Amleto

L’Amleto interpretato da Lella Costa non è certo l’Amleto di Shakespeare. E’, per l’appunto, l’Amleto di Lella Costa. E’ diverso, originale, riflessivo con qualche punta di sottile ironia e contaminazione con l’attualità (“Laerte, palestrato figlio di Polonio, partì in Francia per partecipare a un reality”, “Se Shakespeare non avesse cambiato i nomi originali della tragedia danese, sarebbe sembrato di assistere alla lettura di un catalogo dell’Ikea”).
La rilettura di Lella Costa potrebbe far storcere il naso ai puristi, ma ha il merito di attualizzare e contestualizzare una tragedia senza tempo. Tutta sola per due ore, Lella Costa regge la scena perfettamente. La sua interpretazione è camaleontica e intensa: tratta con disinvoltura e leggerezza il famoso monologo “to-be-or-not-to-be” fino a risultare potentissima nel monologo sulla pazzia. Ammica e gioca con il pubblico, riportando il discorso sulla tragedia dei personaggi con molta naturalezza.

Lo spettacolo che ho visto sabato all’Ambra Jovinelli era l’ultimo. Se dovesse capitare da qualche altra parte in Italia, ve lo consiglio vivamente.

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