L’economia reale

Visto che anche il pizzicagnolo si riempie la bocca di frasi come: “la crisi finanziaria ha cominciato a colpire l’economia reale”, ne parlo anche io dal mio punto di osservazione “privilegiato” cercando di schematizzare quello che sta succedendo nella vita di tutti i giorni.

Consumi. La crisi dei consumi c’è e si sente su ogni fascia di reddito. Facciamocene una ragione senza rifugiarci in osservazioni da free press del tipo: “c’è la crisi ma c’è stata una presenza record nelle stazioni sciistiche con vendite di skipass in aumento del 20% rispetto all’anno scorso”. Quest’anno ha nevicato tanto e ha nevicato prima, l’anno scorso a novembre sulle Dolomiti c’era neve artificiale. “C’è la crisi ma è boom di vendite per smartphone e telefonini”. Questi oggetti vengono in realtà sussidiati dagli operatori di telefonia mobile al fine di far sottoscrivere al cliente degli abbonamenti: si tratta di consumi drogati sostenuti dall’operatore telefonico. “C’è la crisi ma si vendono tanti videogiochi”. Il dato è fortemente drogato dalle vendite della Wii che ha conquistato una fascia della popolazione che prima non acquistava videogiochi, per non parlare poi dell’effetto PS3. La crisi dei consumi è invece ben palpabile nel crollo repentino delle vendite di automobili; nel trionfo del private label che sta scalzando dagli scaffali dei supermercati i biscotti del Mulino Bianco; nel prezzo di pandori e panettoni che è rimasto stabile nonostante un costo delle materie prime aumentato marcatamente. C’è una diffusa sensazione di rinvio dell’acquisto dovuta ad aspettative di prezzi più bassi e questo è senza dubbio uno dei peggiori scenari che potevamo immaginarci. E’ una situazione che manda all’aria qualsiasi tipo di programmazione della produzione inducendo consumatori e produttori a muoversi secondo la logica del “day-by-day” ed è soprattutto uno scenario che impatta negativamente sui consumi non solo di fasce di reddito meno abbienti, ma anche di persone benestanti che potrebbero permettersi l’acquisto di un bene ma che preferiscono rimandarlo in attesa di prezzi migliori (sebbene possa permettermela, oggi non comprerei una macchina se proprio non ne avessi bisogno; non sostituirei il televisore; non mi metterei a fare incetta di vestiti). C’è insomma una grande sindrome da saldi e poco male se Babbo Natale arriverà a gennaio con qualche giorno di anticipo. D’altronde avete provato ad entrare in qualche esercizio commerciale medio-piccolo? La stagione dei saldi è già cominciata sottobanco.

Finanza. Proprio un pessimo anno per la finanza. Avevate messo i soldi in azioni? Ora siete più poveri. Avevate pensato di fare incetta di corporate bond? Ora siete più poveri. Petrolio? Siete più poveri. Titoli di stato? Se siete così scaltri e avete comprato titolo ventennali quando rendevano il 5% lordo potrete accontentarvi di quel modesto rendimento; se invece siete stati prudenti sottoscrivendo titolo a tasso variabile adesso vi renderanno una miseria. Avete comprato un immobile? Provate pure a venderlo adesso. Insomma il patrimonio finanziario di molti è stato toccato da questa crisi. Ci sentiamo più poveri e spendiamo meno per ricostituire il capitale perduto.

Beni di investimento. Chi è quel pazzo che oggi comprerebbe un nuovo robot di saldatura per incrementare la capacità produttiva del suo impianto? Quale azienda oggi comprerebbe un nuovo capannone industriale o nuove postazioni informatizzate per far fronte ad un aumento dei propri dipendenti? Pochi. Solamente quei pochi che sono quasi certi di utilizzare quella capacità produttiva. Per i prossimi anni l’approccio “investi e conquista il mercato” verrà messo nel cassetto lasciando il posto ad una politica molto prudenziale senza rischi. Quei pochi che poi ancora investono molto spesso si vedono stringere i cordoni da parte delle banche. L’abbassamento del costo del denaro può aiutare ma non troppo. Costa meno prendere soldi in prestito, ma spesso e volentieri il problema non è nel costo del finanziamento quanto nell’impossibilità di ottenerla vedendosi rifiutare la pratica dalla banca.

Finanza pubblica. Per il momento il giochino funziona. Un paese come gli Stati Uniti riesce a finanziarsi a 10 anni pagando un tasso di interesse inferiore al 3% e poi investe in titoli privilegiati di banche, assicurazioni e finanziarie che rendono l’8-10%. Quando però tutti gli stati sovrani cominceranno ad emettere i bond per finanziarie ognuno il suo programma di salvataggio dell’economia ci sarà senz’altro un invasione di titoli di stato sul mercato e a quel punto chissà se quei bassi rendimenti saranno ancora sostenibili e accettati dagli investitori. Di sicuro gli stati più ballerini cominceranno a far fatica a collocare i loro titoli ed è quello che sta giù succedendo ai nostri BTP che devono pagare rendimenti superiore al Bund tedesco di circa l’1%.

Come si rimette in moto il tutto? Le politiche keynesiane che adesso vanno per la maggiore propongono di sostituire i consumi privati con i consumi pubblici. Si fa ripartire il PIL costruendo un’autostrada, scavando qui, scavando lì. Il rischio è che i soldi vengano allocati malamente in investimenti non produttivi di breve respiro. La realtà è che politiche del genere possono essere efficaci nel breve periodo a supplire ad un calo temporaneo dei consumi interni, ma non stimolano affatto una ripresa degli stessi. Se il programma di lavori pubblici non dovesse essere accompagnato da un programma di stimolo dei consumi privati a medio-lungo termine, dubito che ne usciremo presto.

Intanto se vogliamo capire che ci aspetta, consiglio di leggere un po’ di storia economica del Giappone.

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3 commenti su “L’economia reale

  1. Io spererei che la storia del Giappone sia stata studiata da chi deve agire.

    Il day-by-day era già iniziato in estate, ora invece è la politica ufficiale di tutti.

    Jak

I commenti sono chiusi.

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