Beillaut

Governo e Banca d’Italia hanno dichiarato questa sera in conferenza stampa che qualora una banca italiana avesse bisogno di rafforzare la propria struttura patrimoniale e non dovesse riuscire autonomamente a raccogliere fondi sufficienti attraverso un aumento di capitale, il governo interverrà sottoscrivendo direttamente l’aumento di capitale nella forma di azioni privilegiate senza diritto di voto.

L’intento di avere la botte piena e la moglie ubriaca è chiaro (dare fiducia al sistema senza impegnare neanche un centesimo), ma le dichiarazioni fatte insieme ai molto non-detti sono potenzialmente assai pericolose e si rischia di avere una cura peggiore della malattia. Mi preoccupano in particolar modo i “non-detti”:

– E’ chiaro che se Intesa Sanpaolo in questo momento volesse offrire azioni di nuova emissione a 5 euro, non troverebbe nessuno pronto a sottoscriverle. Diversamente se il prezzo d’emissione fosse a condizioni di mercato o persino a prezzo di sconto, potrebbe anche eseguire con successo una ricapitalizzazione, ma è immaginabile che gli attuali azionisti non saranno contenti di farsi diluire troppo emettendo molte azioni a prezzi bassi (meglio emetterne di meno a prezzi più alti). Dal momento che adesso c’è il Tesoro Italiano pronto a sottoscrivere azioni privilegiate che per di più non diluiscono il voto in assemblea, che interesse avrebbero gli azionisti di una banca come Intesa Sanpaolo a votare alla bisogna un aumento di capitale a condizioni di mercato?

– Come verranno remunerate le azioni privilegiate? Saranno convertibili in ordinarie? Il governo ha adottato la tecnica del “caso-per-caso”. Si fa un decreto che non specifica nulla e poi si emette un decreto ad hoc con dettagli specifici per ogni situazione. E’ evidente che non sapere a prescindere con che regole si gioca, può rendere il gioco sporco. Il FRESH emesso da Unicredit (che di fatto è un’azione privilegiata convertibile) a garanzia del suo aumento di capitale rende ai tassi attuali quasi il 10% (Euribor +4,5%) e al superamento del prezzo di circa 3 euro può essere converitto in azioni ordinarie sempre al prezzo di 3 euro. Chissà cosa penserebbe Profumo se tra un mese Intesa Sanpaolo ricapitalizzasse facendo ricorso a un intervento del Tesoro con azioni privilegiate non convertibili che rendono il 5%.

– Tremonti ha rimarcato più di una volta che le azioni non daranno diritto di voto e che il governo non è interessato ad entrare nella gestione delle banche. E che fine fanno i manager che potrebbero aver concorso alla bancarotta di un istituto obbligando i contribuenti ad un onere di salvataggio? E’ evidente che sapendo a priori che un intervento governativo comporterebbe il licenziamento e – perché no – qualche indagine giudiziaria, i manager dei nostri istituti farebbero di tutto per evitare di ricorrere al paga-pantalone.

Di nuovo: capisco che lo scopo delle dichiarazioni di questa sera era tranquillizzare il mercato finanziario italiano iniettando fiducia. Non si specifica nulla perché si spera che una volta riavviato il circolo virtuoso del credito e della fiducia nelle banche, non ci sia affatto bisogno di un intervento del genere. Quei tre non-detti, però, sono un delizioso invito al moral hazard e da un governatore come Draghi mi sarei aspettato una certa conoscenza della Teoria dei Giochi

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2 commenti su “Beillaut

  1. ok d’accordo…ma cosa avresti detto se il governo non fosse intervenuto con alcuna dichiarazione?
    Prova benactiv gola all’arancia…fa meglio del benagol (che effettivamente anche io fagocito in quantità industriali)…

  2. Doveva intervenire ma stabilire con chiare lettere quanto costa ad una banca e ai suoi azionisti farsi salvare dallo stato.

I commenti sono chiusi.

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