“Terribile incidente”

bandiere-a.jpgGli Stati Uniti non hanno avuto nient’altro da dire per commentare l’omicidio di un agente dei nostri servizi segreti e il ferimento di un ostaggio che era stato appena liberato. Dopo due giorni ancora si brancola nel buio e non si capisce cosa sia successo in quella notte che doveva essere una notte di gioia e che si è trasformata in un lungo lutto con polemiche a seguito.

Il comportamento degli americani è inammissibile e tradisce una tracotanza che va a loro stesso discapito. Un alleato come l’Italia merita di meglio e un grave errore come quello commesso da alcuni ragazzotti venerdì non si può liquidare con la frase è stato un “Terribile incidente”.

In Italia, d’altronde, le polemiche hanno mostrato il peggio di noi ed è forse per questa mancanza di fermezza ed unità che all’estero non veniamo rispettati. La morte di Nicola Calipari è stata inevitabilmente e vergognosamente strumentalizzata per berciare “Via le truppe dall’Iraq”. Peccato che senza la nostra presenza in Iraq Giuliana Sgrena sarebbe ancora in Iraq insieme alle due Simone e agli altri ostaggi francesi (questo lo spiega bene Piero Ostellino sul Corriere). Giuliana Sgrena sabato dichiara al Corriere: “Quello degli americani non è stato un attacco premeditato” mentre il giorno dopo su SkyTg24 sposa le fantasiose tesi del compagno Scolari secondo cui gli americani volevano ucciderla “perché aveva delle informazioni”. Inutile dire che Bertinotti, e persino Fassino, si allineano a queste illazioni. Un blindato, 5 mitragliatrici automtiche contro una macchina. Se avessero voluta ucciderla, l’avrebbero fatto, o no? E poi l’avrebbero portatatoadi corsa ad operarla in una base americana se lo scopo fosse stato quello di eliminare una pericolosa fonte di informazione?

Da notare una frase di Giuliana Sgrena che invece di ripetere il vergognoso teatrino inscenato dalle due Simone dopo la loro liberazione, dichiara al Corriere: “questa storia è un fallimento delle mie convinzioni. Io in fondo sono stata rapita perché cercavo di far parlare i profughi di Falluja, e mi trovo in mano a questi, ai quali non importa nulla del fatto che sono contraria alla guerra”

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