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Stimolante

Inserito da danybus | febbraio 14, 2009

La crisi economica incombe, i posti di lavoro svaniscono, i consumi crollano e si fa un gran parlare di piani di stimolo all’economia che rimettano in moto il circolo virtuoso consumi-occupazione-consumi. Accettata l’impostanzione secondo cui i consumi siano la chiave di volta per far ripartire l’economia, la domanda che qualsiasi governo del mondo si deve porre è: come stimolare adeguatamente consumi? Ci sono diverse opzioni, ognuna con i suoi pro e i suoi contro, ma ognuna si può ricondurre sotto due vie mastre:

1) Incentivare l’acquisto di alcune categorie di beni;
2) Mettere i soldi in tasca ai cittadini e lasciare che questi ultimi li spendano dove meglio credono.

L’incentivo all’acquisto di specifici beni di consumo ha due principali vantaggi rispetto a una soluzione più generica che dia tout court più potere d’acquisto ai conusmatori. In primis dà la certezza che le risorse stanziate dal governo per quelle misure si traducano effettivamente in consumi, dal momento che l’incentivo viene erogato al momento dell’acquisto del bene. In secundis, indirizza l’acquisto verso quei settori che possano avere un reale impatto sui livelli occupazionali di un paese (ad esempio il settore auto in Italia). Alcuni sostengono infatti che uno stimolo ai consumi che si traducesse in un aumento delle vendite di iPod o di mobili dell’Ikea avrebbe risvolti poco rilevanti per l’economia italiana in generale. Gli stessi, però, trascurano che le regole del commercio internazionale, pur consentendo di privilegiare un particolare settore, ci impediscono di discriminare a seconda della nazionalità degli operatori in quel determinato settore. Gli incentivi alla rottamazione di qualche anno fa, ad esempio, hanno dato una mano a Fiat, ma ancora di più a Peugeot-Citroen e Toyota che ne hanno approfittato per rafforzare la propria quota di mercato in Italia.

Incrementare il poter d’acquisto dei cittadini attraverso crediti fiscali, social card o semplicemente spedendo loro un assegno, come è stato fatto negli Stati Uniti, ha il grande vantaggio di essere una misura molto immediata giacché che il consumatore ha l’immediata disponbilità di una cifra da spendere. D’altro canto è possibile che una maggiore disponibilità si traduca in maggior risparmio anziché in maggiori consumi (un po’ come è avvenuto per i piani di intervento sulle banche che hanno causato semplicemente in un rafforzamento patriomoniale delle stesse senza comportare un aumento delle erogazioni ai clienti). In realtà si tratta di un problema facilmente risolvibile tramite alcuni accorgimenti tecnici. L’incentivo potrebbe ad esempio essere erogato sotto forma di riduzione generalizzata dell’IVA per un periodo limitato, oppure con l’erogazione di carte prepagate a scadenza.
Un altro aspetto positivo di una soluzione del genere è che può essere molto modulabile per incentivare di più fasce di reddito basse e meno quelle alte, cosa che risulta molto difficile invece con incentivi all’acquisto di beni come l’automobile che giovano tanto all’operaio quanto all’industriale che rottama una vecchia Porsche Euro 2 con un nuovo Cayenne Euro 5. Ciò che, però, più frena i governi europei nell’adottare soluzioni di questo tipo è la paura che questo tipo di incentivi generici vada a beneficiare i consumi di beni prodotti fuori dal pese d’origine di tali incentivi.

Io sono del parere che se il governo deve spendere i soldi delle mie tasse per stimolare i miei consumi e quindi l’economia, è bene che lasci scegliere me (visto che in fin dei conti non sta facendo altro che resituirmi soldi che ho già dato). In un economia globalizzata come quella attuale bisognerebbe preoccuparsi di stimolare i consumi tout court e non favorire determinati settori o industrie nazionali. Come ha dimostrato la forte contrazione del PIL della Germania (apparentemente poca esposta alla crisi per la bassa incidenza del settore finanziario), i malanni dell’economia mondiale non possono non avere impatti seri su paesi che dipendono dall’export (l’Italia rientra senz’altra tra questi). Ragionando al contrario, se i piani di stimolo europei favorissero anche le industrie americane con conseguenti effetti positivi sull’occupazione di quel paese, ciò gioverebbe nel medio termine anche ai paesi euroei che dall’export verso quei paesi dipendono, Ovviamente, sarebbe bene che in tutto il mondo ci si coordinasse in questo senso, ma purtroppo mi pare che non si stia procedendo in questa direzione e, anzi, il governo si preoccupa della Fiat e dell’Idesit più che ragionare globalmente.

2 Comments »

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2 Responses to “Stimolante”

  1. Roland Says:
    febbraio 14th, 2009 at 6:39 pm

    Il più difficile non è di dare soldi, ma di indurre fiducia! Il buon popolo vuole panem et circenses senza rischio!

  2. Jakala Says:
    febbraio 18th, 2009 at 8:44 pm

    Purtroppo (o per fortuna?) l’Italia ha problemi del debito pubblico, quindi tutti gli interventi in pratica non sono altro che una partita di giro dell’IVA