Cose francesi da week-end (pour les francophones)

Una volta mi interessavo molto più da vicino alla cultura e all’attualità d’oltralpe. Ora che ho meno tempo me ne occupo saltuariamente nei week-end.

Non finiscono mai di stupirti questi francesi.

Prima fanno i campioni della laicità arrivando a legificare persino su come venir vestiti a scuola, poi censurano ben due pubbiclità perché ritenute offensive nei riguardi della religione cattolica. Le campagne pubblicitarie in questione sono questa e questa. Io le ritengo provocatorie, ma al tempo stesso intelligenti. Certo, non mi aspetterei di vederle nelle stazioni della metro A di Roma, ma in un paese che ha fatto della laicità la religione di stato potevano anche passare.

Ci sono anche cose carine e più divertenti da leggere in francese. Per esempio Les méfaits du tabac di TcheKov secondo me dovrebbe essere la lettura definitiva per tutte le tavolate al ristorante in cui si continua a parlare di Sirchia (grazie Roland). Se non vi va di leggere in francese, c’è questo CD dei Louise Attaque che va assolutamente comprato (o almeno scaricato!).

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Un commento su “Cose francesi da week-end (pour les francophones)

  1. Nel maggio del 1973 le strade delle più popolate città italiane cominciarono ad essere tappezzate da uno slogan di un’espressività comunicativa imprevista ed irriverente. Si trattava dei Jeans Jesus. Lo spot recitava “Non avrai altro jeans all’infuori di me”. Riporto un passaggio di un articolo di Pasolini, estratto dal Corsera del 17 maggio 1973, titolato “Il folle slogan dei jeans Jesus” (l’articolo fa anche parte di una raccolta di scritti dell’autore pubblicata da Garzanti: “Scritti Corsari”).

    “Quello dei jeans Jesus si pone come un fatto nuovo, un’eccezione nel canone fisso dello slogan, rivelandone una possibilità espressiva imprevista, e indicandone una evoluzione diversa da quella che la convenzionalità faceva troppo ragionevolmente prevedere. Si veda la reazione dell’ Osservatore Romano a questo slogan: con il suo italianuccio antiquato, spiritualistico e un po’ fatuo, intona un treno , non certo biblico, per fare del vittimismo. E’ lo stesso tono con qui sono redatte, per esempio, le lamentele contro la dilagante immoralità della letteratura o del cinema”.

    Ed ecco il passo, a mio avviso, decisivo e quantomeno visionario (ricordo che il testo è del ’73). “Il Vaticano trova ancora vecchi uomini fedeli nell’apparato del potere statale: ma sono, appunto, vecchi. Il futuro non appartiene nè ai vecchi cardinali, nè ai vecchi uomini politici, nènè ai vecchi magistrati, nè ai vecchi poliziotti. Il futuro appartiene alla giovane borghesia che non ha più bisogno di detenere il potere con gli strumenti classici; che non sa più cosa farsene della Chiesa, la quale, ormai, ha finito genericamente con l’appartenere a quel mondo umanistico del passato che costituisce un impedimento alla nuova rivoluzione industriale. Il nuovo potere borghese infatti necessita nei consumatori di uno spirito totalmente pragmatico ed edonistico: un universo tecnicistico e puramente terreno è quello in cui può svolgersi secondo la propria natura il ciclo della produzione e del consumo”.

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