Con le migliori citazioni \1

In un anno riuscirò a leggere a malapena una ventina di libri: poco più di un libro e mezzo ogni mese. Non so se questa sia una quantità congrua per i miei tempi e la mia età: probabilmente il numero di romanzi che leggo in un anno non è neanche sufficiente a darmi il certificato di sana e robusta costituzione intellettuale. Di libri se ne scrivono decisamente di più e se sono stampati talmente tanti prima che io imparassi a decantare l’Abc, che neanche un Bignami mi renderebbe agevole il pareggio dei conti con la cultura. Venti libri letti senza filo conduttore, spaziando da infatuazioni temporane per romanzieri francesi a saggi di natura economico-politca, sono un’inezia, un capriccio intellettuale più che un’attitudine alla cultura; un vezzo più che una passione.

Considerato tutto questo, è molto raro, fino a ieri impossibile, che io possa leggere un libro due volte: quale perdita di tempo soffermarsi sullo stesso libro, quando hai malapena il tempo di leggere qualche opera in top 10 dell’anno oltre a qualche classico.
Eppure ieri ho terminato per la seconda volta, a due anni di distanza, la lettura del primo ed unico romanzo di Alessandro Piperno: Con le peggiori intenzioni. Ne avevo già parlato su queste pagine, perciò non mi soffermerò troppo sulla presentazioni ed il mio giudizio d’acchitto. Mi piacerebbe invece riportare qui, di tanto in tanto, alcune citazioni di un libro che, stilisticamente parlando, è una prelibatezza. Il suo stile, le piccole sfumature, sono un piacere che sono riuscito ad apprezzare pienamente solo dopo una seconda lettura; solo dopo essermi disinteressato del tutto di trama e personaggi.

Cominciamo.

[parlando della ritrosia di Bepy Sonnino a ricordare l’olocausto]
Cancellati, ancor prima che dalla faccia della terra, dalla memoria dei congiunti sopravvissuti: come se i loro stracci e le loro magrezze infernali, le loro morti senza identità, minutamente documentate da quelle orrende foto in bianco e nero, fossero inadatte allo scintillio delle argenterie o al brio euforizzante dei cocktail di quegli anni fantastici. O come se quella follia di diabolica malvagità che si era abbattuta sui Sommersi avesse autorizzato i Salvati a una disinvolta spregiudicatezza Il contrasto tra i deportati e i privilegiati borghesi ebrei degli anni ’80 è vividissimo in quell’accostamento delle foto in bianco e nero allo scintillio delle argenterie e al brio dei cocktail. Da notare anche la citazione del romanzo di Primo Levi (I sommersi e i salvati).

A che serve l’analisi? Non ne hai abbastanza di queste cazzate? A meno che tu non abbia trovato un modo istituzionale di raccontare le tue scopate ad una signora. Nel qual coso avresti la mia approvazione. La battuta di spirito, volgare ma elegante, è in pieno stile “Roth”, ma vale la pena citarla.

I Sonnino, con tutta la loro leggerezza e con tutta quella fradicia retorica della leggerezza… Sono allergici all’interiorità . Fantastico l’uso dell’aggettivo fradicio vicino ad un quasi ossimoro come “retorica della leggerezza”.

[continua]

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