Bénabar

326844275_bd381e9e9b_m.jpgSe c’è una cosa che adoro della cultura francofona è quella capacità di dipingere l’umanità di tutti i giorni con tratti semplici e vividi: les amoureux di Brassens; il primo sorso di birra di Delerm; il poinçonneur di Gainsbourg.

Ultimamente mi sono ritrovato ad ascoltare ripetutamente Bénabar, incuriosito da alcune recensioni che lo definiscono il Brassens del 2000. Sebbene scettico inzialmente, mi tolgo il cappello di fronte alla musica di questo francese registrato all’anagrafe con il nome Bruno Nicolini. Oggi mi ha affascinato un brano intitolato “Les épices du souk du Caire”: una canzone che descrive l’irrazionale ossessione della gente con le fotografie. Potrebbe essere l’inno ufficiale di Flickr in qualche sorta. Ci sono espressioni pregnanti e belle:

personne ne bouge dans la tribu des yeux rouges.

Sur la cheminée du salon des grands-parents, le casting tout entier de tous les p’tits enfants.

La photo censurée, elle s’y trouvait pas belle, aussitôt développée, direct à la poubelle.

Qu’est-ce qui nous pousse au fond à refaire à la chaîne, tous les mêmes photos qu’on a vu par centaines, des photos de monuments qui sont jamais très belles, mais c’est nous qui l’a fait c’est pas la carte postale.

Et ces photos souvenirs qu’on stocke acharnés pour pas qu’on puisse nous dire qu’on a pas profité.

Vi allego il brano completo qui sotto. Premete play per ascoltarlo.

[audio:benabar.mp3]
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