Dieci righe sulle Peggiori Intenzioni

Su questo blog se ne parlava qualche mese fa. In una settimana, malgrado il lavoro e grazie ai cieli piovosi di questa primavera farlocca, ho letteralmente divorato l’opera prima di Piperno. Non mi dilungherò in astiose critiche che hanno visto contrapporsi fautori e avversari del Pipernismo (Genna, D’Orrico, Aldo Nove) con recensioni di 20-30 cartelle. Scrivo solo le prime dieci cose che mi vengono in mente dopo aver letto con molto piacere Con le Peggiori Intenzioni

1) La prosa di Piperno è incantevole, migliore dell’intreccio.
2) I personaggi di Piperno sono incredibilmente veri e vivi. Dei maestri di vita epicueristica.
3) Piperno è politicamente scorretto, ma lo è con un po’ d’affettazione.
4) Ripete la parola apotropaico per quattro volte nel romanzo. E allora? Chissà quante volte Susanna Tamaro ripete la parola amore nei suoi romanzi.
5) Vorrei avere la vitalità di Bepy Sonnino che ricorda molto un Barney romanizzato.
6) Gli anni ’80 devono esser stati una gran figata.
7) Nanni Cittadini mi fa pensare a Ricucci.
8) I gallicismi nel romanzo si sprecano.
9) Mi dicono che Piperno abbia emulato un po’ troppo Philip Roth. Appena leggerò un libro di Roth, vi farò sapere.
10) Vorrei leggere un altro libro di Piperno. Attenzione causa dipendenza. Il ché è cosa assai spiacevole e noiosa quando ti leggi un’opera prima appena pubblicata.

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