My dear country

16848181_ec64b7f910_m.jpgLa presenza di un ectoplasma, la paura del buio e dell’ignoto. La spettralità di Halloween non è poi così spaventosa messa a confronto con l’election day che verrà tra tre giorni.

Nel suo ultimo album (Not too late) Norah Jones fa un accostamento inusuale (stavo per scrivere irrituale come Max!) tra l’inquietudine di Halloween e l’ansia che cresce durante il giorno delle presidenziali americane.

“Who knows, maybe the plans will change,
Who knows, maybe he’s not deranged”

La malinconia e la paura dell’ignoto, di come il risultato dell’elezioni cambierà il destino del suo caro paese, è quasi infantile e di un’ingenuità disarmante. Sottolineata da tutti quegli accordi minori (molto rari nei brani di Norah Jones) e messa a confronto con l’incipit iniziale su Halloween, risulta molto dolce. Chissà se il riferimento del brano è alle elezioni che hanno portato Bush al suo secondo mandato alla casa bianca, oppure al confronto politico amerciano che si terrà tra un anno ma che già accalora gli animi e riunisce un folto gruppo di pretendenti.

My dear country “I love the things that you’ve given me,
And most of all that I am free,
To have a song that I can sing,
On election day.”

Il brano lo metto qui sotto e nel player sulla colonna di destra, basta premere play per ascoltarlo.
[audio:electionday.mp3]

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Un commento su “My dear country

  1. Avete sentito parlare di patriottismo? Negli States è normale, da noi è considerato obsoleto!
    Non so bene chi ha ragione: se il patriottismo porta al bellicismo, meglio dimenticarlo, ma se ti porta ad amare il vicino anche lontano perché no? Pensiamo anche Estoni o Ciprioti, fano parte della nostra UE!

I commenti sono chiusi.

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