Dialogo tra sordi

Trovo ridicola e grottesca l’idea che un Imam venga a pregare in sinagoga, così come mi sembrano zuppe di sbrodoloso ecumenismo tutte le visite che i leader di varie confessioni religiose (papa o un rabbino capo) possono elargire a una loro controparte. Il dialogo tra religioni? Il confronto? Sono tutte forzature di cui si può fare benissimo a meno pur continuando a vivere civilmente in pace e fratellanza. Se non credo che Gesù fosse il Messiah e decido di non seguire il Nuovo Testamento, pregherò nella mia sinagoga continuando a rispettare tu che indossi una croce e preghi in chiesa. Se tu credi in Allah e nella Montagna che va da Maometto, voltati pure verso La Mecca, rispettami e sarai rispettato. Abbiamo credi diversi, l’uno in contraddizione con l’altro, ma possiamo poi continuare a rispettarci senza dover trovare un’asintotica sintesi delle fedi. Non ce n’è bisogno. Continuerò a non credere in Allah, non mi toglierò le scarpe per entrare in una moschea e non ti farò indossare una Kippah per entrare in sinagoga. E tuttavia ti rispetterò seguendo la laica massima del vivi-e-lascia-vivere.

Questo semplicemente per precisare che quando il rabbino di capo di Roma, signor Di Segni, dichiara che gli ebrei romani sono dispiaciuti per la mancata visita alla sinagoga da parte dell’Imam Al Eldin Mohamed Ismail al Gobashy, dovrebbe escludere il sottoscritto. E d’altronde mi sembrano ingenui tutti i commenti che stigmatizzano l’ingerenza politica palestinese su un incontro che avrebbe dovuto avere solo una valenza religiosa. Suvvia.

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