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Agflazione
Inserito da danybus | agosto 28, 2007
Dopo il mistero di Chiara ed i proclami di Walter, l’aumento dei prezzi alimentari è la notizia principale del rientro di fine agosto. I media nostrani trattano l’argomento riducendolo banalmente alle solite schermaglie tra associazione dei consumatori, produttori e Grande Distribuzione, senza capire che si tratta di un problema serio e globale che va ben oltre l’avidità dei soggetti coinvolti nella catena del valore dei prodotti alimentari. Anziché dare risalto ad iniziative goffe come “lo sciopero della pasta” bisognerebbe affrontare il problema da un altro punto di vista cercando di capire come siamo arrivati a questo punto e dove stiamo andando.
Ci si preoccupa incessantemente dei prezzi del petrolio, delle riserve disponibili di greggio e di quanto il mondo potrà ancora andare avanti consumando più di 80 milioni di barili ogni giorno. Stati Uniti ed Unione Europea hanno pensato di affrontare il problema incentivando la produzione di biocarburanti, vale a dire oli combustibili derivanti dalla lavorazioni di cereali, canna zucchero ed altri prodotti agricoli. Sono stato a Rio de Janeiro, dove già oggi le macchine sono alimentate prevalentemente con etanolo derivato dalla zucchero, e devo ammettere che è piacevole essere nel traffico senza sentire il puzzo dei gas di scarico. Però nel frattempo Cina ed India, con i loro due miliardi di abitanti, crescono e continuano a mangiare di più. Nel frattempo il clima è sempre più torrido, le piogge più scarse e la produttività dei raccolti di Europa e Stati Uniti non si avvicina minimamente a quelle dei raccolti brasiliani. Gli agricoltori statunitensi nel 2006 hanno aumentato le superfici coltivate determinando un incremento della produzione mondiale di cereale che è stato quasi interamente destinato alla produzione di biocarburanti. E siamo solo all’inizio della politica della suddetta politica di incentivi. Nella misura in cui il grano dovesse divenire un succedaneo del petrolio, il prezzo del petrolio finirà per influenzare il prezzo del pane. L’OCSE già prima delle vacanze ha redatto un rapporto piuttosto allarmante:
Il rapporto OCSE/FAO Agricultural Outlook 2007-2016 afferma che i recenti picchi dei prezzi dei prodotti agricoli sono in larga misura da addebitare a fattori transitori come siccità nelle regioni produttrici di grano e alle diminuite scorte. Ma guardando più a lungo termine, sono in atto cambiamenti che potrebbero mantenere relativamente alti i prezzi nominali di molti prodotti per tutto il prossimo decennio.
Contribuiscono a determinare questi cambiamenti di lungo termine dei mercati anche la riduzione dei surplus di produzione ed il calo dei sussidi alle esportazioni. Ma per il rapporto il fattore più importante è limpiego crescente di cereali, di canna da zucchero, di semi oleosi e di oli vegetali per la produzione di sostituti dei combustibili fossili, etanolo e bio-diesel.
Va da sé che il prezzo dei cereali, utilizzati come principale ingrediente nei mangimi di bovini e suini, non determina solamente il prezzo di baguette e fusilli, ma anche di latte e carni. L’Economist di questa settimana definisce il fenomeno “aglfazione” spiegando come potrebbe causare nei prossimi anni una nuova ‘inflazione non più legata ai costi dell’energia e dei prodotti finiti, ma del cibo.
Intanto, se volete, partecipate pure allo sciopero della pasta del 13 settembre.
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Fabrizio

