Piccola guida all’aperitivo

180977026_42f77b9a28_m.jpgCrostini al prosciutto, al salmone, salame. Succulenti mozzarelline cinte da rossissimi pomodori pachino, pasta fredda, insalata di riso. E ancora frittate, pizza e pizzette sfornate nelle sue più colorite varietà. Questo è l’opulento spettacolo di cibarie che attende chiunque provi ad entrare sul far del tramonto in uno dei tanti locali romani adibiti ad un rito che non è né pranzo, né cena; né merenda, né spuntino: è l’aperitivo (happy hour nella sua variante milanese-chic; apero’ per gli amanti dei gallicismi). E’ la santificazione del pasto fuoripasto, del superfluo che diventa impellente stile di vita. “Vado ad un aperitivo”; “Sono all’aperitivo”; “Faccio aperitivo”; “Vieni all’apetivo?”. Che sia preceduto da un articolo indeterminativo per ostentare disinvoltura o da un più impettito articolo determinativo per distinguerlo da uno qualunque dei banchetti allestiti nella città, l’aperitivo è sempre l’appuntamento perdibile, necessità di una jeunesse dorée ansimante di vita e di adulti alla disperata ricerca di glamour preserale.

Se ne individuano grosso modo tre tipi.

L’originale. Un bicchiere di prosecco o champagne accompagnato da olive, salatini ed altri grassi generi di stuzzichini che gli inglesi amano chiamare “finger food”. E’ l’aperitivo nella sua forma più schietta, sincera ed autentica. Ciononostante è piuttosto difficile trovare nel centro cittadino un locale che lo proponga senza annettervi le copiose cibarie descritte in introduzione. La maggior parte dei bar che ancora presentano un aperitivo così frugale da non essere neanche accompagnato da un piatto di pasta e fagioli sono in realtà bettole dai mezzi improvvisati che riusciranno a malapena a servirvi una flute di champagne acquistato alla GS. I locali di un certo livello che invece propongono con cognizione di causa un aperitivo “originale”, à l’ancienne, si distinguono per la lunga carta di vini e champagne e per una serie di prelibatezze servite direttamente al tavolo (mai al bancone dei buffet, per carità!) come accompagnamento al bicchiere (non viceversa, per carità). L’aperitivo originale è raro, ricercato, ma, ahimè, poco alla moda. Ci sono buone possibilità di trovarci sempre il solito circolo chiuso di sbandati ed avvezzi alcolizzati in cerca di un po’ di conforto nei piaceri della gola prima di tornare al focolare.

Il lounge. Prende il nome dal tipo di musica che solitamente accompagna questa tipologia di aperitivo: la musica lounge, d’ambiente, chill out, o come meglio credete definire tutte quelle nenie ripetitive che fanno da sfondo musicale agli ambienti in. Ogni anno c’è un album che va per la maggiore, colonna sonora identica degli aperitivi di tanti diversi locali. Ci sono gli otto album di caffé del mar per i nostalgici di Ibiza e Formentera; Hotel Costes e Buddah Bar per i neoestetici parigini; Gotan Project per i lussuriosi cultori del tango argentino. Ce n’è davvero per tutti i gusti. L’importante è che la musica riesca ad essere ipnotica, discreta ed insignificante. L’aperitivo lounge si svolge solitamente in locali perennemente in penombra a malapena illuminati da fioche candele, seduti su mobilio postmoderno. Il rito prevede una carta dei vini completa e buffet ben fornito di crudité ben assortite, tartine ricercate e al limite piatti di pasta fredda. Solitamente questi aperitivi sono frequentati da coppie annoiate: lui alla disperata ricerca di una esperienza estatica con la velina di turno; lei non ancora ben convinta se sia il caso di concedere le sue grazie. In questo caso l’aperitivo è un purgatorio fra l’inferno di un no ed il paradiso di un sì alla coraggiosa domanda di lui: “usciamo insieme domani sera?”. Troppo impegnativo un sì che potrebbe implicare una noiosa e lunga cena. Si concede un aperitivo “lounge” a lume di candela per capire se sia il caso o meno di rispondere “sì” alla prossima coraggiosa domanda. In questo genere di locali si vedono dunque tavoli rigorosamente da due ordinare una bottiglia di champagne (lui spera che bollicine ed alcol suppliscano alla sua apatia) e uomini perennemente indaffarati in un andirivieni di piattini elegantemente composti con tartine al caviale: Cara-Cosa-Vuoi? Vado-A-Prendere-Qualcosa-Da-Stuzzicare? Le donne invece sono generalmente sedute nella penombra delle candele a sorseggiare champagne mentre aspettano comodamente che il cavaliere porti in tavola la preda del buffet e riflettono se sia il caso di spedire il loro prode in paradiso o mandarlo all’inferno quando riformulerà la richiesta di un invito a cena.

Il Trendy. E’ il mio preferito ed ha ispirato questa piccola guida. L’aperitivo Trendy è frequentato da giovani: non c’è un’età precisa per definire questo stato di demenza che può colpire qualsiasi homo sapiens d’età compresa fra i sedici ed i cinquantenni. Il giovane alle 19:00, che il sole sia tramontato o meno, ha sempre un paio d’occhiali da sole alla moda; le scarpe pitonate; la cinta pitonata; il cervello pitonato; il jeans slavato; ed una camicia con collo a quattro bottoni slacciata tatticamente per mostrare che l’abbonamento al centro estetico ha avuto i suoi effetti sull’epidermide. Tutto è patinato negli aperitivi Trendy: le cameriere che generalmente indossano generosi decoltè; i tavoli trasparenti e stilizzati; le pareti tigrate (sì, mi è capitato di vederle), le chaise-longue, i cuscini giganti tinti di rosso fuoco. La musica, che musica. Un pasticcio di revial, pop e jazz diffuso solitamente a volume da discoteca e suonato persino dal vivo negli aperitivi decisamente trendy. In ogni curata playlist dell’aperitivo trendy non possono mancare i successi dei Ricchi e Poveri, Rino Gaetano e Gloria Gaynor catapultando l’ambientazione delle sette post meridiane direttamente alla fine delle serate in discoteca quando si balla sfiniti I Will Survive, Sarà Perché Ti Amo e Gianna-Gianna-Gianna. La gente però non balla. E’ tutta intenta a mettersi in fila, manco fossimo in Somalia durante l’atterraggio di un cargo della FAO, davanti al buffet. “E’ arrivata la frittata”; “C’è la pasta al forno”; “E’ uscito il puré di patate”. Nonostante siano ancora le sette post meridiane gli astanti dell’aperitivo trendy, seduti al tavolino, hanno sempre uno sguardo al tavolo del buffet che viene rifocillato ad intervalli di dieci minuti con generi alimentari sempre diversi. Il gestore del locale trendy fornisce piattini minuscoli per porre un limite alla voracità degli astanti, ma dove non può la porcellana arriva solitamente l’ingegno di affamati avventori che formano composizioni piramidali incastrando una porzione di pasta al forno tra una base di tartine al salmone ed un contorno di puré. La carta dei vini non c’è; prende il suo posto un menù di cocktail annacquati redatto appositamente per il popolo della notte. In un aperitivo Trendy il bicchiere è del tutto superfluo; mero accompagnamento di pietanze pantagrueliche e movida. Se chiedi una Tequila Sunrise ti viene servito per 12 euro uno yoga all’arancia con una goccia di Tequila; se vuoi una flute di champagne ti verrà servito, sempre per 12 euro (prezzo fisso) un piccolo di calice di una roba gasata da 2 euro a bottiglia che non sapresti se definire un derivato del Chinotto o della Fanta. Il prezzo che si paga, si sa, è per le tartine, la pasta, i pomodorini pachino, il pasticcio di patate, la mortadella. Il prezzo che si paga è per la cameriera in minigonna, la playlist da discoteca, la movida.

Poi ti capita di vedere un pezzo di velina camminare a stento su tacchi chilometrici mentre in abito da sera sgomita tra la ressa del buffet per ottenere la sua porzione di crostini al prosciutto: apodittica immagine dell’irrazionale ed affascinante bellezza del genere umano. Solo allora ti rendi conto che i dodici euro sono spesi bene.

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