L’anima della crisi

Se si vuole avere una cartina tornasole efficace dello stato di fiducia delle imprese e della loro propensione a effettuare investimenti, basta guardare la televisione per un’oretta e fare una rapida statistica sulle pubblicità che si vedono in giro.

Per gioco ho condotto una rapida statistica dalle 20:00 alle 21:00 facendo un po’ di zapping tra Sky e Mediaset. Niente di scientifico, per carità.

Al primo posto con il 47% degli spazi pubblicitari c’è l’automotive. Sembra paradossale visto lo stato di acuta crisi di cui soffre il settore, ma è facile immaginare che gli incentivi governativi alla rottamazione avranno un effetto dopante sulle immatricolazioni dei prossimi mesi. Naturale che nessun marchio voglia essere escluso dalla festa e tutti si affrettano a saturare gli spazi pubblicitari (per la gioia di Mediaset).

Il 27% degli spazi pubblicitari è invece occupato da prodotti di largo consumo (detersivi, alimentari, dentifrici, supermercati, etc.). Si tratta di una categoria di prodotto sostenuta da sempre da forti investimenti in pubblicità. In valore assoluto non si notano volumi maggiori, ma il peso relativo di questa categoria è sicuramente aumentato rispetto al passato più che altro per la diminuzione di altre categorie.

Al terzo posto ci sono i servizi di telefonia mobile con il 16% degli spot trasmessi. A naso mi sembra che complessivamente abbiano tutti ridimensionato le spese di marketing mantenendole ora a un livello fisiologico e limitandole a poche promozione oppure a promuovere le famigerate “chiavette” per le connessioni dati.

Nel restante 10% ci si trova marginalmente un po’ di tutto: cd, film, prodotti editoriali, sky, mediaset, premium e prodotti assicurativi (collegati sicuramente alle vendite di auto).

Grandi assenti. Non si vedono più le pubblicità delle banche e di servizi finanziari. Addio Gialappas che promuove Intesa Sanpaolo. Addio ai bei tempi in cui Capitalia faceva produrre i suoi spot a Ridley Scott. Ci si accontenta al massimo di qualche sporadico spot di CheBanca! al suon di Mina e Caterina Caselli. Elettrodomestici? Per carità: pare che lavatrici e lavastoviglie siano state bandite dal panorama televisivo. Anche il lusso e i beni voluttuari non albergano più nel piccolo schermo, austerity oblige (ad eccezione delle Audi e le BMW che possiamo comprare a prezzi scontati grazie agli incentivi alla rottamazione).

Altra tendenza che si nota è la totale mancanza di spot istituzionali: quelle pubblicità che non promuovono un particolare prodotto, bensì un’immagine dell’azienda presso il pubblico. Evidentemente le imprese hanno dato un bel colpo di cesoie alle pretese dei creativi uffici marketing, limitandosi solamente a spendere per promuovere concretezza.

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