Love for dummies

manualedamore.jpg D’accordo. L’interpretazione di Muccino non sarebbe degna neanche del festival cinematografico di Anzio. Margherita Buy è tremendamente invecchiata ed il suo recitare è ormai spento, sottotono. Verdone si inerpica in un uso ormai troppo manierato del personaggio romano, goffo e buffo che lo ha reso celebre. Veronesi abusa di una forma di narrazione ormai logora come quella della commedia all’italiana fatta di episodi che si intrecciano.

Tuttavia “Manuale d’amore” fa ridere, fa sorridere, fa riflettere,senza pretese: questo è l’importante.
Gli incassi lo hanno incoronato “film di pasqua” davanti ad “Hitch”, una pellicola dal tema molto simile. Diciamo che rispetto alla spregiudicata sicurezza del principe di Bel Air, ci sentiamo più a nostro agio con un nevrotico Verdone. Alla storia incredibile che termina con un lieto fine, preferiamo tanti piccoli schizzi di vita quotidiana in cui poterci immedesimare. A proposito: i tre diversi episodi non sono altro che un escamotage per strizzare l’occhio (e far acquistare il biglietto) a tipologie di pubblico piuttosto eterogenee: il twenty-something, la coppia di cinquantenni in crisi, i trentenni che non vogliono crescere, il quarentenne single in cristi d’identità, etc, etc…

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