Colibrì

Wilco. Fino all’altro ieri per me non era altro che una delle tante band indipendenti di cui bisognava conoscere il nome fighetto per sentirsi parte di una comunità elitaria, cultrice dell’ermetico più che del bello . Dopo aver scaricato la loro intera discografia qualche mese fa, rimasi molto deluso delle melodie poco orecchiabili e dai testi non semplici.

L’altro ieri, chissà per quale motivo, ho ascoltato attentamente testi e melodie innamorandomene in cinque minuti. Ti invito quindi a dedicare cinque minuti al brano Hummingbird (Colibrì) che ti faccio ascoltare qui sotto (basta premere play; se leggi via RSS fai una capatina sul sito)

[audio:http://www.cyberdany.com/blog/audio/Hummingbird.mp3]

Si parte sommesamente così:

His goal in life was to be an echo
Riding alone, town after town, toll after toll

Il fine della sua vita era essere un’eco
cavalcando da solo, città dopo città, pedaggio dopo pedaggio.

Poi c’è un amore non corrisposto descritto con un’immagine di tutti i giorni e con delle fini assonanze basate sulla parola “set”

A cheap sunset on a television set can upset her
But he never could

Un tramonto da quattro soldi su un televisore poteva commuoverla, ma lui non ci è mai riucito.

E quindi una frase pronunciata improvvisamente in prima persona, un desiderio, una preghiera tenue e quasi soffocata:

Remember to remember me
Standing still in your past
Floating fast like a hummingbird

Si ricomincia con il solito schema, questa volta però con un crescendo che conclude il brano con un vigore quasi commovente.

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