Buon sangue non mente

Questo personaggio, questo procacciatore d’affari di Sassuolo noto all’anagrafe come Alessandro Benedetti e alle cronache finanziare come il faccendiere di Sawiris per il leveraged buyouy su Wind, è entusiasmante nel ritratto dipinto da Claudio Gatti per Il Sole 24 Ore. Cito brevemente:

Ancora più puntuale è il ricordo di Giorgio M., cugino di primo grado da parte di madre: «Attorno al 1986 ha cominciato a fare l’ebreo. Mi ricordo che eravamo insieme nella villa che aveva a Beaulieu-surMer. Venne da me e mi dette una collanina d’oro con la stella di Davide. Voleva che la portassi quando stavo con lui e disse che da allora in poi mi avrebbe chiamato Joshua. Motivo: mi spiegò che per entrare in certi salotti e fare certi affari occorre essere ebrei. Da allora arredò i comodini di casa con libri sulla religione ebraica e cominciò a dire a tutti che era di famiglia ebraica»

L’articolo completo di Gatti è qui.

Mi ricorda un po’ Piperno che scrisse:

Compresi che l’ aria era cambiata quando un amico di origine aristocratica mi confessò trionfalmente di avere un cugino ebreo. (Chissà se il trisavolo del mio amico, all’ inizio del secolo scorso, avrebbe rivendicato con altrettanta civetteria una simile parentela!) Così iniziai a notare che c’ era un sacco di gente che avrebbe pagato in diamanti un centilitro di sangue ebraico nelle vene. E che un nuovo subdolo pregiudizio condannava gli ebrei a una superiorità antropologica fatta di intelligenza, civismo e di salottiera sensibilità

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