Georgia. Nelle puntate precedenti.

L’attuale crisi nel Caucaso era tanto attesa dagli strateghi, gli esperti di relazioni internazionali e i tuttologi di mezzo mondo, che alla fine ha colto di sorpresa le diplomazie di qualsiasi stato o ente internazionale. E’ anche vero che una crisi nel bel mezzo d’agosto è una bella seccatura per chi, come il nostro ministro degli esteri Franco Frattini, era in vacanza alle Maldive e non si è nemmeno degnato di scomodarsi per assistere al primo vertice NATO tenutosi il 13 agosto, ma il dilettantismo e il disordinato agitarsi di diplomazie scoordinate mi rendono molto pessimista sugli esiti della crisi.

Riassumo un po’ quello che ho capito leggendo qua e là bocconi di informazione tramite la rete Wi-Fi di Nikki Beach a Miami (come Frattini ho preferito rimanere in vacanza senza precipitarmi a Bruxelles per partecipare al vertice Nato).

Protagonisti.

Georgia. La Georgia è uno stato caucasico affrancatosi definitivamente dalla sfera di influenza della vicina Russia grazie all’ascesa al potere di Saakaschvili nel 2003, durante la cosiddetta “Rivoluzione delle Rose”. Pur non essendo ricca di risorse naturali come altri stati della regione, la Georgia è un crocevia importantissimo per il transito del petrolio del Caspio. Nel mezzo fra Russia e Iran, il territorio Georgiano è un corridoio ideale per evitare di far transitare il petrolio del Caspio (è lì che l’Eni è lead operator nel più grande pozzo petrolifero scoperto negli ultimi vent’anni, il Kashagan) attraverso paesi capricciosi da cui dipendiamo già abbastanza per le forniture energetiche, come appunto Russia ed Iran.

Ossezia del Sud. E’ una regione separatista sul confine settentrionale della Georgia abitata da popolazioni di origine iraniana. Differentemente dall’Ossezia del Nord che si è costituita come stato autonomo inserito nella federazione Russa, l’Ossezia del Sud fa ufficialmente parte del territorio Georgiano, causando non pochi grattacapi al governo centrale. La Russia, d’altro canto, ha da tempo fornito passaporti Russi alla popolazione di quella regione appoggiando una sorta di governo ombra.

Russia. Dopo l’11 settembre, mentre il mondo intero era occupato a dare la caccia a Bin Laden e a stabilizzare l’Iraq, la Russia ha attuato una politica di potenza senza precedenti grazie al boom delle materie prime, stabilendo una forte oligarchia interna fondata sul controllo dell’economia e una prepotente politica estera fomentata da un’oggettiva situazione di vantaggio che gli deriva dalle sue risorse naturali, da cui dipende mezza Europa. Le pressioni su Ucraina e Cecenia e le discutibili pratiche commerciali con cui aziende americane ed europee sono state liquidate da diverse JV per l’estrazione di gas e petrolio hanno marcato il segno dell’era Putin che oggi, “sceso” formalmente al rango di Primo Ministro e passato il testimone a Medvedev, promette la stessa dose di bullismo in politica estera e nell’economia.

La trappola

Seguendo un copione scritto probabilmente nelle stanza del Cremlino, gli osseti del sud provocano qualche scaramuccia con i vicini villaggi georgiani suscitando l’invio di un contingente militare georgiano. E’ qui che Saakascvili cade nella trappola dei Russi, i quali intervengono inviando un contingente di “aiuti umanitari” in difesa delle popolazione dell’Ossezia del Sud. Il contingente umanitario non si limita a proteggere le popolazioni, ma distrugge ponti, porti infrastrutture, avanza fino a pochi chilometri dalla capitale georgiana Tiblisi puntandovi una batteria di missili. Già che è nei paraggi, la Russia invade anche Abkhazia, un’altra regione georgiana dal nome impronunciabile con tendenze moscocentriche. Ovviamente la superiorità della “Armata Rossa” è schiacciante.

Sforzi diplomatici e problematici.

E adesso? Nel bel mezzo delle vacanze come si risolve questo conflitto? Per Unione Europea avere Putin che controlla quel piccolo lembo di terra attraverso cui dovrebbe passare il petrolio del Caspio sarebbe un disastro. Per la Nato sarebbe un incubo vedere la Russia, storico nemico, invadere la Georgia (uno stato che tra l’altro era candidato a diventare membro Nato) con la stessa allure dei tank dell’Unione Sovietica. D’altronde, però, sarebbe molto difficile difendere la sovranità della Georgia, ignorando il principio di autodeterminazione delle minoranze, difeso con scrupolo nel 2000 con l’intervento nel Kossovo (lì si trattava di una minoranza musulmana/albanese che voleva affrancarsi dalla Serbia) e pochi mesi prima quando Unione Europea e Nato hanno riconosciuto la dichiarazione di indipendenza del Kossovo mandando su tutte le furie Putin. Perché l’autoderminazione dei kossovari giustifica un intervento contro la Serbia mentre l’Ossezia del Sud deve rimanere legata a Tiblisi?

It’s the Gas, stupid!

E poi chi dovrebbe parlare? La Nato? L’Unione Europea? Gli Stati Uniti? Nel dubbio si sono espressi tutti in un cacofonico concerto diplomatico. Sarkozy è volato subito a Tiblisi (non si è capito se in qualità di rappresentante della presidenza di turno della UE o come “Francia”, ancora inspiegabilmente membro permanente dell’Onu). E’ riuscito ad ottenere dalle parti un accordo in sei punti molto blando in cui Georgia e Russia si impegnano a levare le tende dall’Ossezia e poi sedersi ad un tavolo a chiacchierare. I Russi hanno ritardato molto il ritiro, ancora non completato, e si sono presi tutto il tempo di distruggere autostrade e ponti beffeggiandosi di Sarkozy. Nel frattempo Condoleza Rice, non si capisce se in qualità di Stati Uniti o di importante membro della Nato, ha usato toni molto duri contro la Russia ricevendo in risposta parole di ghiaccio che ricordano ottimi film come Alba Rossa, War Games o Caccia a Ottobre Rosso. Italia e Germania tacciono e guarda caso sono impegnate economicamente nei progetti di due nuovi gasdotti per portare il gas russo in Europa senza passare dalle ex repubbliche sovietiche. L’Italia tramite Eni si è impegnata nel progetto SouthStream (il cui punto di partenza è appena sopra i confini Georgiani). La Germania tramite Eon partecipa al consorzio NorthStream che farebbe arrivare il gas russo in Europa senza dovere passare per l’Ucraina.

Sullo sfondo abbiamo la crisi iraniana, in cui la Russia gioca un ruolo di rilievo, l’ancora irrisolta questione mediorientale, la destbilizzazione del Pakistan, i giochi olimpici (la Cina per il momento pare che non abbia espresso pareri) e a una parte importante delle truppe Nato ancora impegnate in Afganistan ed Iraq.

War Games

E’ inquietante pensare che se la Georgia avesse accelerato il suo processo di ammissione all’Alleanza Atlantica (NATO), adesso gli altri Stati Membri avrebbero dovuto attaccare la Russia. In poche parole sarebbe successo nel 2008, per un scaramuccia d’estate, quello che non è mai accaduto in 40 anni di Guerra Fredda.

La domanda è: davvero la Nato avrebbe attaccato la Russia?
Un altra domanda è: se la Georgia fosse stato un membro Nato, davvero la Russia avrebbe osato invaderne la territorialità?

Una terza e più importante domanda è: l’Europa può e vuole davvero restare senza il Gas russo questo inverno per difendere una questione di principio poco difendibile (l’integrità territoriale della Georgia) e salvaguardare ancora quel po’ che rimane del ruolo di potenza internazionale degli Stati Uniti?

Stiamo a vedere.

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2 commenti su “Georgia. Nelle puntate precedenti.

  1. La Cina credo non interverrà nemmeno dopo la conclusione delle Olimpiadi, le risorse del sottosuolo Russo servono anche oltre muraglia e le questioni interne (Tibet e Xinjiang) non richiedono certo di esporsi.

I commenti sono chiusi.

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