Se è vero, me butto co l’elastico

Non credo proprio che Telecom finirà ai messicani e agli americani. Se è vero, giuro che me butto con l’elastico.

Parliamo ancora di Telecom. E’ l’operazione dell’anno ed è giusto che ne parli insistentemente e con i dovuti apprfondimenti dal momento che era tra le previsioni che avevo vaticinato prendendo i panni di Nostradamus. E’ da quando Tronchetti Provera prese il controllo di Telecom Italia pagando prezzi esorbitanti che attendo questo momento e così oggi non riesco a trattenere la piuma.

Facciamo un riassunto della situazione. Mr. Tronchetti Provera costituisce una società chiamata Olmpia con i soldi di Pirelli e l’aiuto degli amici Benetton, Banca Intesa, Hopa e Capitalia. Fa assumere un po’ di debiti a questa scatola e con il ricavato decide di comprare il 29,9% di un’altra scatola chiamata Olivetti, la quale controllava il 50,1% di Telecom Italia. Il prezzo implicito pagato per Olivetti implicava una valorizzazione dei titoli Telecom Italia di circa € 4,2 euro per azione. Un prezzo alto, ma Tronchetti è quasi sicuro di poter ripagare i debiti di Olimpia grazie al flusso di dividendi generato da Telecom Italia e Telecom Italia Mobile (controllata al 50% da Telecom Italia). Succede, però, che il piano finanziario elaborato nella calda estate del 2001 si rivelerà errato e decisamente troppo ottimista, tanto che i flussi di dividendi che arrivano ad Olimpia dopo esseri disperi prima tra gli azionisti di minoranza di TIM, Telecom Italia ed Olivetti, non sono sufficienti a sostenere il forte indebitamento contratto per l’acquisizione. Per mettere una toppa si contrae altro debito e si accorcia la catena di controllo incorporando Telecom Italia in Olivetti e Tim in Telecom Italia. Il risutlato finale è da una parte un gruppo più integrato e con più debiti, dall’altra un controllo di Olimpia che si diluisce al 18% di Telecom Italia per effetto delle diverse operazioni straordinarie.

Intanto Pirelli, onorando i patti di sindacato sottoscritti all’epoca con i compagni di sventura in Olimpia, si trova costretta a liquidare Hopa e le banche (Capitalia e Intesa) al prezzo di carico, salendo all’80% di una scatola, Olimpia, che vale sempre meno. Telecom Italia arriva infatti a valere poco più di 2 euro rispetto ai 4 euro pagati nel luglio 2001 ed i flussi di dividendi sono minacciati non solo da margini erosi dalla concorrenza, ma anche dall’esigenza di effettuare ingenti investimenti per la nuova infrastruttura di rete.

Che fare? Finalmente Tronchetti ammette di aver puntato sul cavallo sbagliato e decide di vendere la sua Olimpia. A quanto? Bella domanda.

Chi oggi compra Olimpia acquista una scatola indebitata con al suo interno il 18% di Telecom Italia, una quota di maggioranza relativa attualmente sufficiente per nominare la maggioranza del consiglio d’amministrazione. Ai prezzi correnti il pacchetto Olimpia vale 5,2 miliardi di euro (a cui bisogna sottrarre i debiti di circa 3 miliardi). Comrpando il 100% si spenderebbero quindi 2,2 miliardi circa valorizzando i titoli Telecom Italia a prezzi di mercato. Dal momento, però che in realtà basterebbe comprare un 66% di Olimpia per controllare Telecom, l’esborso potrebbe ridursi ulteriormente. Insomma, con un investimento molto limtiato, intorno al miliardo di euro, si potrebbe controllare una società dello spessore di Telecom Italia, importantissima nello scacchiere internazionale delle telecomunicazioni non solo per la sua posizione di leader nel ricco mercato italiano, ma anche per le succulenti prospettive di crescita di Tim Brazil.

Ci prova prima Telefonica a mettere le mani su Telecom offrendo 2,8-2,9 per azione. L’acquisizione viene però osteggiata dal presidente di Telecom Guido Rossi nonostante abbia il favore di Pirelli ed Olimpia. Si profila una soluzione tutta italiana con le banche che interverrebbero sul capitale di Olimpia e Pirelli, perciò si rispedisce l’offerta spagnola a Madrid. Le banche, però, in particolar modo Intesa e Mediobanca non riescono a mettersi d’accordo e a formulare un’offerta degna di questo nome a Tronchetti Provera, il quale si stufa e comincia a parlare con altri soggetti.

Si fanno avanti la statunitense At&t e la messicana America Moviles con un’offerta per il 66% di Olimpia che valuterebbe i titoli Telecom Italia € 2,9 per azione. Apriti cielo. La maggiore azienda di telecomunicazioni italiana che finisce oltreoceano? Prodi è incazzato nero, anche se non lo dà a vedere. Si studiano offerte alternative ed intanto il titolo Telecom Italia in borsa ha già raggiunto i 2,45 euro. L’offerta americano-messicana è senz’altro un bluff ben orchestrato per far capire a Prodi e compagni che l’italianità ha un prezzo più alto di quello offerto dalle banche italiane. Queste se adesso vogliono entrare in Telecom Italia attraverso Olimpia, e salvare la faccia di Prodi insieme all’italianità di Telecom, dovrebbero offrire come minimo 3 euro per azione ed è un prezzo giustificabile per un operatore come Telefonica che potrebbe pagare un premio alto per importanti sinergie strategiche, ma che non ha molto senso per un operatore finanziario. Si è ipotizzato allora l’intervento di un operatore europeo chiamato in terra italiana come cavaliere bianco e si guarda adesso con rammarico all’offerta di Telefonica rispedita a Madrid un mese prima.

Se io fossi un operatore estero, rastrellerei sul mercato il 29,9% di Telecom Italia: mi costerebbe circa 11 miliardi (France Telecom e DT, magari affiancati da un fondo di private equity potrebbero permetterselo) vanificando di fatto il controllo che Olimpia ha sua Telecom con il suo 18%. A quel punto l’offerta degli americani non andrebbe più in porto visto che Olimpia non disporrebbe del controllo di Telecom Italia e Tronchetti si ritroverebbe con una scatola indebitata che non controlla più neanche Telecom. Se poi fossi proprio cattivo e volessi punire Tronchetti per il reato di “lesa sovranità” (per dirla con parole bertinottiane) non distribuirei dividendi per due anni facendo andare in default Olimpia. A quel punto le banche che hanno prestato soldi ad Olimpia potrebbero escutere il pegno prendendosi titoli Telecom Italia senza neanche stare a pagare tanti premi di maggioranza.

In tutta questa vicenda non acquisterei azioni Pirelli a 0,9 dal momento che rischia di non rimedire poi troppo dalla vendita della sua quota in Olimpia. Non ordinerei neanche azioni Telecom Italia a più di € 2,4. Se un operatore industriale è disposto a pagare 2,9 per una quota di minoranza, un 17% di sconto sulle azioni di minoranza mi sembra poco. A 2,2 sarei più tranquillo. Certo che fino all’assemblea del 16 aprile la domanda per azioni Telecom sarà motlo sostenuta, perciò mi terrei azioni Telecom ordinarie fino a quella data per vedere cosa succederà

Se dovesse realizzarsi il mio scenario apocalittico che vede Olimpia perdere il controllo di Telecom Italia, si potrebbe fare una puntatina speculativa sulle azioni di risparmio che a quel punto sarebbero converite probabilmente in azioni ordinarie.

Comunque ne riparliamo il 16 aprile. Buon trading su Telecom Italia.

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