Piccoli grandi schermi

satc1.jpg30 maggio, Stati Uniti d’America. Uscirà la tanto attesa trasposizione su grande schermo della serie tv “Sex and The City”. Qui il trailer.

Mi pare che in questo secondo lustro di terzo millennio il piccolo schermo abbia prodotto una quantità enorme di buone serie televisive (o “telefilm”, se preferite l’impropria traduzione di alcuni). Non è un’opinione, ma una constatazione: il film in prima serata è morto. Il film al cinema è sofferente e la mancanza di creatività costringe i produttori ad arrovellarsi su improbabili e tardivi sequel in chiave nostalgica (Rocky, Rambo, Indiana Jones, L’allenatore nel pallone. A quando un nuovo episodio de Lo Squalo?). La prima serata di Canale 5 non la fa più “il filmissimo” e i bellissimi di Rete 4 sono ormai riservati ad insonni perditempo. La prima serata la fa Dr. House. La fa il finale di stagione di Lost.

Il passaggio da piccolo a grande schermo è solo una naturale evoluzione catalizzata in parte dalla creatività degli sceneggiatori tv, in parte da una momentanea crisi dei produttori cinematografici. A suggerire il salto da piccolo a grande schermo ci sono anche ragionamenti di tipo economico. Chi produce il film di Sex and The City può approssimare con discreta precisione il numero minimo di spettatori al box office tramite i dati di audience consolidati in anni di televisione. Il film di X-Files non sarà stato un granché, ma nessun patito se l’è perso. Alcuni lungometraggi di Star Trek, soprattutto gli ultimi (ad eccezione di First Contact), sono stati vergognosi nella trama, ma i ritorni economici sono stati buoni e garantiti da una folta schiera di fan che prima ancora che al botteghino erano stati misurati accuratamente dall’auditel.

Un film costa di più ed è una sorta di scommessa al buio del produttore sul regista. In tempi di magra, all’epoca del DivX e di BitTorrent e del passaparola via blog, non c’è margine per errore: se il film è mediocre incasserà poco o nulla al botteghino. La serie tv potrebbe, invece, creare un nuovo modello di business per l’industria grazie alla ripartizione dell’investimento su piccoli periodi con piccole somme, con la possibilità di fermarsi in tempo. Si comincia con un investimento modesto per un episodio pilota, poi per una stagione, poi per un’altra e, se il pubblica l’acclama, si fa il grande salto come Star Trek, X-Files, Mission Impossible e Sex and the city.

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