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Non sono io, sei tu

Inserito da danybus | febbraio 24, 2009

Non fosse per la mia aprioristica avversione nei confronti della musica commerciale, la mia cotta per Lily Allen potrebbe inquadrarsi come una gregaria passione per l’ennesima cantante di bell’aspetto o come semplice regressione musicale per le classifiche di MTV. Dopo un attento ascolto del suo secondo album (It’s not me, it’s you) mi sono invece convinto che, nonostante l’immagine di bambolina sregolata e viziata, la ragazza merita davvero, se non altro per la varietà di temi e registri che ispirano le sue nuove dodici tracce.

1) Everyone’s at it

Il problema della droga – Lily Allen non ha mai nascosto di utilizzare regolarmente cocaina – viene affrontato con autobiografico disagio, ma al tempo stesso senza ipocrisia.

It’s not just the sun that is hurting my head now
I’m not trying to say that I’m smelling of roses
But when will we tire of putting shit up our noses
I don’t like staying up, staying up past the sunlight
It’s meant to be fun and it just doesn’t feel right

see you’re daughters depressed, so get her straight on the Prozac
but little do you know that she already takes crack


2) The Fear

Anche qui in chiave molto autobiografica, si descrive l’inquietudine provocata dal successo nel superficiale mondo dello spettacolo

Life’s about film stars and less about mothers
It’s all about fast cars cussing each other
But it doesn’t matter cause I’m packing plastic
and that’s what makes my life so fucking fantastic

3) Not fair

Musicalmente è uno dei pezzi più interessanti dell’album, con un ritmo da ballata country western. Alcune descrizioni sono forse un po’ troppo vivide.

I lie here in the wet patch
In the middle of the bed
I’m feeling pretty damn hard done by
I spent ages giving head

8 ) Fuck you

Con sonorità molto anni ’80, stile Abba al limite, Lily Allen ci regala una canzone per mandare qualcuno a quel paese con un motivetto dall’orecchiabilità contagiosa.

Fuck you,
Fuck you very very much
Cause we hate what you do,
And we hate your whole crew
So please don’t stay in touch

9) Who’d have known

Melodia spudoratamente beatlesiana. Il testo su un’amicizia che diventa amore è così tenero e infantile, da non sembrare scritto dalla stessa ragazza cocainomane che alla traccia precedente cantava “fuck you very much”

Who’d of known?
Who’d of known?
When you’d flash up
On my phone
I’d no longer feel alone

12) He wasn’t there

Si chiude in bellezza con una canzoncina molto retrò che sembra uscita da un album di Peggy Lee. Personalmente mi fa impazzire quando pronuncia con accento londinese queste parole:

I wouldn’t change you for the world
Because I know you’ll always love me very much
I’ll always be you’re little girl

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