Gli undici di Alitalia

A rincorrere rassegne stampa, programmi d’approfondimento e tutta la crème che il sistema mediatico ci mette a disposizione, si rischia di perdersi in chiacchiere, ascoltare rumore e mancare di sostanza. Mi sono così accorto durante una soleggiata e piacevole colazione a S. Eustachio che, nonostante tutti gli articoli letti su Sole 24 Ore, Milano Finanza e Corriere, nonostante i corsivi di Mucchetti e Cisnetto, mi era totalmente estranea la manifestazione di interesse per Alitalia presentata da Porcellana Castello Spa. Il Dany-log dei bei tempi avrebbe subito scagliato qualche sarcastica osservazione.

Deciso a rimediare all’incresciosa superficialità, ho abbandonato i siti di informazione, i blog e le trasmissioni specializzate, rivolgendomi ad uno scarno comunicato del Ministero dell’Economia e delle Finanze in cui viene elencata la formazione delle 11 offerte pervenute per Alitalia. Parto da qui per un commento di sostanza su Alitalia. un commento di sostanza su Alitalia.

Cominciamo dall’aspetto più importante. I soldi: “Tutto il resto è conversazione” (come diceva il buon Gordon Gekko). Quanto serve avere nel salvadanaio per controllare Alitalia? Il governo mette in vendita una quota del 30%, che ai prezzi di borsa attuali vale 500 milioni di euro. I futuri azionisti saranno però costretti a lanciare un offerta pubblica d’acquisto sul resto delle azione portando la spesa totale a circa 1500 milioni di euro. Dal momento che è molto improbabile che qualcuno aderisca all’Opa l’esborso finale si aggirerà intorno a 500 milioni d’euro. Metà di questa cifra potrebbe essere tranquillamente finanziata da debito e rimarrebbero alla fine circa 250 milioni da mettere insieme. Inutile dire che di soggetti con queste disponibilità ne è pieno il mondo e che non si tratta di importi rilevanti. Basti pensare che Texax Pacific Group ha acquistato Qantas (compagnia aerea australiana) per 10 miliardi di euro o che, rimanendo qui in Penisola, una cordata di fondi capeggiata da Investitori Associati ha acquisito Seat Pagine Gialle per circa 3 miliardi di euro.
Si fa un gran parlare di Alitalia, ma in realtà si tratterebbe di una transazione piuttosto piccola ed insignificante per gli importi coinvolti. Ovviamente se un pezzo del trasporto italiano vale così poco oggi, bisogna ringraziare l’attuale amministratore delegato, ma tant’è.

Essendo l’importo molto basso, ci sono molti soggetti allettati dall’idea di poter mettere le mani su Alitalia e risanarla. Se dovesse andar male avranno buttato 250 milioni di euro; dovesse andar bene verrebbero insigniti con la croce d’onore e guadagnerebbero soldi a palate.

Vediamo chi sono gli undici coraggiosi riflettendoci su.

1. AP Holding (Carlo Tato)

Ap Holding è la holding di controllo di Airone, capeggiata da un costruttore di Chieti “che si è fatto da solo” e a cui nessuno è riuscito a farla. Ha trasformato una piccola scuola di volo di Pescara nel secondo operatore italiano con più di 6 milioni di passeggeri trasportati all’anno anche grazie ad una solida alleanza con i tedeschi di Lufthansa.

E’ stato considerato a lungo uno dei bastioni dell’italianità di Alitalia da contrapporre ai francesi di Air France, ma il mancato interesse di compagnie straniere per Alitalia ed il suo eccessivo avvicinamento ai tedeschi di Lufthansa gli hanno fatto perdere punti. Un’acquisizione di Alitalia da parte della holding di Airone creerebbe inoltre non pochi problemi di antitrust sulla redditizia e preziosa rotta Roma-Milano.

Nonostante le ottime capacità dimostrate, è improbabile che vada avanti, visti anche gli scontenti da parte dei dipendenti Airone. Insomma, ha una compagnia aerea che va benissimo. Chi glielo fa fare di impelagarsi in Alitalia e compromettere tutto incorrendo anche nelle ire dell’Antitrust? E’ più probabile che abbia presentato un’offerta semplicemente per dare un’occhiata ai libri di bilancio del suo concorrente.

2. Benstar-Saturn Enterprises, Ltd

E’ una società residente alle Isole Vergini dietro a cui ci potrebbe essere qualche compagnia aerea in cerca di discrezione.
Dubito che al ministero del tesoro facciano andare avanti una società delle Isole Vergini di cui non si sa nulla.

3. Fabio Scaccia (persona fisica)

Professore di materie aereonautiche all’istituto tecnico industriale ‘Don Giuseppe Morosini’ a Ferentino (Frosinone). Non ha presentato le garanzie richieste ed ha dichiarato che il suo interesse per Alitalia ha avuto una funzione puramente provocatoria. Diciamo che si è voluto fare un po’ di pubblicità e che ci è riuscito.

4. Management & Capitali S.p.a. – Cerberus European Investments, LLC -ELQ Investors, Ltd – Lefinalc S.p.a. (facente capo a Alcide Leali)

Finalmente viene fuori il vero motivo che aveva spinto il De Benedetti a riunire un po’ di suoi amici nel capitale di Management & Capitali. Ma chi c’è esattamente dietro Management & Capitali? De Benedetti (ovviamente), il fondo americano Cerberus, Goldman Sachs, Schroders Investments, Della Valle, un fondo giapponese, una finanziaria torinese, una fondazione araba, la famiglia Messina, Neri Alessandri (quello della Technogim) e Arnaldo Borghesei.
Management&Capitali ha presentato un’offerta in cordata con Cerberus, fondo di private equity americano, che ha fra le sue partecipate una società (AerCap) che si occupa della gestione finanziaria delle flotte aeree (leasing), e con la ELQ di Goldman Sachs. Soprattutto l’intervento di Cerberus potrebbe rendere molto interessante un’offerta di De Benedetti.

Qualcosa mi dice, però, che politicamente De Benedetti non sia così simpatico a Prodi e TPS. Se a ciò aggiungiamo la scarsa esperienza nel settore aviation, le sue quotazioni per la gara scendono. E’ anche vero tuttavia che Della Valle e tutta un’altra serie di imprenditori potrebbero presentare il conto al governo prodi per il sostegno ricevuto da Confindustria (è anche vero, però, che il governo ha già pagato pegno con la finanziaria che ha alleggerito non poco il costo del lavoro per gli imprenditori).

5. MatlinPatterson Global Advisers, LLC

E’ un fondo specializzato in aziende in crisi. Ha ottime referenze per aver risolto diverse missioni impossibili, ma la totale inesperienza in Italia lo rende un pretendente debole.

6. Net Present Value Spa

Società di consulenza appoggiata dal sindacato dei piloti. Sebbene vedere i dipendenti prendere il controllo dell’azienda mi divertirebbe molto, non penso proprio che il governo ceda Alitalia al sindacato che più ha contribuito, dopo Cimoli, all’attuale crisi aziendale.

7. Porcellana Castello S.p.a. – Capper-NO S.p.a.

E’ probabilmente una delle proposte più divertenti, eppure non si tratta di uno scherzo, bensì di un coraggioso passo fatto da alcuni imprenditori romagnoli della “piastrella”. Intervistati al riguardo, i protagonisti di questa cordata hanno dichiarato di possedere risorse finanziare sufficienti e di voler trasferire il loro know how imprenditoriale in Alitalia. Tutto sommato è l’unica delle offerte a provenire da imprenditori italiani puri esterni al settore aviation (gli altri sono tutti fondi di investimento oppure insider), perciò merita comunque una certa considerazione.

8. Terra Firma Investments (GP) 3, Ltd

E’ il terzo fondo di investimento di un società di private equity europea. I primi due fondi sono andati benissimo e su ogni operazione hanno investito in media circa 1,2 miliardi. L’operazione Alitalia sarebbe piuttosto piccola per loro. Da notare, che come Cerberus, tra le società in portafoglio in uno dei fondi di Terra Firma, il secondo, c’è AWAS che si occupa di leasing aereo. E’ un fenomeno, questo, da osservare da vicino.

9. Texas Pacific Group

E’ un colosso del private equity con oltre 30 miliardi di dollari. L’operazione Alitalia verrebbe perciò definita “penauts” (noccioline) dai manager di Texas Pacific. Proprio in questi giorni stanno finalizzando l’acquisizione dell’aviolinea australiana Qantas per 11 miliardi di dollari australiani (7,6 a debito, 3,4 come capitale proprio). L’operazione su Qantas ha fatto scalpore come prima vera operazione di un fondo di private equity su un vettore aereo, segno che il settore è finalmente sano e produce flussi di cassa stabili, ma potrebbe non esser l’ultima visto l’interesse dimostrato da TPG per Alitalia. Le collocazioni geografiche antipodiche rendono difficili sinergie tra Qantas e Alitalia, ma i manager di Texas Pacific Group avranno in mente sicuramente qualcosa al riguardo.

10. Unicredit

La partecipazione di Unicredit ha colto di sorpresa tutti. C’è chi dice che si presenti per conto di una compagnia aerea, chi ritiene che a Profumo sia venuto improvvisamente il pallino del private equity. Di sicuro, la sintonia del banchiere genovese con Prodi potrebbe favorire lui o colui a cui presta il nome della banca.

11. Wonders & Dreams UK, Ltd (Paolo Alazraki Group)

Attorno ad una società dalla denominazione sociale evocativa di meraviglie si riuniscono i cosiddetti “garibaldini” capeggiati da un manager milanese brutto quanto paraculo. La ricetta per curare Alitalia è il licenziamento di Cimoli, l’assunzione di altri piloti e l’apertura di nuove rotte. Avrà senz’altro l’appoggio incondizionato dei sindacati, dei quali è diventato il pupillo, ma è lungi da riscuotere simpatie nel governo a causa delle sue troppe esternazioni.

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3 commenti su “Gli undici di Alitalia

  1. Io non sarei cosi sicuro che De Benedetti abbia le quotazioni in calo, anzi…
    M&C è stata in pratica creata per questo, i suoi commenti pre-bando erano contro vincoli troppo stretti sul personale e sulla strategia e casualmente questi vincoli sono scomparsi dopo che diversi ministri di area estrema sinistra li davano per certi (Bianchi).

    Insomma io lo vedrei vincitore a prescindere del bando, se riesce ad allearsi anche con un partner industriale…gli cedono la cloche subito.

    Jak

  2. Mah… Ci sono stati un po’ di scazzi tra il gruppo editoriale di De Benedetti ed il Governo. Inoltre far vincere De Benedetti vuol dire esporsi a facili critiche di cui il governo adesso non ha affatto bisogno.

    Io continuo a dare per favorito un fondo di private equity straniero: è la soluzione che solleva meno problemi e che ha più probabilità di far del bene per Alitalia.

    Stiamo a vedere… Intanto Profumo ha confermato che Unicredit fa da prestanome.

  3. Diciamo che Repubblica si sta trasformando in organ house del futuro partito democratico e dunque malgrado le discussioni con Prodi ha buoni agganci con Rutelli e Veltroni (il futuro imperatore del centrosinistra).

    Questo governo mi sembra che delle possibili critiche se ne freghi altamente, non si spiegherebbe altrimenti perchè imporre Bassanini vicepresidente della CDP, per ripagarlo della non elezione, malgrado la moglie sia un ministro di questo governo (i conflitti di interesse valgono per padri e figli, ma si vede non ci sono fra moglie e marito).

    Una soluzione italiana permetterebbe di gestire possibili problemi occupazionali con più discrezione, magari dando altre contropartite al vincitore dell’asta.
    Se vincesse un fondo estero, dubito che questi accordi sottobanco si possano tranquillamente fare.
    Jak

I commenti sono chiusi.

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