che dopo 60 anni una persona di destra sia un fascista e una persona di sinistra sia comunista e partigiana? Non esistono sfumature? Si è sciolta Alleanza Nazionale, si è sciolto l’MSI, abbiamo il Partito Democratico, ma il bipolarismo italiano non riesce a prendere forme meno anacronistiche di quella dicotomia Fascismo/Comunismo. E’ proprio possibile che non ci siano persone con idee socio-economiche di destra, che concordino con la politica fiscale di Tremonti ripudiando però tutto quello che rappresentò il fascismo e il ventennio mussoliniano? E’ possibile che non ci siano persone pensanti con idee economiche vicine al socialismo che non vedano spunti positivi dall’esperienza del ventennio?

Personalmente ritengo sacrosanto celebrare una data del genere, soprattutto per rispettare ed onorare chi diede la vita per liberare l’Italia. Se solo si evitasse di gioire anche per l’umiliazione di quegli italiani che parteggiavano dal lato sbagliato del Po’, eviteremmo di attualizzare quella tragedia nazionale che fu la divisione di un popolo. Continuando con i soliti titoli e le solite polemiche, il 25 aprile resterà una data maledetta di cui a stento di ricorderà l’origine storica.

Articolo creato 1724

2 commenti su “Pensieri in libertà sulla liberazione

  1. é come un cane che non vuol mollare l’osso. i comunisti che combatterono nella guerra civile del ’44/’46 per l’aggregazione dell’Italia ai regimi dell’est, si sono impossessati del concetto “liberazione” come una loro idniscutibile conquista mentre ci si dimentica che a liberare l’italia dal nazifascino furono le migliaia di morti delle “forze alleate occidentali”
    quella che viene chiamata la”libeazione ” fu in effetti una guerra civile in cui i comunisti combattevano contro i nazifascisti e i partigiani filo occidentali, i “repubblichini” contro comunisti e partigiani filo occidentali e i partigiani filo occidentali contro nazifascisti e comunisti. Quando saranno chiari questi concetti la data 25 aprile sarà una celebrazione meno pletorica più reale e quindi accettata e condivisa .

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