Il Grasso che cola sui telefilm

Chi mi conosce sa quanto io veneri il genere televisivo seriale: quello dei telefilm per intenderci. Certo, è più facile dichiararsi omosessuali piuttosto che professarsi un assiduo fan di Lost, un palpitante telespettatorie di O.C. o un fanatico di 24. Ti etichettano subito come un superficiale illitterato.

Poi capita che il New York Times pubblichi un papiro di 5 pagine in cui si dimostra come una puntata di 24 alleni la mente più di una lezione di greco; che Aldo Grasso copi quasi in toto le idee di quell’articolo pubblicandole sul Corsera e le cose cambiano.

Qui sotto l’articolo di Grasso

Sono la «buona letteratura» dei ragazzi di oggi


di ALDO GRASSO

L’Evoluzione
Adesso che Desperate Housewives ha ricevuto la benedizione di Laura Bush diventa più facile sostenere che la buona tv, la tanto ricercata tv di qualità, esiste da tempo. Anzi, non c’è mai stata una tv tanto vitale, intelligente e ricca di risonanze metaforiche e letterarie come l’attuale. Sembra quasi un paradosso, ma spesso si fa fatica a trovare un romanzo moderno o un film che sia più interessante di un buon telefilm. C’è in giro, ad esempio, un’opera che rappresenti un viaggio metafisico fra i segreti del Male più avvincente di Twin Peaks ? Destino vuole che la cattiva tv, la nostra quotidiana cattiva tv, generi un’orda sterminata di cattivi discorsi sulla tv: come sempre, la moneta cattiva scaccia quella buona per convincerci della inevitabilità del trash. Da quando le reti satellitari hanno permesso di seguire con regolarità le serie televisive (considerate prima come un riempitivo, suscettibile di ogni alterazione in palinsesto), ci si è finalmente accorti che il telefilm è il genere che meglio d’altri rappresenta le molteplici spinte, contrastanti e spesso irrazionali, dei nostri giorni. Naturalmente, la straordinarietà di molti telefilm sta nella scrittura con cui queste vicende si legano e si dipanano, si sostengono e si rilanciano nell’obbligatorietà degli appuntamenti settimanali. Sorrette, in genere, da un’ottima sceneggiatura e da un ritmo calibratissimo, le storie presentano quasi sempre due risvolti: uno «esterno» e uno «interno»; uno pubblico, riguardante un tema che coinvolge la comunità, e uno più intimo, più privato. Gli americani non amano fare prediche sull’educazione civile, preferiscono mettere in scena i tormenti che li affliggono e renderli in questo modo casi esemplari, ricordi incancellabili, apologhi notturni.
Da alcuni anni, dalla serie cult Star Trek a X-Files , da Dawson’s Creek a Sex and the City , da C.S.I. a NYPD , da Six feet under ai Soprano , da Buffy ad Ally McBeal , da Lost a Deadwood , i telefilm raccontano storie affascinanti per parlare anche d’altro: le immagini non vogliono soltanto dire quello che mostrano ma vibrano in continuazione, rimandano a un mondo dissimulato, ad alcuni significati inesauribili, a un altrove che non conosciamo. La sensazione è che nei telefilm americani si lavori per una nicchia che sta diventando sempre più decisiva nella spartizione dell’audience, per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale.
Il dato più significativo è questo: i telefilm sono pieni non solo di citazioni attinte a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, ma trasudano strutture narrative, tecniche figurative, procedimenti «rubati» a modelli alti. Ripetizione, standardizzazione, ripresa, serialità: tutti fenomeni che non sono tipici della tv ma che attraversano da sempre la produzione letteraria mondiale e, se mai, rivelano ora nuove dinamiche della creatività, nuovi ritmi imposti dalla produzione industriale. E’ difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca, che affidi le sue pene d’amore a un libro di Stendhal, di Jane Austen, persino di Cesare Pavese, che cerchi di placare le sue angosce esistenziali con Henry James o Joseph Conrad o Franz Kafka. Ma è molto probabile che lo stesso ragazzo sappia tutto di O.C. , di Beverly Hills , di Dawson’s Creek ed è molto probabile che in queste serie trovi soluzioni linguistiche tratte dagli autori appena citati (ben conosciuti dagli sceneggiatori). Stessa cosa per il cinema, gli evergreen, la moda. Succede insomma che l’educazione sentimentale degli adolescenti di tutto il mondo si formi ora sui telefilm di «formazione».
Un interessante punto di partenza per l’osservazione del rapporto fra giovani e tv è costituito dal cosiddetto «teen drama», un particolare genere di fiction che è insieme messinscena del mondo dei giovani e prodotto a loro espressamente destinato. I «teen drama» possono essere suddivisi in due filoni. Il primo è contraddistinto da una forte tendenza realistica: i personaggi sono calati in un universo verosimile e quanto più possibile vicino alla vita di tutti i giorni ( Beverly Hills , Dawson’s Creek , O.C. ). Il secondo filone invece, pur mettendo in scena la vita quotidiana dei personaggi, la cala in un universo irreale, utilizzando vari generi come il fantasy, l’horror o la fantascienza ( Buffy , Roswell , Smallville ). Protagonista assoluto è il gruppo di adolescenti, la cui coesione è basata su un profondo legame d’amicizia e su un forte senso di appartenenza generazionale. Perciò, pur essendoci personaggi principali, è il «gruppo dei pari», con le sue dinamiche interne, il vero centro della rappresentazione e va a costituire quasi una famiglia parallela.
A differenza dei cult-movie, che normalmente si rivolgono a gusti minoritari e definiti gruppi d’interesse, le serie cult sono spesso programmi mainstream, frutto di consistenti investimenti produttivi e si rivolgono sia a un tradizionale pubblico di massa sia a una base di fan consacrati al prodotto. Per questo alcuni telefilm di successo rappresentano anche la «buona letteratura» dei nostri giorni.

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2 commenti su “Il Grasso che cola sui telefilm

  1. Sarà perchè ci sono cresciuto, ma secondo me i telefilm più fichi sono quelli degli anni 80. A Team, Hazard, il mitico Arnold…per non parlare di Mc Gyver…quello che con una caccola ci costruisce un fucile!!! 😉

    Respect!!!
    SaXX

  2. Se i vari OC, Lost e CSI sono la «buona letteratura» dei ragazzi di oggi come dice il buon Aldo Grasso, trovo che i telefilm che hai citato tu, caro SaXXon, rappresentino la mitologia di ogni scapestrato ragazzo nato negli eighties. MacGyver, la fondazione Phoenix, la fondazione knight, Supercar, quattro scapestrati che da una barca sgominavano ogni tipo di organizzazione criminale, i Robinsons, Arnold… Che nostalgia. Il prodotto televisivo era qualitativamente assai inferiore rispetto a quello odierno, ma l’effetto scenico, l’effetto “mitologico” era mille volte più grande.

    Una puntata di CSI è architettata magistralmente; è arricchita da una fotografia degna di tanti capolavori del cinema. Ma tra 10 anni un ragazzino di 7 anni secondo me non si ricorderà mai di Grissom; E’ vero che OC prende a modelli letterari alti, ma chi vuoi che si ricordi tra 10 anni delle avventure sentimentali di Orange County?

    MacGyver, invece, resterà sempre un higlander!

I commenti sono chiusi.

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