Il gigante e la farfalla

8fb283c4-d0d0-11dc-953a-0000779fd2ac.jpgSe ricordate bene, qui da queste parti si parlava insistentemente di una combinazione tra Microsoft e Yahoo! già dal 2006. La prima ha una ricca cassa, l’altra un’ampia base clienti; una ha un’immagine da vecchio Leviatano, l’altra ha una, seppur opaca, allure dell’internet company. Entrambe hanno un nemico comune: Google. E dal momento che il nemico del mio nemico è mio amico, un’unione tra i due per assediare il market leader non è poi così peregrina.

Inutile esprimersi su sinergie, economie di scala e strategia d’impresa: lo fanno già benissimo i giornali e non c’è dubbio che giovani banchieri d’affari abili con Powerpoint avranno già predisposto presentazioni chiarissime al riguardo. Qui vorrei solo fare qualche considerazione di più ampio respiro sulle implicazioni di un’offerta di tale entità per i mercati finanziari in un periodo così delicato.

45 miliardi di dollari. Questa è la dimensione dell’offerta. E badate, che non si tratta di un semplice carta contro carta in cui si paga un’azienda con azioni proprie di nuova emissione (sopravvalutandole entrambe). Nossignore: metà dell’offerta viene pagata in contanti. Tanto per rendere più concreto il numero compariamolo con alcune importanti operazioni di M&A in Italia: è una dimensione superiore all’intera capitalizzazione di Telecom Italia; è 10 volte il valore del 100% di Mediaset e 50 volte le dimensioni della chiacchieratissima operazione con cui AirFrance potrebbe prendere il controllo di Alitalia. I fondi di private equity e le banche che hanno fatto ampio ricorso alla leva finanziaria non vivranno certo un 2008 semplice dopo le recenti turbolenze, ma imprese come Microsoft (ma ce ne sono moltissime negli Stati Uniti) non hanno fatto altro che accumulare enormi quantità di cash nel periodo di vacche grasse. Con quotazioni al ribasso (vedi Yahoo! che era scesa ai minimi dagli ultimi cinque anni) è inevitabile che quella enorme liquidità venga impiegata in qualche modo.

Difesa tecnologica. Da listino per speculatori, bolle e volatilità alle stelle, il Nasdaq, e in genere tutto il comparto tecnologico legato alla cosiddetta New Economy, sta diventando un settore difensivo. In un mercato della pubblicità in calo, le internet company come Google e Yahoo! continueranno ad avere una crescita del proprio fatturato grazie alla naturale allocazione della spesa complessiva per marketing che favorirà sempre più il settore internet a discapito di televisione e giornali. Inoltre le società del settore internet sembrano essere quasi completamente isolate dalla cosiddetta crisi del sub-prime e questo perché non hanno mai contato sul mercato del debito per tirare a campare. Le società industriali classiche, sono sempre state legate al settore finanziario per portare avanti programmi di investimento e d’espansione, mentre le società della new economy hanno sempre contato su capitali propri grazie al periodo dell’età dell’oro in cui hanno potuto attingere risorse finanziarie permanenti.

Consolidamento. Molto cash e quote di mercato divise fra 3-4 operatori lasciano pensare che vedremo altre grandi acquisizioni ostili in diversi settori della “GnuEconomy”. Per esempio: a me sembra ancora assurdo che Ebay debba preoccuparsi che Amazon attiri venditori indipendenti sul proprio sito e che allo steso tempo Amazon debba ritrovarsi a cannibalizzare parte del suo mercato per non lasciarlo a Ebay. Con capitalizzazioni tutto sommato equivalenti (32 miliardi Amazon, 36 miliardi Ebay) i due porterebbero a casa sinergie molto più grandi di quelle fra Yahoo! e Microsoft e la loro combinazione avrebbe una solidissima base strategica (molto più che una pura strategia di disperato attacco a Big G).

Falso ottimismo. Nonostante tutte queste belle prospettive, nonostante i grandi numeri, se l’acquisizione di Microsoft dovesse riuscire così come formulata ieri, sarebbe una botta pazzesca per Yahoo! e in genere un po’ per tutte le net companies che pensavano di poter spuntare valutazioni con multipli stellari. Sono finiti, insomma i tempi delle vacche grasse. Se ci pensiamo, io e tanti altri eravamo lì ad acquistare Yahoo! a trenta dollari sperando che Microsoft lanciasse un’offerta su Yahoo! L’offerta alla fine è arrivata, ma il prezzo di 31$ è tutto sommato “molto fair” e poco generoso se comparato con i numeri che circolavano qualche anno fa (40-50$). Se Microsoft, azienda piena di liquidità che ha un forte bisogno di Yahoo! non riesce ad offrire più di 25 volte l’ebitda, ecco trovo difficile giustificare valutazioni che vadano oltre questa soglia per aziende con tassi di crescita simili a quelli di Yahoo. Il Nasdaq attualmente è pieno zeppo di aziende con multipli sull’ebitda decisamente più alti di 25. Visto che non mi chiamo Microsoft, non sono pieno di liquidità e non trarrei nessuna sinergia dall’acquistare un’azione di Ebay, Amazon, Apple (o simili), non le comprerei mai a multipli che siano vicini a quel valore lì.

Categoria:
Articolo creato 1724

2 commenti su “Il gigante e la farfalla

  1. Ovvio che fanno cose diverse. Però i multipli alti con cui è valutata Apple sono molto simili a quelli attribuiti a Yahoo! Ebay e Google: questo in ragione dell’alta marginalità dei prodotti e ai forti tassi di crescita del fatturato.
    Non a caso, il mercato negli ultimi giorni ha ridimensionato molto le valutazioni che attribuiva ad Apple. Il calo da 200$ a 130$ (-35%) in due settimane sarebbe dovuto non tanto al fatto che in Apple gli affari vadano meno bene di prima, ma perché il mercato non è più disposto a pagare multipli molto alti anche in presenza di tassi di crescita importanti. In questo Apple, Yahoo! e Ebay sono state valutate allo stesso modo dai mercati,

I commenti sono chiusi.

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.

Torna in alto